I pensionamenti a picco di quest’anno (96mila contro le 99mila del 2012 -38%) ridurrà i posti disponibili per le immissioni in ruolo…

 

 

nonostante il Ministro continui ad assicurare le 15mila immissioni in ruolo da settembre 2013 (12mila docenti e 3mila ATA). Di questo crollo pensionistico la scuola paga lo scotto maggiore: i pensionamenti sono passati dai 21.112 docenti e 5.336 ATA del 2012, ai 10.009 docenti e 3.343 ATA di quest’anno.
Secondo le OO.SS. Scuola la situazione di incertezza è palpabile e si annunciano anche ricorsi se non ci sarà un adeguamento dei numeri alle reali cattedre vacanti che sarebbe ben oltre 25mila.

 

Assunzioni, poche e incerte

A fronte di 25 mila cattedre disponibili, 12 mila stabilizzazioni. Sindacati sul piede di guerra

30/07/2013

 

ItaliaOggi

Rischiano di slittare di un anno per i vincitori di concorso
 di Alessandra Ricciardi  
 

A fronte di 25.367 posti disponibili, sarebbero poco meno di 12 mila le assunzioni richieste dal ministero dell’istruzione al Tesoro per il prossimo anno scolastico. Sottratti gli 8 mila esuberi, anche se su classi di concorso ovviamente diverse da quelle per le quali c’è disponibilità di posti, resterebbero dunque senza copertura altre 5 mila cattedre.

Ma non solo. Chi ha partecipato all’ultimo concorso rischia di dover saltare un anno: perché lì dove gli orali sono ancora in svolgimento, e dunque le graduatorie non saranno definitive per fine agosto, non si può procedere alle immissioni. E dunque si dovrebbero utilizzare per le assunzioni i candidati delle graduatorie permanenti, recuperando poi la volta successiva sulle liste del concorso. Per evitare prevedibili tensioni e proteste dei vincitori di concorso, un’altra ipotesi a cui stanno lavorando a viale Trastevere è che si provveda a immissioni anche a anno già avviato, così da assumere da entrambe le liste, ma solo in punta di diritto: l’assunzione così varrebbe giuridicamente già dal prossimo primo settembre, salvo gli effetti economici che decorrerebbero dalla data reale di inizio del contratto. Tutte ipotesi che non fanno altro che alimentare la tensione e la preoccupazione da parte degli aspiranti a una cattedra fissa, che si tratti di iscritti nelle graduatorie permanenti o di concorso. La vertenza, che ad oggi è gestita a livello centrale con i sindacati, minaccia a settembre di esplodere. Tutte le sigle, davanti a un precariato che supera le 150 mila unità, sono concordi nel chiedere un cambio di passo della politica nella gestione del personale e del reclutamento. «L’aver dato copertura solo a 2 posti disponibili su tre ci rende come Paese anche deboli davanti a eventuali censure per violazioni del diritto comunitario», dice Rino di Meglio, responsabile della Gilda degli insegnanti, «perché si tratta di posti disponibili in organico di diritto ed è su questi che è indifendibile la reiterazione oltre i tre anni dei contratti a tempo determinato. I ricorsi fioccheranno». Punta il dito contro una politica «che non fa altro che alimentare il precariato», Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil. Che poi ricorda al ministro dell’istruzione MariaChiara Carrozza «la promessa di stabilizzare 27 mila docenti di sostegno, ma che fine ha fatto?». Per Massimo Di Menna, numero uno della Uil scuola, «il problema non può più essere tamponato ricorrendo a poche migliaia di assunzioni l’anno. Sul precariato serve un confronto reale e proposte concrete». Intanto sta esplodendo anche la vertenza per la stabilizzazione del personale ausiliario, tecnico e amministrativo. «Le assunzioni sono ferme dall’anno scorso nonostante rientrassero nelle previsioni del piano triennale di assunzioni varato col decreto interministeriale 3 agosto 2011», spiega la Cisl scuola di Francesco Scrima. Per questo in una nota inviata al ministero, e sottoscritta da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda, i sindacati chiedono che si proceda da subito alle assunzioni, «anche per evitare negative ripercussioni sull’avvio del nuovo anno scolastico». I posti in ballo dal prossimo settembre sarebbero 3mila.

Il problema della partita delle stabilizzazioni è sempre di ordine finanziario, quella coperta che è troppo corta e su cui il Tesoro non sembra disposto a chiudere un occhio.