http://www.citycomputerservice.it/news/images/privacy.jpgMicrosoft ha dato comunicazione che da ora conserverà i dati degli utenti per non più di sei mesi, e non 18, come suggerito dalla “Commissione articolo 29”, il consesso che a Bruxelles riunisce i garanti della protezione dati della Ue. (da lastampa.it)


 

Microsoft ha dato comunicazione che da ora conserverà i dati degli utenti per non più di sei mesi, e non 18, come suggerito dalla “Commissione articolo 29”, il consesso che a Bruxelles riunisce i garanti della protezione dati della Ue.

 

Consultato sulla questione, aveva anche consigliato di introdurre un anonimato completo e irreversibile dei dati conservati dai motori di ricerca, cosa che, secondo i fornitori dei servizi, serve a renderli più appetibili alle aziende di pubblicità. Il cambiamento avverrà nei prossimi dodici mesi e sarà valido per tutti gli utenti, non solo gli europei.

Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy (Iip), commenta favorevolmente la decisione: «Microsoft ha finalmente deciso di anticipare gli altri operatori e seguire la strada virtuosa indicata dal Gruppo di Lavoro dei Garanti Europei (Article 29). Ha ridotto sensibilmente i tempi di conservazione di dati personali di Bing, il suo motore di ricerca».

«Tali dati, che possono rivelarsi personali e sensibilissimi, permettono, analizzando quello che ognuno di noi cerca ogni giorno sul web, di risalire ai nostri gusti, alle patologie di cui soffriamo, alle nostre convinzioni politiche, alla nostra fede e a tanto altro. Come l’Iip ha già avuto modo di affermare in passato -ricorda Bolognini- è bene che queste informazioni siano cancellate o rese assolutamente anonime nel più breve tempo possibile. La tempistica non è la sola novità. Nel caso di Bing, infatti, al termine dei sei mesi i dati verranno anonimizzati con una tecnica che non consentirà in alcun modo di ’tornare indietrò e ri-conoscere l’utente. Si potrà parlare finalmente di effettiva cancellazione dei dati personali».

«Come Iip confidiamo nel fatto che l’esempio di Microsoft smuova il mercato verso un approccio più amico della privacy e che altri operatori seguano Microsoft su questa strada. Trattare i dati personali di chi naviga è indispensabile per il funzionamento tecnico di un motore di ricerca, ma non dimentichiamo che lo è anche per fare pubblicità e quindi per guadagnarci: ci sono interessi in gioco, e questi interessi devono rispettare gli utenti web, per non perderne la fiducia», conclude Bolognini. (da lastampa.it)