Dalle Bolle blu al soul, la voce simbolo d’Italia vive nascosta dal 1978. Il figlio Massimiliano: «Non ho mai visto una persona così libera, non le interessano potere, denaro, vestiti» (da www.lastampa.it)

MARINELLA VENEGONI
LUGANO

Nella consueta riservatezza (che sarebbe improprio definire mistero, visti e uditi gli indubbi segni della sua presenza) oggi Mina compie 70 anni tondi. Si scopre che l’anniversario fatidico viene ricordato, celebrato e discusso dalle Alpi a Capo Passero. Ma il figlio Massimiliano Pani ha rivelato al TG1 che festeggiare i compleanni non è vizio di famiglia, anche se nemmeno sotto tortura si è allargato ai risvolti di tale abitudine; ha fatto capire però che la più grande artista italiana ha accolto con sorpresa il grande can can che in fondo è solo segno di affetto indiscriminato. Non debbono essere giorni facili neanche per lui, che cerca educatamente di sottrarsi al ruolo di grimaldello umano: e se si schioda, è solo per offrire spunti poco visitati nella visione complessiva della celeberrima mamma, con la quale lavora da sempre dietro le quinte.

Fa notare la considerazione internazionale verso Mina, che la rende un esempio raro. Non solo le colleghe avvolte di leggenda, Barbra Streisand o la stessa Aretha Franklin (nata il 25 marzo come lei) la apprezzano: artisti di rilievo sparsi ai quattro angoli del mondo, le riconoscono impensate primogeniture nella complessità del campo musicale: «Mina mai è stata in Brasile eppure Chico Buarque dice che è una delle più grandi interpreti di bossanova. Kenny Barron, pianista jazz della vecchia scuola, ha detto che è la miglior cantante jazz». Dall’Argentina, ci si ricorda che gli unici episodi di tango cantato di Piazzolla sono stati con Mina; Almodovar, che la adora, giura che nessuno come lei sa fare il bolero. Eppure Mina non viaggia, dai tempi della giovinezza: come un Salgari delle sette note, ha messo il proprio talento al servizio della voglia di capire le culture più disparate, per farle proprie attraverso il canto.

Ancora: «Mina è una delle poche cantanti al mondo che ha mille canzoni di discografia nella prima versione». Dalle Bolle Blu ai Canti Gregoriani, dal jazz al melodramma, è quasi impossibile starle dietro: «Non si è specializzata se non nello specializzarsi, nel capire e trasferire nella sua voce. Ma la voce non basta: ci vuole intelligenza, cultura».

Emerge qualche ricordo bambino di Mina mamma: «Lei lavorava tantissimo: quando nel ’72 ha terminato Milleluci, l’ultimo programma, aveva solo 32 anni. Io stavo con i nonni, e quando lei c’era, era in tutt’altra veste, privata. La prima volta che l’ho vista dal vivo avevo 15 anni, alla Bussola per il suo addio: sono rimasto sconvolto da ciò che era successo là, con la gente che non smetteva di applaudire. Ho realizzato solo dopo che vivere a Lugano è stato utile e sano, per la mia igiene mentale, per darmi un’assoluta normalità. Sono cresciuto in una città di 100 mila abitanti dov’ero come tutti gli altri a scuola».

In quella casa della quieta Lugano, la musica era un destino. Niente conservatorio però («fai almeno il liceo»), solo lezioni private, da professori e dalla mamma poi: «Imparare questo lavoro da Mina è stata la vera fortuna. In tutte le arti se vedi lavorare una con marcia in più impari tantissimo». Un percorso che si è solo a tratti trasformato in confronto: «Ha sempre ben chiaro dove vuole arrivare, senza ansie. Ha in mano la direzione, ma tratta tutti con rispetto, ti mette a suo agio. Scherza pochissimo se c’è da far sul serio, poi ha grande sense of humour. E’ poco autoreferenziale, ma rigorosissima».

Mai una discussione di lavoro («io sono un prestatore d’opera, costruiamo una casa e lei è l’architetto») e non ha niente di cui lamentarsi, Pani: «Come figlio sono innamorato perso di lei, ho avuto una mamma talmente intelligente da darmi a lungo unicamente il ruolo di mamma. Benedetta ed io siamo cresciuti appunto in un ambiente neutro, con una forte visione della vita, con un capobranco. E non ho mai visto una persona così libera: non le piacciono i potenti né il potere, non le importa del denaro, dei vestiti, dei gioielli. Ho cercato di imparare da lei ma anche da papà Corrado: anche lui molto libero, che mi ha insegnato la non sudditanza dalle cose del mondo. Materia da intellettuale vero, senza spocchia». Anche Massimiliano è un disco (o uno spettacolo) ben riuscito.