Certo che nella scuola italiana non si sa più cosa inventare per ottenere qualche minimo, dico minimo risultato. Anzi, per l’esattezza, usando un’espressione popolare, non si sa più a quale santo votarsi. Già. Perché la soluzione ultima, quando le forze umane vengono meno, può essere solo…rivolgere lo sguardo al cielo…di Silvana La Porta

 

 

 

Ora sappiamo bene che gli alunni odierni non brillano alla maturità e che l’esame conclusivo del ciclo di studi superiore è un vero cavolo: tre prove scritte e un impegnativo orale, durata un’ora. Un’ora tra tesina e domande dei commissari esterni, professori ben diversi dagli indulgenti insegnanti curricolari.
E allora? Allora, laddove le energie dei poveri insegnanti si affievoliscono, arriva valida una man dal cielo. Ci giunge voce che qualche scuola del catanese ha ricevuto uno stuzzicante, anzi pardon, un celestiale invito: la possibilità di partecipare a una Messa, sì, a una celebrazione eucaristica. Rivolta… indovinate a chi? Ma naturalmente ai Maturandi, e qui è il caso di scrivere con la maiuscola, dei vari istituti. Dunque si interrompono le lezioni, cioè il tentativo umano di garantire una dignitosa preparazione ai giovani, e, senza tenere conto del loro credo, si conducono in un luogo di preghiera, dove si pregherà per loro e tutti pregheranno per il loro esame, e tutti innalzeranno un inno di lode per garantire loro una maturità luminosa e serena.
Ma non finisce qui. C’è un altro piccolo particolare. Perché che cosa sarebbe una liturgia senza una bella benedizione? Dunque i ragazzi che cosa dovranno portare a Messa? Quale oggetto potrà rappresentare il loro impegno diuturno sulle sudate carte, la fatica della logorante prova di quel lontano giorno di giugno? Le loro penne, il calamus di antica memoria, la stilografica a punta fine: tutte verranno benedette e diventeranno una sorta di feticcio, un oggetto prezioso, da tenere nascosto in un recondito cassetto per poi tirarlo diligentemente fuori e usarlo con cura e dedizione nella fatidica data dell’esame. Insomma una cosa seria come la religione diventa un sorta di bizzarro rito in favore dei giovani maturandi e trasmette loro il solito rassicurante messaggio: ce la farete, non c’è bisogno dello studio, basta l’aiuto del cielo stellato sopra di voi.
Resta quella penna benedetta che magari, animata da potenza soprannaturale, inizierà la prova così: “Magnus es, Domine, et laudabilis valde: magna virtus tua…”

SILVANA LA PORTA