RIFORMA GELMINI A RISCHIO: POTREBBE NON FARCELA DA SETTEMBRE

Bisogna arrivare in fondo alle tre relazioni alle tre relazioni del Consiglio di stato. Dopo lunghe attestazioni per il buon lavoro fatto, per gli interventi apportati dopo le prime critiche, e per quelli che si dà per scontato che nei fatti interverranno dopo, arriva la batosta. Perché il Cds ha dato, lo si è appreso ieri, parere favorevole ai tre regolamenti che strutturano la nuova scuola superiore targata Gelmini. Che, stando alla scaletta del governo, dovrebbe decollare dal prossimo settembre.
Ma chiedendo che la polpa della riforma -ovvero i programmi, gli orari, la strutturazione delle nuove cattedre e i criteri di valutazione e di autovalutazione- siano decisi non con decreto ministeriale, ma con «atti aventi forza normativa», ovvero decreti del presidente della repubblica. È questa la condicio sine qua non imposta dalla magistratura di controllo al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Che il ministro, come sottolineano le stesse relazioni di Palazzo Spada, ha accettato. Un cambio di veste giuridica dei provvedimenti che però ha valore sostanziale e non solo formale. Perché dovendosi procedere con regolamenti, adottati come dpr, questi dovranno ripercorrere la stessa trafila degli atti appena licenziati dal Cds. E dunque, vaglio dei magistrati di Palazzo Spada e parere delle commissioni parlamentari competenti. Un iter che richiede tempi molto più lunghi di quelli necessari per l’emanazione di un semplice decreto ministeriale, quello che la Gelmini aveva previsto. Ora è tutto molto più difficile. Tanto che, in ambienti parlamentari di maggioranza, non si esclude addirittura un rinvio della riforma stessa. Il governo si è impegnato, con tanto di clausola in Finanziaria, a far decollare i nuovi licei e istituti tecnici e professionali dal prossimo settembre. Il che significa aver tutto pronto per le pre-iscrizioni, che di norma si fanno entro febbraio.
Ma a voler seguire la prassi della trafila dei regolamenti, si sarebbe già fuori tempo massimo per l’informativa a insegnanti e famiglie sui nuovi percorsi che si possono scegliere con il prossimo anno. E dunque si dovrebbe andare al rinvio al 2011 della riforma. Uno smacco per il ministro e l’intera maggioranza. Ci sono, poi, altri punti, solo in apparenza meno incisivi, su cui i magistrati di Palazzo Spada hanno puntato il dito. Tra questi, la riforma che si introduce attraverso i regolamenti degli organi collegiali, con la previsione dei dipartimenti e del comitato scientifico, una struttura che apre all’ingresso di privati nelle scuole. Modifiche, queste, che andrebbero, sempre per il Consiglio di stato, a minare l’autonomia degli istituti scolastici.
I vertici di viale Trastevere, intanto, stanno cercando di correre ai ripari. In primo luogo, prendendo un po’ di tempo: un mese in più per le preiscrizioni per le sole superiori, e dunque da farsi non entro il 27 febbraio prossimo ma entro marzo. La comunicazione, via circolare, dovrebbe arrivare nei prossimi giorni alle scuole. Resta poi il problema di fondo: rispettare il dettato di Palazzo Spada e al tempo stesso non innestare una clamorosa retromarcia sull’avvio della riforma. I tecnici sono tutti al lavoro. È partita la caccia all’escamotage, a partire da un attento esame di tutti i casi in cui il dicastero, alle prese negli ultimi anni con continue riforme, si è ritrovato a gestire situazioni simili.


(DA ITALIA OGGI)