Nei prossimi 15 anni 40mila insegnanti di troppo: trasformiamoli in tutor o mandiamo in pensione gli over 60…(da Anief)

ANSA: Scuola: Anief, prof di troppo vengano trasformati in tutor
Oppure mandiamo in pensione gli over 60
(ANSA) – ROMA, 3 GIU – “Occorre introdurre nuove norme per ricollocare i 40mila insegnanti che nei prossimi 15 anni potrebbero andare in soprannumero a seguito del forte calo demografico e delle iscrizioni degli alunni”. Lo afferma l’Anief riferendosi alle stime fornite dalla rivista Tuttoscuola. Secondo il sindacato “occorre prevedere un nuovo impianto legislativo che riassegni funzioni tutoriali a chi ha più esperienza: affidando questo nuovo ruolo ai docenti che hanno svolto 20-25 anni di servizio servirebbe a migliorare la qualità del servizio pubblico della scuola, assicurando ai nostri studenti degli insegnanti più giovani e spesso più motivati. Oltre che a evitare che migliaia di docenti vadano in soprannumero”. “Per scongiurare questo rischio – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – serve anche un piano di prepensionamenti per i docenti con più di 60 anni di età. Quanto sta accadendo con i Quota96 ha dell’incredibile. Si prenda al volo la riforma della pubblica amministrazione, annunciata qualche settimana fa dal ministro Madia e che tra una decina di giorni sarà all’esame della presidenza del Consiglio dei ministri. Non bisogna fare ancora una volta l’errore di lasciare fuori l’insegnamento dalle professioni logoranti. Per evitare di lasciare senza cattedra 40mila insegnanti – continua Pacifico – si potrebbero poi utilizzare fino a 3mila maestri della scuola primaria nelle classi-ponte dell’ultima scuola dell’infanzia. E sempre nella primaria tornare finalmente alle ore di compresenza e all’insegnante specializzato in inglese: i tagli di queste due realtà, figli della riforma Gelmini, sono stati bocciati dai fatti. Dobbiamo tornare alle ex scuole elementari fiore all’occhiello dell’istruzione pubblica italiana. Mettere le scuole in sicurezza – conclude il sindacalista Anief – è una necessità, ma non può bastare se si vuole continuare a sostenere che la scuola viene prima di tutto”. (ANSA).