Nel mercato musicale e in quello del cinema da casa, il nastro magnetico è solo un pallido ricordo. Ma nel mondo digitale, per la memorizzazione di grandi quantità di dati, si tratta ancor oggi di un supporto molto utilizzato, in alcune realtà addirittura irrinunciabile. Al punto che aziende di primo piano come IBM e Fujifilm assicurano: il suo tramonto è ancora lontano.(da nbtimes.it)

 

Nel mercato musicale e in quello del cinema da casa, il nastro magnetico è solo un pallido ricordo. Ma nel mondo digitale, per la memorizzazione di grandi quantità di dati, si tratta ancor oggi di un supporto molto utilizzato, in alcune realtà addirittura irrinunciabile. Al punto che aziende di primo piano come IBM e Fujifilm assicurano: il suo tramonto è ancora lontano.

Alcuni ricercatori dei laboratori IBM di Zurigo lavorano da tempo in collaborazione con i colleghi giapponesi di Fujifilm ad un nuovo materiale da impiegare nella produzione di nastri magnetici, utilizzabili con un’innovativa tecnologia di lettura. Il risultato del loro lavoro – un nastro chiamato dual coat basato sull’utilizzo di particelle di ferrite di bario – è la possibilità di stipare 29,5 miliardi di bit in un pollice quadrato, che in termini pratici significa poter memorizzare circa 35 terabyte di dati non compressi in una cartuccia-nastro.

L’aumento della densità dei dati memorizzati su nastro comporta una maggiore difficoltà di lettura delle informazioni medesime e proprio per questo motivo sono state messe a punto nuove metodologie per la ricerca e la lettura dei dati, unitamente a nuove soluzioni per attenuare l’attrito generato dai gruppi testina durante le operazioni di scrittura e lettura.

Chi conosce l’argomento sa che un hard disk consente di memorizzare dati con una maggiore densità e assicura una lettura più rapida. Tuttavia è necessario considerare che in una cartuccia è possibile avere centinaia di metri di nastro e quindi è possibile disporre di una superficie maggiore di quella offerta da un hard disk. Ne consegue che, come spiega Evangelos Eleftheriou di IBM, in uno spazio volumetrico paragonabile a quello di un hard disk, con una cartuccia-nastro è possibile memorizzare una maggiore quantità di dati.

Il vantaggio è anche economico ed è immediatamente rilevabile calcolando il costo per gigabyte. Eleftheriou osserva infatti che, a fronte del costo variabile tra i 3 e i 20 dollari per gigabyte su dischi a stato solido, registrare dati su nastro può costare meno di un centesimo di dollaro a gigabyte.

Con simili presupposti, la tecnica di memorizzazione delle informazioni su nastro magnetico non può che prosperare, almeno nelle realtà in cui è necessario immagazzinare quantità di dati considerevoli come i backup di dati aziendali, che non richiedono un frequente accesso all’informazione presente sul supporto.

La nuova tecnologia sviluppata da IBM e Fujitsu, che potrebbe arrivare a metà decennio, sembra dunque destinata a garantire al nastro magnetico un long playing, almeno nel senso di una vita ancora lunga.(da nbtimes.it)

Dario Bonacina