Il pianto dei presidi-poverelli spezza il cuore dei/delle docenti e del personale ata, tanto che ciascuno di loro, per non vederli soffrire di miseria e di fame, potrebbe essere disponibile a fargli dono di una parte del proprio “lauto stipendio”, ancora tale anche se durante gli ultimi sette anni i docenti e gli ata hanno complessivamente perduto 28 miliardi di euro (e quest’anno ciascuno di loro ne perderà da 150 a 250 al mese, che compresa la tredicesima mensilità corrispondono da 1.950 a 3.250 euro)…

Se quei presidi-poverelli non fossero dirigenti scolastici, ma presidi elettivi (come è giusto che siano coloro che hanno il  fondamentale compito di coordinare l’attività didattica e la formazione-lavoro, mentre ai/alle dsga competerebbe la funzione di direttore amministrativo, ogni giorno in costante collaborazione col personale ata, continuerebbero, con riduzione dell’orario settimanale, a svolgere attività didattica e magari percepirebbero un compenso mensile aggiuntivo allo stipendio (durante i sei anni di durata della nomina per elezione) e svolgerebbero intensa collaborazione con i docenti. A differenza del preside d.s., che in definitiva, fatta eccezione per le sedute del Collegio, non svolge alcuna collaborazione didattica con i docenti (e magari “dimentica” di essere stato docente), e addirittura delega un/una docente a svolgere, sostituendolo, la funzione di coordinatore/trice di classe, i presidi-poverelli non sarebbero più tali, perché godrebbero del “lauto stipendio” dei docenti (soprattutto quello dei primi anni dopo l’assunzione a tempo indeterminato). In definitiva, i presidi-poverelli non avrebbero più motivo di piangere. E soprattutto non spezzerebbero più il cuore dei docenti e del personale ata..

E invece piangono e continuano a spezzare il cuore dei docenti e del personale ata. Poi si scopre, leggendo l’anticipazione del capo del sindacatino di presidi-poverelli Dirigentiscuola-Codirp, che “la forbice tra la retribuzione della dirigenza scolastica e i colleghi di pari fascia è inaccettabile. Si lavora il doppio, si hanno enormi responsabilità e si percepisce la metà”, Così, il 25 novembre 2016, da parte del segretario generale di dirigentiscuola a proposito della convocazione della dirigenza da parte della ministra Madia, alla quale avrebbe richiesto la perequazione, augurandosi “che la categoria, invece di lamentarsi e piangersi addosso, inizi a ragionare continuando a firmare la lettera appello”. E  un rigo dopo: “Continuo a gridare ai quattro venti che bisogna trovare un’ora al giorno per interessarsi dei propri problemi, capire il perché e per colpa di chi siamo dirigenti pezzenti”. Caspita! Che siano aiutati. Sollevati da un drammatico disagio esistenziale!

Il 24 febbraio 2017, in una lettera aperta, Dirigentiscuola-Athena-DiscConf (insieme, nella stessa sede a Foggia, gestiscono un corso di preparazione al concorso per dirigenti scolastici, 850 euro per la prima e la seconda fase, svolto da dirigenti scolastici in servizio, tra i quali una d.s. distaccata al Miur, e in pensione, tra i quali, oltre al segretario generale Fratta, il componente della segreteria nazionale Alessandro Calabrese, noto, tra gli altri, ai docenti e agli ata del “Deledda” di Ginosa, e allo Snals, dal quale sarebbe traghettato a dirigentiscuola) scrive che ci sono sindacati “autorizzati a stipulare contratti da ‘dirigenza-pezzente’”; e a proposito di una “lettera di protesta di alcuni soci dell’ANP”, con la quale annunciavano al presidente d’essere obbligati, “a causa del disinteresse dell’associazione”, a trarre “pubblicamente le dovute conclusioni”, scrive che si tratta del “segnale che la misura è colma e che la categoria sta esplodendo”. Ancora caspita! Che siano aiutati! Che siano sollevati da un disagio esistenziale! Subito. Prima che la “categoria esploda” Si proceda, quindi, con il preside elettivo, democraticamente eletto, in carica per sei anni, senza rinnovo. Di certo, ha trarne vantaggi saranno gli studenti, i docenti, il personale ata e anche i presidi-poverelli che, data l’affermazione che promana da dirigentiscuola di essere addirittura “dirigenti pezzenti” e di avere contratti da “dirigenza-pezzente”, non sarebbero più “poverelli”.

A Polibio, come è ormai noto, vengono inviati, da ricercatori attenti, documenti, schede, organigrammi, curricoli, tabelle di retribuzioni, relazioni ufficiali, trascrizioni di interventi pubblici, copie di verbali e di atti da affiggere agli albi, fotografie, filmati, esposti, contestazioni e risposte, note sindacali, ordinanze e sentenze, relazioni ispettive e altro, tutti fonti primarie, fondamentali per il giornalismo d’inchiesta, per svolgere investigazioni giornalistiche, per scoprire le bugie e per acquisire verità, del tutto evidenti in quei documenti e in quegli atti che sono fonti di verità. E c’è da ridere quando si leggono bufale e spropositi, che in definitiva servono a valutare l’autore anche per quanto concerne la funzione che svolge, perché democraticamente scelto o perché voluto in quanto “padrone”, forse per entrare a far parte di un “cerchio magico” per “arrotondare” lo stipendio. Soprattutto se è da “poverello”. Ma certamente non sarà mai da “pezzente”, perché tale è soltanto “chi vive d’elemosina, andando all’accatto” (vd. “Vocabolario della  lingua italiana”, Zanichelli).

Dall’organigramma del sindacatino di d.s., dirigentiscuola, con segretario generale nazionale della Puglia, con tre dei quattro componenti la segreteria nazionale della Puglia (il quarto è della Campania), con due responsabili di settore incarichi specifici della Puglia (uno dei quali è anche componente della segreteria nazionale), a caratterizzare la territorialità, con qualche probiviro e revisore dei conti anche segretario regionale, si ha conoscenza, appunto, di coloro che compongono l’organigramma. L’accesso al sito del Miur consente di prendere atto dei singoli “curriculum vitae” anche per conoscere il totale lordo della retribuzione annua. Purtroppo non di tutti, ma soltanto di una parte, forse perché gli altri sono pensionati, come lo sono il segretario generale Fratta (che in quanto tale dovrebbe rendere di pubblica conoscenza il suo reddito annuo) e il componente della segreteria nazionale e responsabile contrattazione organici-soci pensionati Alessandro Calabrese, del quale, alla data del 23.05.2013, il totale annuo lordo della retribuzione era di euro 68.534,25.

Per quanto concerne gli altri presenti nell’organigramma, a parte i 68.534,25 euro al 23.05.2013, quale totale annuo lordo della retribuzione dell’allora d.s. Calabrese, riferendoci per gli altri agli anni 2011, 2012, 2013, 2014, si riscontrano totali annui lordi di euro 58.200, 53.338, 51.629, 63.296, 60.296, 58.273, 48.875, 47.910, 63.170, 60.482, 57.774, restando da aggiornare alla data odierna soprattutto quelli che si riferiscono agli anni dal 2011 al 2016, ma anche gli altri. E gli extra, da attività interne e da doppio lavoro per arrotondare, magari esente da imposte e tasse. In questo caso: tu chiamala, se vuoi, evasione … fiscale.

Il totale annuo lordo della retribuzione di un/a docente di scuola secondaria superiore dopo 35 anni di servizio è di circa 38.000 euro (nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria è di circa 6.000 euro in meno; nella scuola media è di circa 2.500 euro in meno). Dopo 35 anni di lavoro, il totale annuo lordo per un collaboratore scolastico è di 22.500 euro; per un assistente amministrativo e tecnico è 26.000 euro, per un coordinatore amministrativo e tecnico è 31.000 euro, per il direttore dei servizi generali e amministrativi è di 39.000 euro. Il netto, con riferimento alle quattro categorie, dal primo al trentacinquesimo anno di servizio, va da 1.050 a 1.250, da 1.100 a 1.400, da 1.230 a 1.690, da 1.440 a 2.040 euro. Per i docenti, dal primo al trentacinquesimo anno di servizio, lo stipendio netto va da 1.300 a 1.820 euro nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria; da 1.390 a 1.960 euro nella scuola secondaria di primo grado; da 1.390 a 2.025 euro al mese nella scuola secondaria di secondo grado.

Mettendo a confronto i totali annui lordi delle retribuzioni dei cosiddetti presidi-poverelli e quelli dei docenti e del personale ata, ma per essi dopo trentacinque anni di lavoro, sarà facile per tutti accertare se è vero o se è falso affermare – come ha scritto una preside – il “percepiamo poco  più di un docente a fine carriera” e vedere qual è la differenza, dato che, da parte di altri “presidi-poverelli” viene lamentata una “misera retribuzione” caratterizzata da “buste paga irrisorie” e “mai così scandalosamente basse”.

Di fronte a tanto, ci sono presidi, di certo quelli rappresentati dal sindacatino pugliese, che piangono miseria, che, come manifestato via facebook, da distaccata al Miur, lamentano di essere “economicamente mal retribuiti (percepiamo poco più di un docente a fine carriera)” e di essere “costretti a ritmi impossibili (si lavora obbligatoriamente anche di domenica) per tenere in piedi uno o anche due istituti con migliaia di studenti, più ordini di scuola e centinaia tra docenti e ATA, con poteri continuamente messi in dubbio sia dal nostro Miur che dalla giustizia del lavoro e ordinaria …. La categoria è arrivata ad un livello di esasperazione intollerabile, con punte di vera disperazione”. Il perbacco questa volta riguarda il “si lavora obbligatoriamente anche di domenica” (!), mentre si conoscono, documentate anche con esposti rivolti a qualche Ufficio scolastico regionale, come quello della Lombardia, concernente le assenze della preside tutti i sabati e i giorni prefestivi, nonostante plessi e uffici centrali della scuola regolarmente aperti e operativi, con alunni, docenti, non docenti e dsga presenti.

Nuovamente caspita! Bisogna assolutamente aiutarli per sollevarli dall’intollerabile esasperazione e dal drammatico disagio esistenziale! Gli insegnanti e gli ata potrebbero, essendo complessivamente un milioni (o centocinquantamila in più se consideriamo le assunzioni temporanee per l’organico di fatto), contribuire per acquistare “gratta e vinci” e distribuirli ai d.s. che dichiarano di averne assoluta necessità causata appunto dallo stipendio da “preside-poverello”, augurandogli “buona fortuna”; il Governo, da parte sua, potrebbe provvedere con i bonus, le cosiddette “elemosine” o “mancette”, poco più di un euro al giorno, per gli insegnanti, addirittura senza mai chiedere ai “presidi-poverelli” la restituzione, quale che diventasse il reddito annuale.

C’è anche altro. Per esempio, il numero medio dei plessi ai quali il preside deve provvedere: c’è chi dice che “mediamente” sono “4-5 plessi scolastici dislocati anche in comuni diversi, senza alcun diritto di rimborso delle spese sostenute”, e c’è chi dice che la reggenza di una seconda scuola, in cambio di un aumento di non più di 300 euro netti al mese riferito alla reggenza, “costringe” il d.s. a caricarsi di un fardello mediamente di 8-10 plessi. Cosa si è costretti a fare per migliorare la “busta paga irrisoria”! Con il preside democraticamente eletto non ci sarebbe bisogno di “trasferte”, perché tutte le scuole avrebbero un preside, nessuna esclusa!. C’è chi informa sulla costrizione a ritmi impossibili in uno o due istituti scolastici con “migliaia di studenti”. E c’è chi informa su d.s. che organizzano in media 150 tra docenti e ata e 1.200-1.300 alunni; quando gli istituti scolastici sono poco più di 8.000, gli studenti poco meno di 8 milioni, i docenti e gli ata circa un milione e centomila (organico di fatto), restando da considerare che il personale ata è organizzato dal dsga e che il numero dei docenti, che hanno piena autonomia didattica e che incontrano il preside nella qualità di presidente del Collegio dei docenti, deve essere considerato, nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, con presenza settimanale a scuola soltanto per diciotto ore, e per venticinque ore gli altri docenti, che aumentano soltanto nelle scuole a tempo prolungato e a tempo pieno, con percentuale limitatissima nelle regioni centrali, meridionali e insulari, e in parte anche in aree delle regioni settentrionali. E anche che nei plessi, che certamente non sono in media 4-5, ci sono i docenti responsabili di plesso e che nelle scuole c’è la collaborazione del vicario e del secondo collaboratore, magari uno con esonero o semiesonero, o entrambi con semiesoneri, oltre a un cospicuo numero di ore aggiuntive retribuite, fermo restando che l’esonero dall’insegnamento è sostituito da 36 ore settimanali di presenza e che il semiesonero dall’insegnamento è costituito da 9 ore di insegnamento e di 18 ore settimanali di presenza, tutte ore di collaborazione col dirigente scolastico alle quali si aggiungono le altre eccedenti tutte retribuite.

Il 14 ottobre 2016, il capo del sindacatino di presidi-poverelli, dirigentiscuola-Codirp, in una nota al Presidente Mattarella, all’allora Presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri Giannini, Madia e Padoan, al Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini e a quello del Senato Pietro Grasso, ai presidenti della settima Commissione della Camera e del Senato, ai responsabili degli Uffici scuola dei partiti politici (otto), ha scritto di considerare, “a mero titolo esemplificativo, che un dirigente scolastico impegna non meno di 12-13 ore al giorno”. Ininterrottamente!? Senza pausa pranzo!? Perché ininterrottamente potrebbe essere dalle 8 alle 21, oppure dalle 9 alle 22, dal lunedì al sabato. La domenica giornata di riposo? Se invece c’è interruzione, allora l’impegno che comincia alle 8 e quello che comincia alle 9 determinerebbero uscite alle 22 o alle 23. E gli eventuali pranzi, per fare un esempio, magari col Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale – con la quale potrebbe essere stato solito fare insieme, ovviamente per convenire sull’eliminazione di irregolarità pregresse (in tempo successivo, però, formulerà la domanda, a proposito di una visita ispettiva inviatagli, “avrebbe agito allo stesso modo lo scorso anno il direttore?”) – rientrano nelle 13 ore oppure sono pausa pranzo? Comunque, l’impegno di 12-13 ore al giorno riguarderebbe, a suo dire rivolto ai destinatari della lettera, l’impegno giornaliero di un dirigente scolastico. Gli insegnanti e il personale ata possono confermarlo? Di solito parlano di presidi-padroni e di presidi-sceriffi, di conflitti anche con chi svolge la funzione di dsga e che in quanto dsga non consente irregolarità, a partire dall’uso di qualche unità del personale ata per farsi svolgere, all’esterno della scuola durante l’orario di lavoro, un “servizio” personale che con la gestione della scuola non ha niente a che vedere.

Il 25 febbraio 2015, il capo del sindacatino di presidi-poverelli (Attilio Fratta, dirigentiscuola, allora aderente a Confedir, e poco più di un anno dopo traghettato a Codirp) scrisse e pubblicò un articolo (anche questo documento è stato inviato a Polibio, insieme ad altri documenti) dal titolo “La spoliazione della dirigenza scolastica e le farneticazioni di Faraone”. Davide Faraone era allora sottosegretario al Miur. A lui, il capo del sindacatino di presidi-poverelli attribuiva “l’ultima chicca”: “I dirigenti scolastici non devono essere dei manager, ma dei sindaci della comunità scolastica!”. Posizione che, come sembrerebbe, a dire dell’autore dell’articolo, anticipava (o “una posizione che si  sposa con”) “una proposta di legge di iniziativa popolare, che sta velocemente circolando nelle scuole e nella stampa”, cioè sul preside elettivo sostenuto “dalla Cgil Scuola, il più forte sindacato del comparto”, aggiungendo che gli altri sindacati (e indicava Cisl, Uil e Snals) restavano defilati (ma è a tutti noto che non lo sono affatto), dimenticando il sindacato Gilda degli insegnanti, assolutamente favorevole, da sempre, per il preside elettivo. Certamente la sua preoccupazione andava via via crescendo, non soltanto perché “dimenticava” il sindacato Gilda degli insegnanti, ma soprattutto perché presagiva la fine dei sindacatini di presidi-poverelli gestiti da ex presidi o ex d.s., pensionati anche da parecchi anni, e l’addio anche ai guadagni derivanti dai corsi di preparazione ai concorsi, primi fra tutti quelli per dirigenti scolastici “poverelli”. Quindi, il timore di diventare disoccupati.

Quel preside in pensione, capo di un sindacatino di presidi “poverelli”, contestava e continuava a contestare l’eventuale approvazione del preside elettivo e quella del direttore dei servizi generali e amministrativi, con diversi e specifici compiti, definendole “farneticazioni”, “siano esse il frutto di ingenuità, di aperta malafede e/o di disegno ‘criminoso’, teso a giustificare l’attuale miserevole retribuzione”. E giù contro l’allora sottosegretario al Miur Davide Faraone: “Perché un sottosegretario alla P.I., peraltro incompetente o ignorante in materia,  perito chimico che a 40 anni ancora non riesce a laurearsi in Scienze Politiche, sposa la tesi obsoleta della CGIL?”. E subito dopo: “Fino a quando a farneticare era la CGIL non ci faceva caso più nessuno tanto erano anacronistiche le nostalgiche farneticazioni, che ora a sostenere quelle obsolete e scelerate tesi sia un sottosegretario di Stato alla P.I., non può che destare sospetti e non può lasciare indifferenti”. Quel preside stia sereno: Davide Faraone si è laureato, e non ha alcuna importanza se si è laureato a 40 anni d’età.

Gli Istituto scolastici debbono avere un preside eletto dal Collegio dei docenti con voto individuale e dal personale ata con percentuale di voto differenziata – come, a norma di legge, democraticamente avviene nelle Università per l’elezione del rettore, che rimane in carica per sei anni e non può più essere rieletto – che, durante le 36 ore settimanali, deve esclusivamente occuparsi (con due collaboratori, uno dei quali con funzione di vicario) del coordinamento dell’attività didattica, con riduzione delle ore della personale attività didattica, ricevendo un compenso aggiuntivo allo stipendio, e un direttore dei servizi generali e amministrativi (ovviamente assunto per concorso e in possesso, come peraltro ormai da tempo avviene per i dsga, di laurea in Giurisprudenza, in Economia, in Scienze politiche e amministrative) che si occupa di tutte le attività di gestione, anche con riferimento alle delibere del Consiglio d’Istituto, alle delibere del Collegio dei docenti, e con particolare attenzione al Collegio dei revisori dei conti e al Comitato di valutazione. Restando salvi i principi di diritto, i principi costituzionali di difesa, di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione – che sono stati spesso violati, anche non rispettando la normativa scolastica, dai presidi-padroni o presidi-sceriffi –, nella consapevolezza giuridica che le strutture dirigenziali sono l’Ufficio scolastico provinciale e le sue articolazioni Uffici territoriali provinciali.

In conclusione, non ci sarebbero più le bufale del capo di qualsiasi sindacatino di presidi-padroni o di presidi-sceriffi, ovviamente “poverelli”, e finirebbe anche l’era delle moltissime cause da loro perse – e ciascuno rimembri il tempo della propria vita passata e quello della propria vita presente –, avendo arrecato danni patrimoniali e non patrimoniali, a docenti e a dsga, e allo Stato, oltre al danno all’immagine, danni economici purtroppo pagati dai contribuenti. Ma in questo caso – comunque anche per i danni causati a dipendenti pubblici determinati da “false informazioni” e da “comportanti” che hanno indotto, riferendosi alle “false informazioni” che erano state fornite, gli Uffici scolastici regionali e gli Uffici provinciali ad assumere provvedimenti illegittimi – la competenza è della Procura generale della Corte dei conti, nonché quella civile alla quale si sono rivolti e si rivolgeranno i dipendenti pubblici che i danni hanno subito.

Polibio                                                                                                                                             polibio.polibio@hotmail.it