NAPOLI, GRADUATORIE TRUCCATE…(DA Il mattino)

art.da Il Mattino

Leandro Del Gaudio Ci sono anche ventisei capi d’istituto, tra presidi e direttori didattici, indagati nell’inchiesta sulla scalata alle graduatorie per una cattedra di insegnante. Non avrebbero verificato la correttezza e la veridicità dei certificati presentati dai professori di volta in volta assunti, prendendo per oro colato tutto ciò che veniva attestato nei curricula dei singoli docenti. Non solo: stando alle indagini della Guardia di Finanza, presidi e direttori avrebbero commesso anche un altro passo falso: pur avendo scoperto irregolarità nelle domande presentate nelle proprie segreterie si sarebbero guardati bene dall’avvertire l’autorità giudiziaria. Denuncia dettagliata, due accuse mosse nei confronti di presidi, direttori e funzionari di segreterie di una decina di istituti superiori: omissioni in atto d’ufficio e mancata denuncia all’autorità. Inchiesta sulle graduatorie di insegnanti, c’è uno scatto in avanti: ci sono un’altra settantina di indagati, tra cui ventisei dirigenti di istituto; il resto della pattuglia di denunciati – oltre una quarantina di iscritti nel registro di indagati – è costituita per lo più da docenti che avevano provato a fare il grande salto (illegale) verso la sospirata cattedra. Numeri che si aggiungono a quanto accertato nei mesi scorsi dalla Procura, che avevano puntato l’indice – è cronaca dello scorso autunno – contro una trentina di aspiranti docenti. Inchiesta al fotofinish, indaga il pool mani pulite dell’aggiunto Francesco Greco con il pm Giancarlo Novelli. Sott’inchiesta anche un funzionario del Provveditorato, da qualche mese in cella per alcuni accessi illegali ai sistemi informatici. Decisivi i riscontri ricavati dalle indagini del comando provinciale della Guardia di Finanza del generale Giovanni Mainolfi e dal gruppo tutela spesa pubblica. Al centro delle indagini l’anno 2007-2008, quando si sarebbe messa in moto un’organizzazione su più livelli. Un «disegno truffaldino», per usare le parole degli investigatori, che aveva il perno in un ufficio di via Ponte della Maddalena: in cambio di soldi – è questo l’assunto dell’inchiesta – era riuscito a garantire punti agli aspiranti docenti. In che modo? Usando due espedienti: uno telematico, con accessi abusivi al sistema informatico della direzione scolastica regionale; l’altro meno sofisticato, ma altrettanto efficace: il funzionario sapeva come costruire certificati ricchi di particolari, che venivano resi a docenti complici (probabilmente) in cambio di soldi. Poi, il resto è facile da immaginare: il certificato fasullo finiva sulla scrivania di presidi e dirigenti dei singoli istituti, che in cambio stipulavano contratti di supplenza. Un sistema virtuoso: con il falso certificato o con la manomissione informatica era più facile strappare una supplenza, che a sua volta produceva punti in graduatoria. Un piccolo esercito sotto inchiesta, grazie alla ricostruzione compiuta sulle tracce informatiche e sull’analisi dei certificati consegnati «brevi manu» dai docenti finiti sotto inchiesta. Truffa, falso, corruzione, accessi abusivi al sistema informatico. Si parte da ipotesi residuali, poi via via gli inquirenti scoprono anche il profumo dei soldi. Decisivo in questo senso il racconto di due testimoni. Due donne. Una docente e una impiegata: entrambe hanno confessato di aver pagato, di aver versato soldi per una corsia privilegiata verso un posto fisso. Storie diverse, che coincidono in alcuni punti decisivi: fino a seimila euro per fare il grande salto, per mettere la freccia e scalare la classifica. Inchiesta tutt’altro che chiusa: in cella il presunto organizzatore della truffa, con oltre centoquaranta indagati, si lavora a ritroso, per stabilire collusioni o eventuali illeciti consumati anche negli anni precedenti