Perché l’educazione non renda stupidi / Citazioni e Aforismi di Helvétius

“Tante famiglie hanno mandato i figli nelle scuole non statali per il desiderio che fossero curati di più, perché fosse voluto loro anche più bene. Ora sappiamo che se molte scuole private sono ai vertici per i risultati scolastici dei loro studenti, lo si deve anche alla cura di quegli aspetti che sono sempre stati considerati ai margini della didattica”. Giorgio Vittadini

” …. lo Stato, che è il soggetto e la fonte della legge e dell’educazione dei cittadini …. “.  Claude-Adrien Helvétius

[Bugiardino. L’autore presume, ma non è affatto dimostrato, che “nelle scuole cattoliche gli studenti imparano meglio e di più che in quelle statali”. v.p.]

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Perché l’educazione non renda stupidi

Perché nelle scuole cattoliche gli studenti imparano meglio e di più che in quelle statali? Il motivo è una passione diversa all’educazione dei giovani

02.11.2018, agg. alle 11:26 – Giorgio Vittadini

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Scuola (LaPresse)

Le scuole private, nel nostro Paese gestite in origine per lo più da ordini religiosi, sono viste, oltre che come il luogo dell’educazione elitaria, anche come ambienti in cui ottenere un surplus di aiuto per i figli in difficoltà, vuoi per carenze nell’apprendimento, vuoi per problemi comportamentali. Luoghi insomma in cui oltre al rendimento scolastico si può sperare in un’attenzione più globale ai ragazzi (se non per convinzione, almeno come servizio aggiuntivo per una retta salata). Tante famiglie hanno mandato i figli nelle scuole non statali per il desiderio che fossero curati di più, perché fosse voluto loro anche più bene. 

Ora sappiamo che se molte scuole private sono ai vertici per i risultati scolastici dei loro studenti, lo si deve anche alla cura di quegli aspetti che sono sempre stati considerati ai margini della didattica. Chi conosce questi ambienti sa che non si tratta tanto della disciplina (per quanto l’intento “moralizzatore” sia stato piuttosto diffuso). Ciò che molte famiglie hanno obiettivamente trovato è uno sguardo verso i ragazzi che tiene conto delle loro caratteristiche, della loro personalità, dei loro desideri e aspirazioni.

Le neuroscienze, e perfino le ricerche empiriche condotte da economisti, stanno confermano in modo netto quanto il processo di apprendimento dipenda in tanta parte da un “assetto” umano, cioè da caratteristiche di personalità e che queste possono essere educate. Pensiamo a quanto la memoria sia legata a meccanismi emotivi di piacere o, in negativo, di dispiacere. È ormai dimostrato che la memoria di un contenuto appreso è anche ricordo dell’emozione che è stata provata durante l’apprendimento di quel contenuto. Un sentimento negativo, come paura di sbagliare, senso di colpa o di inadeguatezza, porterà a difendersi anche dal ricordo del contenuto. Da qui semplicemente viene l’esigenza di un educatore non giudice ma alleato del ragazzo contro l’errore. In sostanza, quello che è sempre più chiaro è che non c’è atto della vita mentale che non sia nello stesso tempo comprensione ed emozione.

Oppure pensiamo ai lavori sui character skill di molti studiosi, tra cui il premio Nobel per l’economia James Heckman, che mostrano quanto elementi come estroversione, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale (dimensioni che un gruppo di ricerca italiano ha espresso con altre articolazioni, come capitale psicologico, autoefficacia, motivazione) siano il fattore determinante anche nell’acquisizione di conoscenze, oltre che per la possibilità di non interrompere gli studi. 

Se si aggiunge poi il fatto che le innovazioni tecnologiche stanno trasformando rapidamente anche il mondo del lavoro e che quindi sta diventando sempre più decisiva la capacità di imparare più che le conoscenze in sé, si capisce quanto il mondo della scuola sia chiamato a una rivoluzione.

C’è un “nota bene” che però non va trascurato. Quello che empiricamente è stato compreso in tante esperienze didattiche (statali, paritarie, private), acquisito attraverso le neuroscienze o, ancora, nella ricerca socio-economica, disegna in modo netto una certa idea di essere umano che non è inutile tenere come faro anche di una azione didattica. Quello che emerge è la dinamica ultimamente positiva della natura umana, che tende irriducibilmente a migliorarsi, a crescere, a cambiare; è la fiducia nella capacità della ragione di conoscere la realtà, fiducia che apre la ragione alla sua creatività e fa scoprire il suo essere in relazione; un’esperienza di conoscenza non solo possibile, ma anche in grado di rendere le persone più se stesse. 

Per questo, conoscere è imbattersi in qualcosa di nuovo, di reale, che si scopre essere “per noi”. Conoscere fa sentire “più io” e ci cambia. Per questo va fatto scoprire il lato attrattivo della conoscenza (quel grande educatore che è stato Luigi Giussani diceva che la logica della conoscenza è imparare da una simpatia ultima), che non è banalizzazione, ma il gusto di sentirsi completare da ciò che si conosce. E per questo va “spezzato il pane” del sapere perché sia digeribile da tutti gli stomaci. Solo così l’esperienza della conoscenza può cambiarci, farci progredire.

Una volta che vengono affermate le linee culturali sottese alle scelte didattiche, in realtà il lavoro a scuola è tutto da cominciare.

Sappiamo quanto progresso umano ha portato nella storia un approccio positivo alla consapevolezza della grandezza della nostra natura umana. Ma sappiamo quanto c’è da fare perché questa antropologia positiva si affermi e diventi utile anche in un cambiamento d’epoca come quello che stiamo vivendo. Quanto ancora c’è da fare per dare ai ragazzi gli strumenti per scoprire chi sono, che sono fatti per conoscere e così crescere? 

Come ci accorgiamo se quello che insegniamo cambia i nostri studenti, in particolare la loro capacità di ragionare, al di là di ciò che imparano? Ma poi: siamo in grado di insegnare a ragionare? E a essere curiosi? Si può sostenere la natura curiosa dei ragazzi? Quanto tempo dedichiamo all’ascolto delle loro domande? Sappiamo spingerli a chiedere? Come motiviamo la fatica di conoscere? Quale esperienza fanno i nostri studenti di questo “val la pena”?

Assumere per buone queste domande può lasciare intravvedere la rivoluzione che aspetta la scuola nei prossimi decenni. A meno che non ci si voglia rassegnare, come disse Helvetius che “gli esseri umani nascono ignoranti, non stupidi: li rende tali l’educazione.

https://www.ilsussidiario.net/editoriale/2018/11/2/educare-molto-meglio-che-addestrare/1798455/

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Helvétius, Claude-Adrien

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La felicità individuale trova il suo limite e insieme il suo completamento in quest’ultima, e il bene comune è la più alta norma della morale, cui l’amore di sé, se rettamente guidato, tende necessariamente. Tale integrazione degli individui è opera dello Stato, che è il soggetto e la fonte della legge e dell’educazione dei cittadini; a esso spetta il compito di organizzare e riformare la vita della società, eliminando lo sfruttamento del lavoro e dando a tutti la possibilità di pervenire alla proprietà dei beni necessari alla loro sussistenza.

http://www.sapere.it/enciclopedia/Helv%C3%A9tius%2C+Claude-Adrien.html

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CLAUDE-ADRIEN HELVÉTIUS

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È da tali premesse che Helvétius nel Discorso IV passa ad occupasi dell’educazione, esponendo una teoria che in qualche modo è stata fatta propria da molti regimi totalitari e dirigisti, sia di destra che di sinistra, sulla base della convinzione che l’uomo sia plasmabile in maniera deterministica con adeguati mezzi pedagogici ed educativi, capaci di “fabbricare il cittadino” nel modo “giusto”. Nondimeno va precisato che Helvétius non è affatto il tipo del prevaricatore e né fautore della prevaricazione, semplicemente egli sviluppa con coerenza due principi-base del suo pensiero: quello per cui l’individuo deve essere al servizio e in funzione dello stato, e quello per cui gli effetti sono sempre “risultanti necessarie” di cause date. Sulla base di questo principio cause educative ad hoc possono creare individui virtuosi in funzione del bene comune. Anche se non esplicitamente detto, va rilevato che in fondo Helvétius fa propria la tesi di Hobbes a sostegno dello stato globalistico e totalitario in cui l’individualità è annullata ed i cittadini diventano puri numeri. Così apre il Capitolo XVII, quello conclusivo:

L’arte di formare gli uomini è in ogni paese così strettamente legata alla forma del governo, che è forse impossibile fare alcun cambiamento considerevole nell’educazione pubblica senza farne nella costituzione stessa degli stati. L’arte dell’educazione non è che la conoscenza dei mezzi adatti a formare corpi più robusti e più forti, spiriti più illuminati e animi più virtuosi. [40]

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http://www.homolaicus.com/teorici/helvetius/helvetius2.htm

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le frasi più Belle di Claude Adrien Helvétius / 19 Aforismi e Citazioni di Claude Adrien Helvétius

1) Gli esseri umani nascono ignoranti, non stupidi: li rende tali l’educazione.2) Gli uomini sono sempre contro la ragione, quando la ragione è contro di loro.

3) I piaceri sono i figli del cielo, i doni della sua bontà; e godere è onorare la divinità.

4) Il coraggio è spesso l’effetto di una visione poco chiara del pericolo che si affronta, o dell’ignoranza totale dello stesso pericolo.

5) L’arte della politica è fare in modo che sia nell’interesse di ciascuno l’essere virtuosi.

6) L’illusione è un effetto necessario delle passioni, la cui forza si misura quasi sempre dal grado di cecità in cui ci gettano.7) La morale è una scienza futile se non la si confonde con la politica e la legislazione.

8) La noia è tutta la nostra superiorità sugli animali.

9) La verità è una torcia che brilla nella nebbia senza dissiparla.
10) La virtù ha molti predicatori e pochi martiri.
11) Non fa meraviglia che i filosofi siano capiti tanto di rado, dal momento che neppure tra loro si capiscono.
12) Non si vive se non il tempo che si ama.
13) Non è l’ignoranza che è inaccettabile, ma l’impertinenza.
14) Qualche tempo dopo che un errore è scomparso, gli uomini non sanno più capacitarsi di come abbia potuto essere preso sul serio.
15) Quel che fa felici gli uomini è amare ciò che devono fare. È questo un principio su cui non è fondata la società.16) Si vive solo il tempo in cui si ama.

17) Spesso la ragione non rischiara che i naufragi.

18) Un uomo è proprio quando tutte le sue azioni tendono al bene pubblico.

19) Buon compleanno e ricorda che si vive solo il tempo in cui si ama.
https://letteralmente.net/frasi-celebri/claude-adrien-helvetius.php
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