ItaliaOggi: L’apprendistato a 15 anni è legge
09-03-2010

Emanuela Micucci

Prima di tutto l’intesa tra regioni, ministro dell’istruzione e del lavoro, sentite le parti sociali. Poi sarà possibile per un 15enne entrare in azienda come apprendista.

Spetterà al governo stabilire un congruo numero di ore di formazione, definendo con le aziende un percorso per i tutor. Lo prevede la legge su lavori usuranti, apprendistato e controversie di lavoro approvata definitamene dal Senato il 3 marzo (art. 4, comma 8). I 151 voti favorevoli (83 contrari e 5 astenuti) danno il via libera alla possibilità agli studenti di assolvere l’ultimo anno di diritto-dovere di istruzione e formazione anche attraverso l’apprendistato, abbandonando i banchi di scuola, o un corso di formazione professionale. La disposizione, introdotta alla Camera con l’emendamento presentato da Giuliano Cazzola (Pdl), è stata oggetto di critiche delle parti sociali e dell’opposizione, che hanno costretto questa riscrittura. La norma si inserisce nel quadro della legge Biagi, rientrando nella tipologia di apprendistato-scolastico utilizzabile dai ragazzi per adempiere l’obbligo formativo, e non riguarda il contratto di apprendistato tradizionale. Un provvedimento voluto per contrastare l’alto tasso di studenti che lasciano la scuola in età d’obbligo, quasi il 20%. «Riconosce ai ragazzi un’opportunità in più», spiega Cazzola (Pdl). Senza modificare la norma della Finanzia 2007 con cui l’allora ministro della pubblica istruzione Beppe Fioroni ha elevato a 16 anni l’età minima per l’accesso al lavoro. «A nessuno sarà consentito di fare l’operaio o l’impiegato a 15 anni. Chi vuole potrà fare l’apprendista perché si riconosce a tale rapporto un contenuto prevalente di istruzione e formazione». Tuttavia opposizione e sindacati attaccano.

Dura la senatrice Pd Mariangela Bastico: «La norma sull’apprendistato a 15 anni, e la maggioranza che approvandola se ne assume ogni responsabilità, è scellerata, autolesionista e classista. Ostinandosi a rubare un anno di istruzione ai ragazzi si condannano i giovani alla legge del figlio di papà». Abbassando di un anno l’ingresso nel mondo del lavoro, inoltre, si rinuncerebbe a un investimento nell’istruzione che, secondo i calcoli di Bankitalia, darebbe al Paese una resa media del 7%, fino all’8% per il Sud. Mentre «tutte le indagini indicano un percorso esattamente contrario: investire in conoscenza». Per Maria Brigida della Cgil Flc la norma «rischia di essere una cura peggiore del male, la dispersione scolastica» . I

l ministro del lavoro Maurizio Sacconi però respinge come «ideologiche» tutte le critiche: «Non si tratta per nulla di anticipare l’età di lavoro». Stessa linea anche per ill ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini. Di fatto, la legge scrive un nuovo capitolo dell’obbligo scolastico più volte modificato dai governi di centrosinistra e di centrodestra. Dal primo innalzamento da 14 a 16 anni con la riforma Berlinguer nel 1997, all’allargamento dei percorsi di formazione in cui assolvere l’obbligo a tutta la formazione professionale da parte di Gelmini nel 2008