altQuesta estate mi ha telefonato una giornalista australiana per un servizio radiofonico sulla scuola italiana. Le ho parlato della nostra vita di insegnanti precari e la giornalista è rimasta allibita, non aveva mai sentito una cosa del genere, e mi ha chiesto: “Mi scusi, ma l’Unione Europea permette una cosa del genere?”.


 Precari: l’incertezza è il nostro mestiere…

Intervista a Maristella Curreli, presidente nazionale del Coordinamento Insegnanti Precari. E nell’Italia dove nulla è più stabile del provvisorio, i precari rappresentano la stabilità della scuola…

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di Giovanni Belfiori

ROMA- Nell’Italia dove nulla è più stabile del provvisorio, i precari rappresentano la stabilità della scuola: se non ci fossero loro, la mattina la campanella d’avvio delle lezioni non suonerebbe in molte classi.

Una delle “precarie d.o.c.” è Maristella Curreli, presidente nazionale del CIP, il Coordinamento insegnanti precari. Un ruolo che forse Mariastella farebbe volentieri a meno di ricoprire, visto che non si sceglie d’essere precari, soprattutto quando non fai il manager superpagato che è disposto al precariato di lusso, alla mobilità continua, al cambiamento di sede e di azienda, ma lavori nel sistema dell’istruzione pubblica con stipendi inadeguati e con l’incertezza continua, perché se un manager è bravo di solito non lo licenziano, mentre tu puoi essere anche il miglior professore del mondo, ma se sei precario il posto lo rischi ogni giorno.

Si sono moltiplicate le sentenze di giudici del lavoro che riconoscono le ragioni di docenti precari in merito alla carriera e alla retribuzione. E’ un segnale importante?
Sono cauta, perché non ho letto le sentenze, e vorrei farlo prima di esprimere una valutazione compiuta. Se sarà riconosciuto lo stipendio estivo, equiparando quindi i docenti precati a quelli di ruolo, allora potremmo considerarlo un vero successo. Se questo fosse l’avvio di un processo per trasformare i contratti dei precari da tempo determinato a tempo indeterminato, allora sarebbero ampiamente rispettate le direttive europee che non permettono l’uso/abuso dei contratti a tempo determinato.

Sia la proposta della Flc-Cgil, sia il documento programmatico sulla scuola del Partito Democratico, fanno della questione precari un punto centrale, poiché è chiaro che nessuna riforma della scuola sarà mai tale se non dirima, positivamente, una condizione contrattuale che riguarda più di centomila docenti. Nei calcoli che gli esperti del sindacato fanno, si dimostra che con l’assunzione dei precari lo Stato risparmierebbe. E’ così?Noi abbiamo sempre detto che lo Stato, assumendoci, risparmierebbe. Attenzione: lo Stato, non il ministero dell’Istruzione, perché se noi consideriamo semplicemente il bilancio del MIUR, è chiaro che mantenendoci precari si risparmiano 9 mila euro all’anno. Ma il conto cambia completamente se consideriamo ferie non godute, Tfr, disoccupazione, ecc, in tal caso è vero: assumendoci, andremmo a costare allo Stato più o meno lo stesso.

E allora dov’è l’inghippo?
L’inghippo è negli scatti di anzianità che noi precari non percepiamo, mantenendo anche dopo tanti anni lo stesso stipendio iniziale. Ecco perché preferiscono docenti giovani che non devono fare la ricostruzione della carriera.

C’è però un’altra questione: una scuola moderna, una scuola adeguata alle sfide dell’innovazione, deve svecchiarsi anche nell’età del corpo docente. O no?
La qualità della scuola è l’aspetto essenziale, e allora mi chiedo perché in qualsiasi posto di lavoro l’esperienza è importante, mentre nella scuola quando hai acquisito esperienza ti considerano vecchio, da rottamare. Si parte dal presupposto che un docente precario sia un dinosauro nell’uso delle tecnologie, che non si aggiorni, che non sia preparato, ma chi l’ha detto? La questione del docente ‘vecchio’, la richiesta di portare linfa nuova nella scuola è storia antica. Lo disse Berlinguer, e poi Moratti, e Fioroni e ora anche Gelmini. Io sono stata giovane, sono entrata giovane nella scuola e nella scuola sto invecchiando, e ora che vogliono fare? Mi vogliono sbattere fuori? Se vogliono solo docenti giovani, allora dovrebbero mandar via non solo i precari, ma anche tutti i docenti di ruolo che dentro la scuola ci sono già da qualche anno!
Ci sono, invece, problemi veri, ad esempio quelli della continuità didattica, della formazione in servizio, che nessuno vuole risolvere.

Come si vive da precaria?
Le racconto questo episodio. Questa estate mi ha telefonato una giornalista australiana per un servizio radiofonico sulla scuola italiana. Le ho parlato della nostra vita di insegnanti precari e la giornalista è rimasta allibita, non aveva mai sentito una cosa del genere, e mi ha chiesto: “Mi scusi, ma l’Unione Europea permette una cosa del genere?”.

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