Vincenzo Brancatisano sottolinea un aspetto della vicenda Usr Emilia Romagna che forse è sfuggita a molti ( dalla Gazzetta di Modena)

Ha un che di paradossale il polverone suscitato dalla circolare del direttore dell’Ufficio scolastico regionale Limina. I sindacati e l’opposizione hanno chiesto le dimissioni del dirigente. Cerchiamo di capire qualcosa che sarà sfuggita a molti.

La normativa cui Limina si è ispirato per redigere la Circolare Riservata n. 489 del 27 aprile 2010 e protocollata da Gino Malaguti, direttore dell’Usp modenese il 3 maggio corso, invita tra l’altro i Provveditori a “ricordare al personale scolastico che è improprio indirizzare ad alte autorità politiche o amministrative diverse dal loro diretto riferimento gerarchico documenti, appelli o richieste”. Questo è forse l’unico punto della Circolare che probabilmente il dottor Limina non riscriverebbe, poiché non è tollerabile immaginare un Paese in cui il lavoratore smetta di essere persona titolare di diritti inviolabili e diventi semplicemente un dipendente pubblico. L’art. 2 della Costituzione garantisce i diritti inviolabili della persona sia come singolo sia come membro di un gruppo nel quale egli sia inserito: lavoratore, studente, figlio, moglie che egli sia.

Per il resto, le tre pagine del documento regionale sono formalmente legittime, anche se molto contestabili nel merito. Infatti, la gravità della situazione scolastica non può lasciare docenti e non docenti indifferenti. Si può, ad esempio, tacere sul fatto che il sovraffollamento delle aule rende illegale la fruizione del servizio? Ha qualcosa da dire l’assessore provinciale all’Istruzione in merito alle condizioni di sicurezza di molte delle strutture scolastiche modenesi di sua competenza? Dobbiamo aspettare la tragedia prima che si provveda? Altre due risposte attenderemmo dall’attuale opposizione politica e dai sindacati, che gridano oggi allo scandalo contro la circolare di Limina.

La normativa richiamata nel testo incriminato è contenuta nell’art. 11 del decreto 28 novembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 aprile 2001, come dire durante il governo Amato. Infatti questo decreto “liberticida” è firmato dal ministro della Funzione Pubblica, Bassanini. Che recita: “Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento dell’immagine dell’amministrazione. Il dipendente tiene informato il dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli organi di stampa”. Ed è il codice di comportamento contenuto nel contratto collettivo della scuola (art. 95) firmato il 29 novembre 2007 dai sindacati, a stabilire che è sanzionabile il dipendente quando la libertà di manifestazione si traduce in espressioni ingiuriose verso l’amministrazione datrice di lavoro. Sulla base di queste normative, peraltro, la giurisprudenza ha già sanzionato dipendenti.