da Il Messaggero

I sindacati: negli ultimi anni perse 50 mila cattedre

ROMA – «Negli ultimi quattro anni la scuola italiana ha perso 50mila cattedre e 21 mila posti tra il personale tecnico e amministrativo», è la denuncia fatta di recente dai sindacati confederali, che mettono in evidenza anche un altro fenomeno, legato al precariato cronico: «Abbiamo ancora 200mila insegnanti» che saltano da una sede all’altra, da un incarico all’altro. Ma è la riduzione del 25% dei costi relativi all’appalto per i servizi di pulizia negli edifici scolastici, comunicata dal ministero attraverso una circolare di pochi giorni fa, che ha suscitato le ultime accese polemiche: «Non possiamo avere aule pulite a giorni alterni», hanno commentato i presidi. Ma è stata la nota ministeriale dello scorso 14 dicembre, che dava alle scuole le istruzioni operative per il programma annuale 2010, al centro del tavolo con i sindacati.
Allo stato attuale è in corso un duro braccio di ferro. I sindacati denunciano «tagli e mancanza totale di risorse» mentre il ministero si prepara ad accendere i riflettori sugli «sprechi» e avvia una ricognizione «delle assegnazioni finanziarie assegnate per progetti e/o attività dal 2000 al 2008 e non utilizzate». Nel frattempo piovono proteste sulla mancanza di risorse anche dai dirigenti scolastici: «Non sappiamo se riusciremo a garantire una offerta formativa adeguata, nonché il rispetto delle misure di sicurezza degli edifici, per l’ottanta per cento con seri problemi di manutenzione e adeguamento». Di più. I presidi, a cominciare dal loro leader Giorgio Rembado, aggiungono che «per le spese di funzionamento non hanno un centesimo». Dice Mario Rusconi, preside dello scientifico Newton e rappresentante romano dell’Associazione dirigenti scolastici Anp: «Due anni fa avevo 15 mila euro per le spese, ora zero totale. Siamo scesi da 40 a 20 poi a 15 mila, poi il nulla. Dai gessi alla carta igienica, non possiamo acquistare nulla. Ci hanno detto: utilizzate quello che avanza dai fondi che lo Stato vi ha restituito l’anno scorso per gli esami di maturità e altro. Peccato che non avanzi nulla. Tutte le scuole sono nelle stesse condizioni. A questo si aggiunge il grande debito che lo Stato ha con noi: alle scuole d’Italia sono dovuti 1 miliardo e 200 milioni di euro, per soldi usciti dalle casse, a partire dal 2004, per pagare esami di maturità, tarsu (di allora), supplenti, ecc. Ma questi soldi non tornano. Al Newton mancano all’appello 138 mila euro, al Galilei 500 mila, al Tasso 200». Di tagli e di mancanza di risorse parlano i segretari confederali. Dice Domenico Pantaleo, della Flc-Cgil: «Il quadro è fortemente deludente, c’è da aspettarsi una drastica riduzione dei posti di lavoro e il licenziamento di migliaia di precari». «Per la riforma delle superiori? Al momento non è stato stanziato neppure un euro», conclude Massimo Di Menna, segretario Uil.