altL’omaggio della sua Polonia che allora non c’era ZELAZOWA WOLA E VARSAVIA E’ nato qui. Questo è l’atto di battesimo. In questa chiesa si sono sposati i genitori, in quest’altra la sorella. Questa è la sua stanza, ecco la prima Mazurka, scritta quando aveva otto anni. I polacchi non amano Chopin, lo venerano. ( di S.Cappelletto,da www.lastampa.it)



In nessuna altra nazione al mondo si può trovare un sentimento simile nei confronti di un artista. Non gli italiani con Verdi, non gli austriaci con Mozart, non i tedeschi verso Beethoven. Forse perché quando c’era Chopin, non c’era ancora la Polonia, e la sua musica ne evocava l’assenza e il desiderio. «Non disturbate il silenzio» è scritto all’ingresso del Parco Lazienki, un giardino pubblico di Varsavia molto vasto e curato. Al centro, un monumento in bronzo: un salice piangente china i suoi rami fino a confonderli con i capelli di Chopin. Qui, circondata da migliaia di rose, soltanto alla sua musica è concesso di rompere quell’invocato e rispettato silenzio.

Da questa mattina si fa la coda alla Chiesa della Santa Croce, nel centro di Varsavia, dove, all’altezza del primo pilastro di sinistra della navata principale, si può vedere l’urna che custodisce il cuore. La sorella Ludwika esaudì un preciso desiderio di Fryderyk; poi venne scritto l’epitaffio: «Dov’è il tuo tesoro, lì c’è il tuo cuore. A Chopin, i suoi connazionali». Il corpo è sepolto a Parigi, dove l’artista diventato, come il perfettamente coetaneo Robert Schumann, l’immagine dell’essenza del romanticismo, visse da quando aveva venti anni e nemmeno per altri venti. Non ritornò mai in patria, per una lontananza che sembra averne accentuato la presenza, l’affetto.

La Polonia di oggi celebra la memoria di Chopin con uno straordinario investimento promozionale, che culmina ad agosto con un festival lungo un mese dedicato, anche, alla sua presenza nell’Europa di oggi e ad ottobre con la nuova edizione del Concorso Internazionale di pianoforte. Ieri sera Daniel Barenboim – osannato – ha dedicato a Chopin un intero recital nella sala della Filarmonica di Varsavia, oggi i concerti non si contano, mentre alla «Casa Polonia» si completa il più assoluto degli omaggi: nove giorni interi, dal 22 febbraio a oggi, per 216 ore di musica di Chopin suonata continuamente, senza un attimo di riposo da decine e decine di pianisti. Oggi si inaugura anche il rinnovato Museo, dove sono raccolti manoscritti, partiture, oggetti appartenuti al musicista che, come ha dichiarato Maurizio Pollini, «ha saputo scrivere le cose più belle per la tastiera del pianoforte». E alle 20, alla presenza delle massime autorità, inizia al Teatro Wielki il «Concerto di gala»: tre pianisti, che suoneranno fortepiani e pianoforti di epoche e struttura diverse, due orchestre, due direttori.

Un omaggio imponente e intelligente, per far comprendere al pubblico come sia cambiato il suono della musica di Chopin. Lui, detestava suonare in sale troppo grandi, sapeva che la fragilità – pesava 40 chili! – delle sue braccia e mani non gli consentiva di raggiungere quella potenza che la sua musica avrebbe richiesto. E invidiava a Franz Liszt la potenza con cui interpretava i suoi Studi.

In Italia, lo ricorda Radio Tre con una giornata tutta nel segno della sua musica e delle sue parole, con letture dalle bellissime lettere, che culminerà, alle otto della sera, con il collegamento in diretta per il concerto di Varsavia.

«Le petit Chop» non avrebbe gradito tale clamore; era riservato, pudico, intollerante di ogni eccessiva esibizione di sè. Al punto che, per non farsi vedere consumato dalla tisi, decise di lasciare la «Padrona di casa», come si divertiva a chiamare George Sand, e di rintanarsi a Parigi, per morire da solo. Lasciando una musica che, definitivamente sottratta ad ogni superficiale ipotesi carezzevole di arredamento salottiero, si propone a noi oggi nella sua stupefacente maestria tecnica, consapevolezza formale e intatta potenza emotiva.

SANDRO CAPPELLETTO