Giorno 28 scadrà la proroga degli incarichi per lo svolgimento del servizio di pulizia negli istituti scolastici e il futuro di oltre 24mila persone, tra ex Lsu e lavoratori dei cosiddetti “appalti storici” è tutt’altro che certo…(da ceripnews)

 

 


In Sicilia, secondo i dati della Fisascat Cisl rischiano di vedersi dimezzato orario di lavoro e stipendio oltre 1.300 Ata del bacino ex Lsu.
Secondo Mimma Calabrò, segretaria generale della Fisascat Cisl Regionale Sicilia, bisogna trovare nell’immediato delle soluzioni per difendere sia il reddito che l’occupazione e per evitare che pesantissime riduzioni di personale possano avere ricadute sulla sicurezza e la salubrità degli ambienti scolastici, sugli alunni e sulle famiglie.

LA GRAVISSIMA SITUAZIONE IN CIFRE (*)

24.000 ED OLTRE sono i lavoratori socialmente utili coinvolti nella vicenda, tra
ex Lsu e Appalti storici.

34,6 MLN sono gli euro stanziati dalla Legge di Stabilità che andrà ad esaurimento a fine mese.

80 MLN è il fabbisogno fino
a giugno per garantire la pulizia nelle scuole. Per luglio ed agosto servono 62 mln.

11.800 sono i bidelli mancanti per il blocco delle assunzioni. Per sbloccare la situazione servirebbero 300 mln.

4mila sono le scuole a rischiano la chiusura per il crollo dei servizi di pulizia finora garantiti dagli ex Lsu.

144 MLN sono gli euro mancanti per pagare gli stipendi a tutti i 12mila lavoratori.

(*) Dati rielaborati da Il Sole 24 Ore del 18 febbraio 2014

Nello specifico, a Palermo e provincia rischiano di avere un futuro incerto oltre 300 persone, altrettanti circa (297 a Catania e provincia, nel Nisseno sono 300, a Siracusa 243, ad Agrigento 240, a Ragusa 170. Solo la provincia di Trapani gode di una situazione di privilegio in quanto gli Ata ex Lsu sono stati immessi in ruolo 3 anni fa ed una piccola fetta rimasta fuori è stata assorbita nel tempo dal Comune del capoluogo.
Il Governo (sic!) aveva promesso la creazione di un tavolo tecnico di confronto, ma dolo l’ultima riunione del 28 gennaio, c’è stato un silenzio assordante, forse conseguente alle questioni politiche pendenti.
Intanto ieri a Napoli e provincia la rabbia dei lavoratori è esplosa non appena sono arrivare le prime lettere di licenziamento, conseguenza delle gare d’appalto attraverso Consip bloccate per eccesso di offerte al ribasso.