Si fa un gran parlare, in questo periodo, di una panacea, una sorta di soluzione magica per risolvere il problema della farraginosa assunzione dei presidi in base a mastodontici e dispendiosissimi concorsi pubblici. Da più parti è venuto fuori l’uovo di Colombo, l’idea geniale, la cosa cui nessuno aveva pensato: l’elezione diretta dei presidi…(di Silvana La Porta)

Ma come mai nessuno ci aveva pensato? E’ così semplice. per anni si è perso tempo appresso a inutili concorsi con programmi folli, anni di preparazione e risultati a volte poco rispondenti alle reali capacità del candidato. Ne è venuto fuori una specie di padre padrone che tutti comanda e opprime in nome di una vittoria, quanto meritata non si sa,  in un concorso pubblico.

Ma come mai nessuno ci aveva pensato a questa benedetta elezione diretta dei presidi? Si riunisce il collegio docenti, esprime la sua preferenza con un democratico voto…e un docente…et voilà, diventa dirigente. E che ci vuole? Ma il problema è un altro. Detto in soldoni, quali competenze ha un docente, per quanto bravo, preparato, stimato, ben voluto all’interno della scuola, per svolgere il ruolo di dirigente?

Insomma il problema non è la dimensione democratica dell’elezione, che poi tanto democratica potrebbe non essere, viste conoscenze, amicizie e la famosa prassi italiana del voto di scambio, ve lo figurate in una scuola quante mosse si farebbero pur di ottenere una benedetta presidenza? E poi vale la pena di celebrare a tutti i costi questa volontà della maggioranza, che poi la storia ci dimostra spesso è stupida e ha ragione la minoranza?

In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato, ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l’assassinio di Matteotti, ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell’aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l’appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale (“Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti”) ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche (“Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore”).

Inoltre il problema, dimenticato, a quanto pare, da tutti, è che, chi svolge la delicatissima funzione di dirigente, ha bisogno di speciali capacità gestionali, comunicative e notevoli competenze giuridiche che non si costruiscono entrando in classe ogni mattina…

Tant’è. In Italia tutti sanno fare tutto. Ci si può anche improvvisare preside per elezione diretta, poi essere sfiduciato, andare a nuove elezioni e creare nelle scuole un balletto di persone simili a quelle della politica italiana. Così basta con quegli inutili concorsi, che poi si sa come finivano, ad anticamere presso politici, favoritismi, e presidenze regalate a gente inetta.

Ma con l’elezione diretta chi ha velleità di comando potrebbe evitare forse giri lunghi e cercarsi consensi comprati più vicino, addirittura nella stessa scuola?

Ma forse, al di là di queste riflessioni, il guaio è sempre negli uomini, siamo davvero noi la misura di tutte le cose. E l’Italia è una nazione moralmente in rovina. Ecco perchè è molto pericoloso, in una nazione come la nostra, affidarsi a libere elezioni. Se siamo onesti facciamo cose oneste, se siamo venduti, sarà venduto tutto quello che noi faremo, presidi eletti dal collegio docenti o vincitori di concorso…


Silvana La Porta