Magie barocche, il festival Internazionale del Val di Noto 2016 ormai giunto al suo ottavo appuntamento, ha proposto ieri sera, sempre nell’incantevole scenario dell’auditorium di palazzo Biscari, una convincente esecuzione del Quartetto Aetna (violino primo Marcello Spina, violino secondo Alessio Nicosia, viola Gaetano Adorno, violoncelli Alessandro Longo, Benedetto Munzone), una formazione che ha già al suo attivo numerose esibizioni con l’obiettivo primario della diffusione della musica da camera e in particolar modo della letteratura quartettistica…

Il programma prevedeva come sua chicca, insieme all’Arte della Fuga di Bach e al concerto per pianoforte e orchestra in la maggiore n.12 KV 414 di Mozart, un quintetto per archi (op. 10, n.4 G 268) di Luigi Boccherini. E si è trattato di un omaggio al piacere della divagazione armonica e tematica, come nelle intenzioni più profonde di un musicista che, nell’epoca che vide la nascita e la morte del genio di Mozart e la lunga supremazia di Haydn come punto di riferimento del nascente Classicismo, ha incarnato la tradizione italiana settecentesca, che vedeva il musicista come sintesi tra le figure del compositore e dello strumentista.

I musicisti hanno reso appieno l’eloquio fluido e accattivante che era nelle intenzioni dell’autore,che usa la struttura del quintetto con due violoncelli come un mezzo per creare musica magnifica e un pieno coinvolgimento dell’ascoltatore.

Dunque musica colma di grazia e di melodie, che stimolano alla danza e al canto, ieri a Magie barocche: un effetto dovuto alla scelta di Boccherini di ripetere una frase tre volte – laddove i suoi maggiori contemporanei si limitavano a due affinché l’effetto di immersione fosse totale.

Ottima quindi la resa di un’invenzione tematica sempre originale e della grande ricchezza e fluidità di movenze melodiche estremamente fini e graziose di questo quintetto del grande musicista, che oggi ci appare come uno dei creatori della musica classica italiana da camera e precursore del moderno stile sinfonico e sonatistico

E pensare che Boccherini dovette aspettare oltre la Seconda Guerra Mondiale perché la sua musica fosse pienamente apprezzata e goduta. Ma forse è sorte comune a tutti i grandi geni…

Silvana La Porta