Il tribunale ordina di pagare al prof le ore recuperate Una norma del CCNL non obbliga l’insegnante a recuperare le ore non prestate…(da tuttoscuola)


 

Una norma contrattuale (art. 28, comma 8) prevede che gli insegnanti di scuola statale che si trovino in un istituto dove per cause di forza maggiore l’orario delle lezioni è stato ridotto, non hanno l’obbligo di recuperare le ore non prestate. Sono pertanto retribuiti anche per ore non prestate.

Il contratto prevede anche che la delibera (per ridurre l’orario delle lezioni) sia adottata dal consiglio di istituto.

A Saluzzo (Cuneo), come avviene in molte altre scuole superiori per le classi organizzate secondo i vecchi ordinamenti con prolungati orari delle lezioni, si è decisa la riduzione della durata complessiva dell’attività didattica settimanale (per gli studenti).

Il collegio dei docenti, su proposta del dirigente scolastico, ha votato quasi all’unanimità il recupero delle ore non prestate da parte dei professori (in media due-tre ore a settimana) con il solo voto contrario di tre insegnanti su un totale di 104.

Proprio quei tre professori contrari non hanno gradito l’obbligo di prestare l’intero servizio e, contratto alla mano, sono ricorsi al giudice del lavoro che ha emesso una sentenza a loro favore: le ore recuperate, anche se nel limite dell’orario di servizio, non erano dovute e, quindi, vanno pagate.

Ne dà notizia “La Stampa” che informa anche come la scuola dovrà provvedere al pagamento di quelle ore (soltanto per i tre professori ricorrenti), nonché di 1.500 euro per le spese processuali.

Il dirigente scolastico ha dichiarato di adeguarsi alla sentenza: “in questo caso ha vinto il diritto, ma ha perso l’uomo. Siamo di fronte ad un privilegio anacronistico che si fonda su una disposizione di 30 anni fa varata in tempi di “vacche grasse”, mentre oggi sono richiesti a tutti dei sacrifici”.

I ricorrenti ritengono che si tratti di un atto di giustizia a difesa della classe docente “a cui vengono spesso richieste prestazioni lavorative non dovute e non giustificate da un punto di vista giuridico, ma ispirate unicamente da una politica dei tagli”.