Precari della scuola, sentenza europea, risarcimento danni e assunzioni: sono questi i temi caldi del momento. Abbiamo intervistato uno dei primi promotori di ricorsi al giudice del lavoro sulla questione, l’assistente amministrativo Mario Di Nuzzo, il quale da tempo segue a nome suo e di molti altri precari gli sviluppi della vicenda…

I precari della scuola sono confusi e in fibrillazione: come agire adesso?

Se si facesse un sondaggio su un campione di precari della scuola, sono pronto a scommettere che molti di loro sarebbero disposti anche a rinunciare a una parte del risarcimento danni per avere riconosciuto il diritto alla conversione del contratto a durata indeterminata.

Fanno male coloro i quali esortano a far presentare ricorso ai precari della scuola con più di 36 mesi di servizio, sapendo che non è scontato avere riconosciuta la stabilizzazione. In subordine può essere riconosciuto dal giudice del lavoro il risarcimento danni, che certo non rappresenta la soluzione del problema alla radice.

Si fa un gran parlare di assunzioni. Ma saranno davvero possibili?

A mio parere, sono la dotazione organica e il trattamento di quiescenza i veri problemi da affrontare e non solo della scuola pubblica, ma di tutto il pubblico impiego, adeguando le leggi vigenti, perchè si può teoricamente stabilizzare, ma su quali posti vacanti? Pensiamo, ad esempio, nella scuola pubblica, con riferimento al mio profilo di assistente amministrativo, tecnico ed ausiliario sono stati sacrificati circa 50.000 posti dal 2008 ad oggi e negli ultimi 3 anni sono stati ritardati numerosi pensionamenti per la Riforma Fornero senza alcuna soluzione politica soddisfacente.

La sentenza della Corte di giustizia europea, dunque, quale funzione può assumere oggi?

La recente sentenza europea sul precariato scolastico, che riconosce la violazione della Dir. 1999/70/CE in quanto osta con la normativa nazionale e in particolare con il vuoto lasciato dal D.Lgs 165/01 sulla scuola pubblica e con le modifiche apportate al D. Lgs 368/01 stringenti di qualsivoglia forma di riconoscimento giuridico ed economico del lavoratore per la reiterazione del contratto a tempo determinato oltre i 36 mesi di servizio, rappresenta una conquista della giustizia, un precedente non sottovalutabile, ma non è la soluzione del problema, reo di usi e consuetudini ben lontane dall’esercizio di leggi e regolamenti adeguati all’Europa e alle esigenze del pubblico impiego.

Quale ruolo possono assumere ora i Tribunali del lavoro?

I Tribunali del Lavoro a cui è demandata la complessa vicenda, hanno un compito difficile, quello di fare giustizia dello sfruttamento dei precari della scuola, attraverso l’unica via possibile, la conversione del contratto di lavoro a tempo indeterminato. Seguendo la scia e l’esempio del Tribunale di Napoli, bisognerà prendere atto che l’unica e vera forma di risarcimento individuale è il riconoscimento della stabilizzazione di un posto di lavoro sacrificato precedentemente a migliaia di lavoratori, spronando lo Stato a trovare le risorse per la stabilizzazione di tutti i precari storici e non certo o in subordine il solo risarcimento danni. Assumere i precari corrisponderà al recupero della dignità e della identità umana di ciascun ricorrente, pagata a caro prezzo attraverso la razionalizzazione della spesa pubblica.

Nell’Europa di oggi, non possiamo considerarci cittadini europei se non saremo in grado di colmare tali voragini, frutto di scelte politiche e sociali sciagurate, e non dimentichiamo che usi e consuetudini possono cambiare nel corso dei secoli, ma la dignità dell’uomo resta sempre la stessa.

Silvana La Porta