Molti prof iniziano a invidiare gli Ata di Aldo Domenico Ficara (da Latecnicadellascuola)

 

23/02/2014

Arrivano nelle redazioni dei quotidiani, nei commenti dei social networks, nelle discussioni tra colleghi allarmanti riflessioni sull’attività lavorativa degli insegnanti, una categoria che anagraficamente parlando anno dopo anno si sta facendo sempre più vecchia

Ad avvalorare questa tesi citiamo lo stralcio di un articolo pubblicato su Repubblica.it che dice: “Gli ultimi dati forniti dall’Ocse nel rapporto Education at a glance 2013 non lasciano spazio a molti dubbi. Le aule italiane ospitano gli insegnanti più canuti dei 32 paesi censiti dall’Ocse. Un vero e proprio record che, se non interverranno modifiche alla legge Fornero, sarà difficile strappare al Belpaese anche nei prossimi anni. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in Italia nel 2011 62 insegnanti su cento avevano già festeggiato i 50 anni, mentre i giovani docenti in cattedra erano una rarità: appena lo 0,27 per cento. In altre parole, 27 su mille “.
Tutti questi insegnanti over 50 devono far fronte, di anno in anno, a carichi lavorativi sempre maggiori, che sono indispensabili al buon andamento organizzativo delle nostre scuole. Tutto ciò sta creando curiose attenzioni verso le mansioni lavorative del personale ATA. A dimostrazione di quanto detto si riporta un post pubblicato nella rubrica della Tecnica della Scuola “ I lettori ci scrivono “ (): “Ad aprile compirò 62 anni. Non ne posso più di: carichi di lavoro in continuo aumento, burocrazia sempre più opprimente, moduli BES, DSA, verbali, contratto bloccato da 8 anni, scatti compresi, riforme continue e calate dall`alto, tagli indiscriminati, prospettive di aumento a 24 ore a parità di stipendio, introduzione del «merito» sulla base di fumosi criteri. Chiedo all`onorevole Renzi e al neoministro Giannini di poter passare gli ultimi 4, lunghissimi anni che mi mancano alla pensione svolgendo le mansioni di: addetta alle pulizie, alle fotocopie o al centralino“.
Forse il nuovo che avanza dovrebbe trovare la formula migliore per ridare le giuste motivazioni a una categoria professionale depredata del suo vero ruolo istituzionale: la trasmissione del sapere.