e poi: 1) lo specchio deve essere FEDELE, non deformante, opaco, parziale; 2) di per sé guardare l’immagine allo specchio NON modifica la realtà.

[Nessuno è mai cresciuto guardandosi allo specchio]

La scuola si guarda allo specchio per crescere

di Elena Ugolini – Avvenire – 11 febbraio – pag. 3

Ieri tutti i dirigenti scolastici italiani hanno ricevuto la password per poter compilare un questionario online che chiede di fornire alcune informazioni sulla loro scuola. Le domande riguardano il modo in cui è organizzata la progettazione e la valutazione didattica, il lavoro tra docenti, il rapporto con le famiglie e il territorio, le attività per il recupero, il potenziamento, l’alternanza scuola-lavoro, l’orientamento e le azioni per realizzare un raccordo con gli altri livelli di scuola, l’università e il mondo del lavoro. Alla fine di marzo queste informazioni verranno restituite alle scuole con un benchmark (un parametro di riferimento) che consentirà di paragonare i propri dati con quelli degli altri istituti. All’interno della piattaforma compariranno molti altri elementi in possesso del Ministero, dell’Invalsi e di altre banche date nazionali: il tasso di assenze dei docenti, l’indice di turn over, i risultati scolastici dei propri studenti, quelli delle prove standardizzate Invalsi, i dati sull’inserimento in università e nel mondo del lavoro. Lo scopo è che ogni scuola possa avere a disposizione un quadro complessivo che le permetta di riflettere sui propri punti di forza e di debolezza, per capire come migliorare. Il cuore del rapporto, che ogni scuola pubblicherà a luglio 2015, sono gli esiti degli studenti, cioè il valore aggiunto che è in grado di dare in termini di crescita umana, culturale, professionale dei propri allievi.

Si tratta di un cambiamento di prospettiva importante. Poche settimane fa un mio studente mi faceva osservare che siamo fatti in modo strano: per guardarci e scoprire le fattezze del nostro viso dobbiamo specchiarci, dobbiamo guardare fuori di noi. Per le organizzazioni umane non è diverso. Solo attraverso un paragone esterno è possibile capire a che punto si è, ma senza sapere dove si vuole andare ogni indicazione è superflua. Per questo alla fine del rapporto di autovalutazione ogni scuola sarà chiamata a indicare in modo chiaro e semplice quali sono le sue priorità strategiche rispetto ai risultati degli studenti e, solo conseguentemente, quali sono gli obiettivi da raggiungere rispetto ai processi. Per alcuni è troppo poco: avrebbero voluto che i nuclei di valutazione esterna coordinati dagli ispettori che dal prossimo anno cominceranno a visitare le scuole entrassero da subito nelle 8.300 scuole statali e nelle 1.000 scuole paritarie; per alcuni, invece si sta chiedendo “troppo” a dirigenti e docenti sommersi dagli impegni quotidiani. Ma senza avere dei dati sul proprio lavoro e senza chiarire dove si vuole andare, come è possibile guidare un’organizzazione complessa come la scuola? I nostri studenti non possono aspettare che si creino le condizioni perché cambi la scuola italiana “in generale”; i nostri figli hanno bisogno, da subito, che la loro scuola, quella in cui vanno tutte le mattine, migliori. E l’avvio del sistema nazionale di valutazione può essere un’occasione perché questo accada.

http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Dialogo%20tra%20i%20banchi/La%20scuola%20si%20guarda%20allo%20specchio%20per%20crescere_20150211.aspx?rubrica=Dialogo+tra+i+banchi

http://www.foe.it/Resource/Ugoval_2.pdf