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Niente più appello a scuola: arriva il badge.

Secondo il ministero dell’istruzione ogni studente dovrebbe essere munito di un tesserino con foto identificativa e codice a barre, il cosiddetto badge che si dovrebbe passare in un’apposita macchinetta che registra gli orari d’ingresso e d’uscita d’ogni singolo studente.
Questo, a dire della Gelmini appoggiata da alcuni presidi come al Labriola di Ostia o l’ITIS Belluzzi a Bologna, altre scuole nel veronese ed altre ancora, servirebbe a ridurre gran parte del lavoro di segreteria e per risparmiare tempo non facendo più l’appello in classe, ma la realtà è ben differente:

Innanzitutto già da tempo assistiamo allo smantellamento dell’istruzione pubblica avvicinando sempre di più la struttura della scuola al modello aziendale, questo provvedimento è un’ulteriore passo avanti in questa direzione.
D’altra parte l’utilizzo del badge è anche un metodo repressivo.
Infatti non è soltanto il voto in condotta a minacciare gli studenti, soprattutto quelli che si ribellano, ma il badge serve anche come mezzo di controllo visto che le assenze e i ritardi saranno pubblicati su internet a disposizione delle famiglie che possono controllare i propri figli, come se non dovrebbe essere una consapevolezza di ogni studente quella di andare a scuola per il proprio interesse e crescita individuale.

Ma quanto viene a costare l’impianto totale in una scuola per rendere attivo il badge?
Circa 40 mila euro.
Ecco come vengono spesi i soldi pubblici nell’istruzione anziché investire sul nostro futuro, invece di cominciare a ristrutturare tutti gli edifici scolastici non a norma che rischiano il crollo da un momento all’altro.

Contro questo sistema che scarica sui giovani sempre più repressione è necessario ribellarsi, dire chiaramente che non vogliamo essere giudicati da questa scuola che insegna solo nozionismi , che non vogliamo nè il voto in condotta come minaccia nè il badge come controllo.

Contro tutto questo ribellarsi è giusto!

Red Block

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