Lingua e nuova didattica è il periodico di linguistica applicata e di glottodidattica a cura di Lingua e Nuova Didattica – LEND…Vi proponiamo alcuni estratti di un articolo della collega Marina Bertino che racconta un’esperienza di Teatro in lingua: Niklas der Fisch, breve opera subacquea…

 


http://www.lend.it/la-rivista.html

Lingua e nuova didattica è il periodico di linguistica applicata e di glottodidattica a cura di Lingua e Nuova Didattica – LEND

 

Lend 2 Aprile 2011 Anno XL

 

Marina Bertino

Teatro in lingua: Niklas der Fisch, breve opera subacquea

1 – Introduzione

 

Nell’estate del 2005, durante la Internationale Deutschlehrertagung (il convegno internazionale per docenti di tedesco) a Graz, un collega indiano in un seminario sulla Drama Education ci mostrò un video creato insieme ai suoi alunni. Come in un musical “bollywoodiano”, i ragazzi in costumi indiani color  arancio interpretavano in tedesco, con molta efficacia, un poema epico indiano. La lingua straniera veniva concepita in questo modo come trasmissione delle proprie radici: ossia come luogo d’incontro. Durante la formazione in ambito teatrale avevo già sperimentato la narrazione in altre lingue, riflettendo sempre sulle influenze reciproche fra la lingua e la “trasmissione-interpretazione” del pensiero. Mi venne in mente che, di sicuro, la creazione collettiva di un testo teatrale a partire da una delle leggende popolari di cui è ricca la Sicilia avrebbe contribuito a sviluppare aspetti cognitivi, sociali, emotivi da non sottovalutare nell’apprendimento di una lingua straniera.

 

(…)

 

3 – Il concorso: Mit Deutsch auf die Bühne! (Col tedesco in scena)

 

In Sud-Italia il tedesco viene spesso proposto come terza lingua straniera, e a volte i gruppi classe sono formati da 8-12 alunni che “eroicamente” hanno scelto il tedesco in alternativa allo spagnolo (concorrenza impari tra una lingua germanica e l’altra neolatina! N.d.A.). Nella precarietà che contraddistingue la formazione di queste cattedre, non è sempre facile partecipare a progetti extrascolastici. Il concorso Deutsch auf die Bühne! viene proposto ogni anno in Italia dal Goethe Institut di Torino ed è organizzato all’interno del festival europeo teatrale giovanile Lingue in Scena! Langues en Scène! Sprachen in Szene!. Possono partecipare classi con discenti di lingua tedesca da tutto il territorio nazionale; l’età dei partecipanti è compresa tra i 15 e i 19 anni. Il gruppo deve essere composto da massimo 15 persone e il pezzo teatrale deve durare circa 30 minuti. Abbiamo usato questo concorso come pretesto per organizzare un laboratorio teatrale con  obiettivi educativo-didattici ben precisi: sviluppare competenze linguistiche e teatrali, quali l’approccio critico con il mondo del teatro ora dalla prospettiva dell’interprete e ora da quello pubblico. La commissione del concorso avrebbe scelto la pièce migliore secondo i seguenti criteri: creatività, originalità, competenza linguistica, competenza rappresentativo-teatrale, regia, scenografia, e messa in scena.  Propedeutico per la partecipazione al VII concorso nazionale è stato il Workshop per docenti di tedesco Theatermethoden im DaF-Unterricht, organizzato nell’Ottobre 2006 dal Goethe-Institut di Torino e condotto da Alice Herberger e Sigrid Unterstab . Così ho avuto l’opportunità di arricchire la mia personale esperienza in campo di formazione teatrale, che avevo già curato negli anni seguendo corsi secondo i metodi di Grotowski, Boal, Shintaido e del Living Theatre.

 

Il gruppo teatrale formato nell’IISS De Nicola (San Giovanni La Punta – CT) era composto da 13 partecipanti dell’indirizzo turistico (livello conoscenza del tedesco A1-A2), e cioè sette ragazze e tre ragazzi come attori e tre alunne per le scenografie. Il laboratorio ha avuto una cadenza di una o due volte la settimana a partire dal novembre 2006 fino al maggio 2007, per un totale di 80 ore. Assistente alla regia è stata Magda Brudziak di Berlino, che col gruppo parlava solo in tedesco.

 

Per partecipare al concorso sono state scelte solo sette scuole; alla fine il vincitore del concorso è risultato il nostro gruppo di Catania, con il pezzo teatrale “Niklas der Fisch, breve opera subacquea. Come premio la pièce è stata messa in scena dal nostro gruppo al festival internazionale Lingue in scena, organizzato sempre a Torino dal 14 al 18 maggio 2007, in rappresentanza dell’Italia. Inoltre abbiamo partecipato sempre come premio anche ad un workshop sulla Commedia dell’Arte, molto accurato e a contrasto col nostro teatro.

Il conseguimento di questo risultato è stato per noi ovviamente un grande riconoscimento del tentativo di rappresentazione in lingua straniera di una leggenda della nostra cultura. Desidero descrivere qui di seguito i momenti più importanti di questo lungo e condiviso processo laboratoriale artistico-creativo.

 

4 – L’idea della leggenda nel nostro laboratorio

 

Fin dall’inizio era importante dare un’alta misura di responsabilità ai partecipanti, affinché ogni decisione fosse condivisa; una rappresentazione per noi poteva riuscire solo da un lavoro comune con tanto di auto-responsabilità e cooperazione tra i singoli partecipanti. Per sollecitare la cooperazione ci siamo fatti ispirare da Marco Baliani. Nel suo libro Pinocchio Nero racconta del suo gruppo teatrale, formato da 20 ragazzi degli slums di Nairobi, a cui viene proposto di reinterpretare  e ricontestualizzare il Pinocchio di Carlo Collodi; il gruppo lavora unito e con la stessa enfasi di una squadra di pallone:

Come nel gioco del calcio si è squadra solo quando si riesce a sentire che ognuno è al servizio degli altri, che senza l’altro non ce la puoi fare, l’opposto del teatro che insegnano nelle nostre accademie e scuole dove si punta tutto sull’interpretazione individuale, sull’accanimento a emergere, a sgomitare contro l’altro pur di eccellere e farsi vedere. (Baliani 2005: 60)

 

Partendo dalla figura dell’uomo-pesce, che emerge in fiabe e leggende di diverse culture, così come dal tema della metamorfosi, il nostro laboratorio si è sviluppato in 7 fasi:

 

  • Riflessione sul testo Colapesce.
  • Generazione d’idee di scena e rielaborazione del testo in forma di dramma,
  • Elaborazione del testo di teatro di narrazione in tedesco;
  • Lavoro sull’espressione corporea e sulla voce;
  • Lavoro sulle competenze narrative e rappresentative, anche canore;
  • Rappresentazione del pezzo;
  • Produzione di un adattamento video del pezzo di teatro di narrazione.

 

 

4.1 – Dalla leggenda di Colapesce al pezzo di teatro di narrazione con impegno sociale

 

Di Cola Pesce esistono varie versioni, noi abbiamo utilizzato la versione di Messina contenuta nelle Fiabe italiane di Italo Calvino. Per lo spettacolo abbiamo usato la traduzione in tedesco contenuta nei Sizilianische Märchen di Lisa Rüdiger.

 

Abbiamo mescolato la versione “messinese” raccolta da Calvino con quella di Catania (consultabile sul sito http://free.imd.it/Colapesce/Cola-Chiera/ColaCatania.htm), il tutto ambientato alla corte siciliana dell’imperatore Federico II, così come riferito in una delle versioni del Pitrè.

 

In una prima fase abbiamo lavorato molto sull’idea che ognuno di noi aveva della leggenda, interpretando solo tramite espressione corporea o con suoni i personaggi e i singoli elementi della storia: il mare, la tempesta, i pesci, il mostro marino. Nella rappresentazione di Storie si può inserire la figura di un narratore e si può anche rinunciare alle unità aristoteliche di tempo e spazio, muovendosi liberamente fra il passato e il presente (cfr. Baliani 2005). Ci è sembrato importante fin dall’inizio del progetto spiegare ai partecipanti perché avevamo scelto la forma del teatro di narrazione. Abbiamo scelto prima di narrare nella rappresentazione e poi di rappresentare il narrato, in modo da far confluire insieme diverse modalità percettive sia negli interpreti che negli spettatori, rendendo anche, in questo modo, partecipanti attivi gli alunni. Quando s’interpreta o si mette in scena una fiaba o una leggenda in lingua straniera, ci si può sentire più liberi di usare strutture linguistiche semplici rispetto all’interpretazione nella propria lingua – a chi non è capitato di dover raccontare una storia locale a degli stranieri nella loro lingua, semplificando e contemporaneamente rendendo il più possibile più efficace il proprio bagaglio linguistico.

 

La lingua straniera in questo caso ha la funzione di maschera, esattamente nel senso espresso dalle parole di Gilbert in The Critic as Artist di Oscar Wilde: «Man is least himself when he talks in his own person. Give him a mask, and he will tell you the truth» (Wilde 1913: 185). Il processo creativo di trasformare un testo in prosa in un testo drammatico e insieme narrativo, introducendo anche idee proprie, è stato senza dubbio un’esperienza importante.

 

Man mano che ci lavoravamo si palesava ai ragazzi l’essenza di questa leggenda nei suoi significati archetipici. Il nostro primo incontro cominciò con un brainstorming. Al centro della lavagna (foto?) stava il titolo della leggenda COLA PESCE.  A proposito del titolo in seguito ci siamo anche confrontati su quale sarebbe stata la migliore traduzione per il titolo in tedesco, siamo passati da «Cola der Taucher» (= Cola il tuffatore) al definitivo «Niklas der Fisch» (Niklas il pesce), che abbiamo scelto per via del suo suono. Dalle libere associazioni del braistorming vennero fuori elementi e persone, in parte anche inventati e non presenti fra i personaggi canonici della leggenda, i quali divennero in seguito importanti per il testo teatrale: Meer, Schiff, Krone, Strand, Mutter, Kind, König, Königstochter, Hofschiffer (Mare, Nave, Corona, Spiaggia, Madre, Bambino, Re, Figlia del Re, Marinai di Corte).

 

Per iscritto ogni alunno poi doveva analizzare in forma schematica i singoli personaggi e dalla rielaborazione di queste diverse analisi schematiche furono assegnate le parti, anche in forma doppia:

 

Niklas, la personificazione dei pensieri di Niklas sul diritto e il dovere (Pflicht und Recht), la madre africana (afrikanische Mutter), i tre giullari di corte (die drei Hofnarren): Tulpino, Tulpina und Tulpe, il re (der König) Friedrich II, la figlia del re (die Königstochter) Margherita von Sizilien, un marinaio di corte arabo e uno normanno (ein arabischer und ein normannischer Hofschiffer), dame di corte (Hofdamen), la narratrice (die Erzählerin) interpretata da una donna subacquea  (Taucherin). Infatti tutta la storia nel pezzo teatrale viene raccontata da una donna dei giorni nostri:

 

Una donna sub nuota nell’oscurità del mare (= il pubblico nel buio). Risale dall’acqua alla terraferma (= sul palcoscenico). In mano ha un’anfora. Dall’anfora estrae un rotolo di pergamena e legge ad alta voce la storia di Colapesce. (Es war einmal….)

 

Inoltre abbiamo inserito delle citazioni letterarie che avessero a che fare con i segreti degli abissi marini. Ci siamo fatti ispirare dall’estetica linguistica di questi testi e così da inserire nel copione abbiamo scelto brani da Der Taucher (Il tuffatore) di Friedrich Schiller e Der König in Thule (Il re in Thule) di Johann Wolfgang Goethe. Per la metamorfosi del pesce abbiamo riadattato il famoso incipit della Metamorfosi di Kafka per il nostro prologo:

 

Als (Gregor Samsa =) Niklas eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fand er sich in seinem Bett zu einem ungeheueren (Ungeziefer =) Fischmenschen verwandelt. . . . Ah nein, Moment, das war doch Kafka. . . !

 

Il giovane (Gregor Samsa=) Niklas, svegliandosi una mattina si ritrova trasformato in un enorme (scarafaggio=) uomopesce… ah no un momento ma questo era Kafka…!

 

 

Per introdurre il finale abbiamo utilizzato ironicamente il titolo di un testo di Bertolt Brecht, Wenn die Haifische Menschen wären (Se i pescecane fossero uomini), di cui riportiamo qui in traduzione l’incipit, letto insieme ai ragazzi durante il laboratorio:

 

La figlioletta della padrona di casa chiese al signor K.: “Se gli squali fossero uomini si comporterebbero meglio con i pesciolini?’ – Certo – rispose il signor K. –. Se gli squali fossero uomini, farebbero costruire nel mare enormi casse per i pesciolini, con dentro ogni sorta d’alimenti, sia vegetali che animali. Si preoccuperebbero che le casse avessero sempre acqua fresca e adotterebbero ogni tipo di precauzioni sanitarie. Se, per esempio, un pesciolino morisse prematuramente, gli squali, affinché i pesciolini non si sentissero tristi, organizzerebbero di tanto in tanto delle grandi feste acquatiche, perché i pesci allegri hanno un miglior sapore di quelli malinconici”.

 

Il progetto aveva come obiettivo di fondo quello di affrontare il problema sociale dei viaggi rischiosi nel mediterraneo dei migranti che scappano dalle loro terre martoriate, contestualizzando la storia di Cola Pesce all’interno delle problematiche a noi contemporanee. Ogni scelta nella stesura del copione si rifaceva a questa questione di fondo: così non a caso la madre di Niklas è una donna africana e rappresenta tutte le mamme i cui figli rischiano la vita su imbarcazioni sovraffollate in fuga per l’Europa: «Niklaaaas komm an Land!» (Niklas, torna a riva!).

Nel 2006 delle donne senegalesi si erano riunite per manifestare contro questi esodi verso la morte dei loro figli.

 

I due Hofschiffer/Marinai di corte hanno una sorta di vita simbiotica: entrano in scena sempre insieme e recitano sempre in coro; sono però un arabo e un normanno, per sottolineare la diversità come forma di unione che produce ricchezza così come avveniva alla corte di Federico II. Il conflitto di Niklas di fronte all’autorità tra il dovere e il diritto quale problematica dell’immigrazione dichiarata illegale si risolve con un inno all’amore. Così come il conflitto che scaturisce dall’indecisione se andare verso Est o Ovest si conclude con un deciso – e politicamente determinato – «nach Süden!» (verso Sud!).

 

L’Epilogo del nostro pezzo teatrale infatti rimarca la questione:

 

Erzählerin: Und heutzutage? Was kann man im Meer Siziliens finden? Farbige Kleider anderer Kulturen, Papiere, und auch wirkliche Kadaver. . . . und jeden Tag gibt es viel zu sehen. . . vor allem sehr schwere Schiffe voll mit Afrikanern auf der Flucht nach der „Festung“ Europa. „Wenn die Haifische Menschen wären. . . “ Diejenigen, die nie wieder das Land erreichen, sind die neuen Niklas Fische!

Narratrice: E al giorno d’oggi? Cosa si può trovare nel mare di Sicilia? Vestiti colorati di altre culture, carte e documenti, e anche veri cadaveri… e ogni giorno c’è molto da vedere… soprattutto imbarcazioni molto pesanti con africani in fuga verso la “fortezza” Europa. “Se gli squali fossero esseri umani…”. Quelli che non raggiungono mai più la riva, loro sono i nuovi Cola Pesce!

 

Come sipario finale vengono proiettate immagini di sul tema con sottofondo di percussioni africane e infine una voce fuori pista, la madre africana, grida: “Niklaaaas, Komm an Land!” (Niklaaaas, torna a riva!)

 

(…)

 

5 – Conclusione

I momenti culminanti dello spettacolo sono stati la metamorfosi di Niklas in uomo-pesce in un contact creato dal gruppo; l’entrata in scena della corte di Federico II in ambientazione e musiche medievali; il re melanconico e avido di sapere; Niklas combattuto tra Diritto e Dovere con le personificazioni di Recht und Pflicht che danzano nervose nel cervello immaginario di Niklas.

 

A Torino siamo riusciti ad incantare il pubblico e la giuria, arrivando primi con le nostre scene contenute tutte in uno zaino da campeggio, ispirandoci appunto al teatro povero di Grotowski. Dopo la partecipazione al Festival europeo “Lingue in scena!” siamo riusciti eccezionalmente ad inserire il pezzo come ospite nel Progetto Teatro Giovani organizzato dal Teatro Stabile di Catania e quindi a rappresentare almeno una volta di fronte ad un pubblico locale, compagni di scuola, amici parenti. Per meglio diffondere il lavoro fatto abbiamo anche prodotto un riadattamento video girato fuori dal teatro, in location del territorio ionico etneo, al mare sulla spiaggia e gli scogli di Santa Maria La Scala di Acireale e nel castello di Acicastello.

 

Vedere gli alunni trasformarsi in attori e di conseguenza in spettatori critici e attenti rappresenta una bella soddisfazione, ancora più grande dal momento che lo spettacolo è stato realizzato in un contesto europeo.

 

Il gioco teatrale dovrebbe essere una parte integrante della quotidianità scolastica. Laddove, accanto alla trasmissione di insegnamenti, il divertimento ha un ruolo non marginale, anche i contenuti vengono trasmessi meglio. Il gioco teatrale richiede creatività, atteggiamenti di apprendimento e coraggio di mettersi in scena. […] Le lingue straniere possono rappresentare il punto di partenza per il “Teatro a scuola”. (De Libero 2006: 4)

 

Ciò conferma quanto la scuola possa contribuire a un’effettiva cittadinanza plurilingue, se attenta anche alle tradizioni culturali europee da sostenere sempre quali il teatro, la musica e il narrare.

 

 

Marina Bertino insegna tedesco presso il Liceo scientifico statale Leonardo di Giarre (CT). Ha frequentato corsi e seminari di specializzazione sia in ambito linguistico che artistico, in particolare teatrale. Specializzata di recente in Arti Grafiche (Digital Video) presso l’Accademia di Belle Arti di Catania.