Grande bacchetta e grande musica in programma per lo spettacolo di Pasqua della Stagione sinfonica al Teatro Massimo Bellini. Sul podio si è esibito il famoso direttore d’orchestra americano J. David Jackson, Premio Pulitzer nel 2000,  a dirigere un capolavoro assoluto della musica sacra, un’opera imponente e di grande impatto emotivo, il Messiah di Georg Friedrich Händel…

Oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra, fu composto nel 1741 e la prima rappresentazione avvenne a Dublino il 13 aprile 1742. Un’opera corposa, composta dal geniale musicista con la sua solita e proverbiale “fretta”, ansioso com’era di accendere le passioni del pubblico e accattivarsene le simpatie.

E sul pubblico di oggi, ci chiedevamo prima dell’esecuzione (dinanzi a un teatro gremito e pronto alla lunga prima esecuzione integrale che si annunciava in tre parti con due intervalli), quale sarà l’effetto?

Convincente, possiamo con certezza rispondere adesso, dopo un’esecuzione dominata dalla bravura del direttore, che col suo piglio e la sua profondità di lettura della partitura, ha saputo imprimere ai cantanti e all’orchestra il giusto tono e la giusta atmosfera. Il Messiah del Bellini si è dunque svelato vario, armonico, affascinante nel gioco plurimo delle voci, tra le quali (Elena de la Merced soprano, Mary Phillips contralto, Elgan Thomas tenore, Miquel Ramon basso), tutte di buon livello, un plauso merita quella del tenore Elgan Llyr Thomas, chiara e dotata di ricchi armonici.

Un’ottima interpretazione quella catanese per la pulizia dell’approccio, la resa teatrale del testo e appropriatezza musicale: uno stile che mai ha rischiato di apparire enfatico, con tempi vivaci e,  aspetto lodevole, una certa ricerca di rotondità nell’esecuzione vocale che ha reso giustizia alla vocalità all’italiana cui l’oratorio di Handel è ampiamente debitore.

Insomma anche a Catania, come ai tempi del musicista, dove ogni sua opera costituiva un vero e proprio evento, la lettura del Messiah è stata convincente, con una esemplare ricchezza di contrasti, sfumature e colore, merito anche del coro istruito dallo scozzese Ross Craigmile e dell’orchestra del Massimo che ha fatto il suo dovere, sostenendo il bravo tiorbista Silvio Natoli.

Grande entusiasmo per il bis dell’Halleluiah che davvero ha elevato alla gloria del cielo i soddisfatti ascoltatori. E dopo l’ascolto di tale divina musica è stata sicuramente una Pasqua di resurrezione più bella.

Silvana La Porta