Se è illegale discriminare i lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato, è altrettanto vero che nessuna normativa può prevedere vantaggi ai precari di contro a quelli di ruolo.

E’ questo l’orientamento del Consiglio di Stato che ha emanato una sentenza importante accogliendo il ricorso di due docenti di ruolo ingiustamente escluse dalla possibilità di frequentare i corsi PAS. La questione, che il sindacato ANIEF fin da subito aveva denunciato, riguardava, infatti, la possibilità – per i docenti già immessi in ruolo – di partecipare alle sessioni speciali di abilitazione, bandite con il decreto ministeriale n. 58 del 25 luglio 2013, che espressamente lo esclude.

In sostanza “la Direttiva 1999/70/CE, che esclude ogni discriminazione dei lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato, è stata ritenuta interpretabile in modo tale, da escludere anche “discriminazioni alla rovescia”, rapportabili a normative che assicurassero vantaggi al personale precario, a scapito dei diritti dei lavoratori stabilizzati”.

Insomma per le docenti di ruolo ricorrenti era valida la partecipazione ai PAS, tenendo anche conto che “la descritta disparità di trattamento sarebbe stata peraltro evidenziata anche dalla limitazione della preclusione di cui trattasi ai docenti di ruolo delle sole scuole statali”.

Il Ministero dell’Istruzione, dunque, nel decretare i parametri di accesso ai PAS, ha posto in essere una vera e propria discriminazione escludendo i docenti già in ruolo dalla possibilità di migliorare la propria professionalità attraverso l’acquisizione di un’ulteriore abilitazione. Sic statutum est dal Consiglio di Stato.

Silvana La Porta