Pettine. Per applicare la sentenza della Consulta serve il commissario ad acta?…(da tuttoscuola)


 

A febbraio, dopo la sentenza della Consulta che, bocciando l’accodamento, ha riconosciuto valido l’inserimento a pettine nelle graduatorie ad esaurimento di altre province, ci siamo chiesti come vi avrebbe dato attuazione il Tar Lazio responsabile dell’impugnativa davanti alla Corte, visto che nel frattempo la Corte di Cassazione aveva riconosciuto, con altra sentenza, la competenza dei tribunali ordinari (giudice del lavoro), anziché dei tribunali amministrativi, per la trattazione di questioni relative all’organizzazione del lavoro.

Il sindacato Gilda per primo aveva richiamato l’attenzione sulla novità concomitante delle due sentenze e sui possibili effetti circa la modifica di competenza in materia da parte del Tar Lazio. Il Tar Lazio – ci eravamo chiesti – dichiarerà la propria incompetenza a dare attuazione alla sentenza della Consulta sul pettine, rimettendone l’applicazione ai giudici ordinari oppure, ritenendosi titolare di una vertenza che aveva gestito per tanti mesi fino a rilevarne dubbi di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale, uscirà con propria sentenza definitiva ordinando all’Amministrazione scolastica di procedere alla revisione delle graduatorie?

Mentre il Miur si adeguava alle due sentenze, per tutta risposta è rispuntato inaspettatamente il commissario ad acta che il Tar aveva nominato tanto tempo prima per procedere all’attuazione della sentenza del Tar sul pettine, sospendendone poi ogni intervento nel momento in cui il tutto è stato portato davanti alla Corte.

Il Tar non ha emesso un atto, un’ordinanza, un qualsiasi dispositivo che legittimasse il ritorno del commissario ad acta, che era stato nominato per dare attuazione alla sentenza del Tar, ma non a quella della Consulta, anche se di contenuto simile.

Sembra quasi che il Tar, incerto sul da farsi, abbia preferito glissare, lasciando al commissario il compito da fare da mastino con le ingiunzioni a procedere contro la dirigenza amministrativa periferica. È logico tutto questo, ci siamo chiesti e ci chiediamo ancora, oppure il Tar avrebbe dovuto chiarire la propria posizione?