La stima tiene conto di un tasso di assunzione di 20 mila l’anno, la metà per le graduatorie Sono 240 mila gli abilitati iscritti nelle liste in attesa di un posto di Alessandra Ricciardi (da ItaliaOggi)



Hanno in media 38 anni. Per entrare tutti, dovranno aspettare presumibilmente 24 anni. Il che vuol dire che ci sarà chi andrà in pensione senza essere mai stato assunto a tempo indeterminato. È quanto potrebbe ragionevolmente accadere nella scuola in assenza di un piano robusto di assunzioni riservate solo ai precari storici.
Un piano che non pare essere nelle intenzioni del ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, che nella conferenza stampa di apertura dell’anno scolastico ha ammesso quello che molti pensano. Ovvero che «assumere 200 mila precari è praticamente impossibile, nessun governo lo farà mai». E intanto ha rilanciato un nuovo sistema di reclutamento per immettere giovani. E così è partita la corsa a calcolare quanti anni serviranno a smaltire il precariato. La stima fatta da ItaliaOggi circa i 24 anni parte dall’assunto di base, ovvero che ad oggi nelle graduatorie permanenti sono iscritti ben 240 mila docenti. Una marea di insegnanti che spinge per entrare in ruolo e che deve fare i conti con disponibilità di posti fortemente decurtate dai tagli agli organici (si veda la tabella in pagina) e da una evoluzione del reclutamento che porterà inevitabilmente all’apertura di nuovi concorsi. Concorsi necessari per sopperire alla mancanza di abilitati in alcune classi di concorso ma soprattutto per rinverdire la pianta organica con giovani formati secondo i nuovi canoni del regolamento sulla formazione del ministro Gelmini, ormai giunto alle battute finali. Stando alle indicazioni che trapelano dal ministero, ai concorsi sarà riservato comunque il 50% delle immissioni in ruolo. Una volta ultimato il piano di tagli imposto dal decreto 112/2008, si può ragionare su un tasso medio di assunzioni di 20 mila l’anno (quest’anno ne sono entrati 10 mila), che dovrebbe più o meno bilanciare le uscite (quest’anno il pensionamenti sono stati 30 mila). Per smaltire un arretrato di 240 mila precari servirebbero appunto 24 anni. Dati duri che colpiscono, dall’ultima rilevazione fatta dal ministero sulle graduatorie a esaurimento, in particolare le donne, il tasso di precarietà riguarda per l’83% le insegnanti, e il Sud: il 65% degli aspiranti è nato nel Meridione e nelle graduatorie del Mezzogiorno gli abilitati di «antica presenza» raggiungono punte del 60%. Eppure ci sono classi di concorso scoperte, nel settore tecnico-scientifico e al Centro-Nord. Ci sono anche 27 province su 100 che nell’arco di tre anni avranno esaurito le graduatorie per la scuola primaria. Insomma, ci sono troppi abilitati ma nei settori e nelle regioni sbagliate. Stando all’analisi del ministero, le graduatorie esaurite o virtualmente esaurite sono il 4% del totale dei posti a livello nazionale. Il fenomeno riguarda quasi esclusivamente classi di concorso con basso numero di posti, non è presente nell’infanzia e nella primaria, che assieme contano circa il 46% dell’organico. Le graduatorie in via di esaurimento costituiscono il 6,8% del totale e fanno riferimento a un numero di posti in organico di diritto di circa 86.500 posti. «Il che non significa, nell’arco di un triennio, che si renderà disponibile un tal numero di posti», butta subito avanti le mani il ministero, «significa solo che entro tale periodo nelle graduatorie riferite a quei posti presumibilmente non ci saranno più aspiranti». Molto affollate le graduatorie di tutti gli ordini di scuola, tra il 73% della primaria e il 100% dell’infanzia. Incrociando le graduatorie con le città, emerge che la classe di concorso di italiano e storia è in linea generale affollata-molto affollata, che matematica e fisica nella media è affollata a Napoli, Catanzaro, Cosenza e Caserta, ma è in via si esaurimento a Milano e a Torino è virtualmente esaurita. Mancheranno a breve i candidati a insegnare materie tecniche, quali meccanica, chimica, tecnologia, e nella primaria. Sempre in prevalenza al Centro-Nord.

Note: ItaliaOggi Azienda scuola 07/09/2010