Sprechi, l’altra faccia di Favara
Domenico Russello è stato eletto sindaco di Favara nel maggio 2007
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Non ci sono i soldi per le scuole ma il sindaco spende 35 mila euro per il suo ufficio
LAURA ANELLO
FAVARA (Agrigento)
Dicono che servono a snellire le procedure, a convocare le sedute via e-mail, a informatizzare l’attività del consiglio comunale. Fatto sta che a Favara, il paese dell’Agrigentino dove le due sorelline Chiara Pia e Marianna sono morte nel crollo della loro catapecchia, i trenta consiglieri comunali hanno ritenuto di dare la priorità all’acquisto di trenta notebook, computer portatili leggeri e maneggevoli. Uno per ciascuno, rappresentanti di maggioranza e dell’opposizione, questa volta compatti come una falange. Abbastanza per avvelenare il clima di una cittadina di 33 mila abitanti dove – a detta del sindaco Domenico Russello – il Comune non ha neanche i soldi per pagare le bollette e negli uffici c’è una processione di gente che chiede cinque euro per fare la spesa. E dove sempre più la fine delle due bambine assume i contorni di una tragedia della povertà.

Il bello è che la gara, che doveva essere celebrata lunedì scorso, è andata deserta, forse perché la cifra offerta dall’amministrazione è sembrata troppo bassa: 12 mila euro oltre l’Iva. E così i consiglieri si chiedono adesso che cosa convenga fare: annullare l’avviso, dopo il crollo e tutto quello che ne è seguito, oppure andare avanti lo stesso sostenendo l’utilità della spesa. «Non è stata una mia iniziativa – si difende il sindaco – ma non mi sento di gettare la croce su chi l’ha voluta, anche perché i computer saranno dati in comodato d’uso, non regalati, e quindi resteranno comunque patrimonio dell’amministrazione».

È curioso farsi un giro sul sito Internet del Comune di Favara, sezione Gare e appalti. Curioso e istruttivo. Perché qui si scopre che sono stati banditi e annullati (per mancanza di soldi) i lavori di messa in sicurezza delle scuole mentre per arredare le stanze del sindaco sono stati impegnati 35 mila euro. E non si richiedono mobili qualsiasi. Ma, spulciando qua e là, «un tavolo da conferenza in noce, gambe e sponde in massello, con filetto intarsiato», «scrittoio in massello di toulipier con piano lastronato e intarsiato lucidato a mano e rifinito in gommalacca», «divano Chester con rivestimento in vera pelle», «poltrona realizzata in faggio imbottita con pelle nera con lavorazione capitonnée inchiodata a mano» e così via, di sfizio in sfizio. E, tanto per non sbagliare, il bando di gara è corredato da una serie di fotografie che mostrano mobili simili a quelli richiesti. «Al fine di far comprendere al fornitore la tipologia», recita con scrupolo l’avviso.

Il sindaco sbotta: «Ci siamo trasferiti di recente da vecchi locali in affitto alla nuova sede in piazza, che è un palazzo baronale ottocentesco per il cui restauro sono stati spesi cinque milioni di euro. Abbiamo gli uffici vuoti, neanche una sedia dove ricevere un ospite. Mi pare normale che abbiamo bisogno di mobili di un certo prestigio. E in ogni caso si tratta di una somma che era stata inserita in bilancio nel capitolo Beni e servizi del Comune, non avrebbe potuto essere utilizzata diversamente».

Si sente un capro espiatorio, Russello: «La Regione siciliana, che finanziariamente non sta bene, non ha forse arredi di pregio? Dobbiamo chiedere la vendita dei mobili di Palazzo Chigi o della Camera perché il Paese è in crisi? Sono polemiche pretestuose. Perché non si dice che abbiamo risparmiato 500 mila euro in parcelle e incarichi?».

In una cosa il sindaco ha ragione. Cioè che nella Sicilia dei paradossi il caso Favara non è unico: a Palermo, dove non ci sono i soldi per riparare tetti e caldaie delle scuole e i genitori degli alunni vengono invitati a fare la colletta, dove il contributo ai senza reddito è stato azzerato, dove l’assistenza domiciliare agli anziani è sospesa, dove gli operatori delle comunità alloggio con i bambini a rischio aspettano gli stipendi del 2008, dove 12 mila poveri fanno la fila per avere il buono casa relativo al 2007, la presidenza del consiglio comunale ha impegnato novantamila euro per affidare a trattativa privata il servizio di cocktail e cene e altri 25 mila per comprare computer che non sa ancora come utilizzare.

Ma qui a Favara ci sono due bambine morte l’altro giorno sotto le macerie, il fratellino ferito ancora in ospedale, un centro storico fradicio, un paese intero in ginocchio per la crisi. E quei pc portatili, quei mobili intarsiati in massello sono troppo difficili da digerire. Poi ci sono anche le spese per le ultime feste natalizie: 13 mila euro per gli addobbi luminosi, 21 mila per le manifestazioni, 20 mila per altre attività ludico-ricreative. «È stato realizzato un grande presepe con animali veri – raccontano in paese – hanno fatto spettacoli di cabaret e organizzato lanci di neve artificiale, facevano tutti a gara per avere una fotografia, i bambini erano entusiasti».

Forse, anche Chiara e Marianna.

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