Dovranno accettare di spostarsi entro i 100 chilometri dalla propria sede, andare in pensione per decisione unilaterale dello stato o essere demansionati in caso di esubero…(da LaRepubblica)

Le indicazioni emerse dal documento che il ministro Madia ha inviato ai sindacati oltre che dalle bozze della riforma che girano nei palazzi del governo, prevedono per la Pubblica amministrazione alcune novità di non poco conto. E che i sindacati, che chiedono invece l’assunzione di 100mila giovani a fonte degli ultimi tagli, non digeriranno facilmente.

Gli statali saranno sottoposti alla mobilità interna anche tra diversi comparti e senza il loro assenso, purché ciò avvenga nel rispetto di limiti chilometrici (tra i 50 e i 100 km) e con la garanzia degli stipendi. Tra le altre disposizioni che vanno oltre le aspettative, anche la correlazione dei bonus dei dirigenti all’andamento economico del Pil (che dovrebbe essere di almeno il +1,3%). Secondo la bozza, in caso di esuberi e in assenza di criteri e modalità condivise con i sindacati, lo Stato potrà licenziare chi è vicino alla pensione. “La Pa procede alla risoluzione unilaterale, senza possibilità di sostituzione, del rapporto di lavoro di coloro che entro il biennio successivo maturano il diritto all’accesso” alla pensione “con conseguente corresponsione del trattamento”.

Chi è in eccedenza e chiede di essere reintegrato, invece, si potrà vedere decurtato lo stipendio. I dipendenti pubblici “in disponibilità” (collocati in mobilità a seguito di rilevazioni di eccedenze) possono presentare richiesta di ricollocazione “in via subordinata, in una qualifica o in posizione economica inferiore”, per ampliare le occasioni di ricollocazione.

Dovrebbero invece saltare alcuni provvedimenti come l’esonero dal servizio o i prepensionamenti, attraverso i quali sembrava si realizzasse inizialmente la “staffetta generazionale” voluta da Madia. Verrà abolito il “trattenimento in servizio” (che permette di restare al lavoro due anni dopo la maturazione dei requisiti pensionistici) e così si libererà qualche posto, anche se il provvedimento ha sollevato la protesta pure della Corte dei Conti: si peggiorerebbe il già “gravissimo” vuoto organico della magistratura contabile con dimensioni “difficilmente gestibili”.

Anche il turnover, oggi bloccato al 20%, dovrebbe essere rivisto. Le percentuali di limite per le amministrazioni centrali restano al 20% delle uscite per il 2014, ma, stando alla bozza, salirebbero al 40% per il 2015, al 60% per il 2016 e all’80% per il 2017. Il limite si riferisce solo alla spesa complessiva e non alle persone.

Sono unificate le scuole di formazione della Pubblica amministrazione. Resiste solo la Scuola nazionale dell’amministrazione che accorpa le funzione delle altre, che vengono soppresse. “In vista di una riduzione della spesa pubblica”, distacchi, aspettative e permessi sindacali sono ridotti del 50% per ogni organizzazione sindacale.

Sempre nell’ambito del decreto, iI Governo lavora alla messa a punto di un archivio unico sui veicoli circolanti. Il ministro dell’Economia stabilirà le misure dell’imposta regionale di immatricolazione per tipo, categoria, emissioni e potenza dei veicoli. Gli importi delle tasse auto possono aumentare per il solo 2015 fino a un massimo del 12%. La carta unica del veicolo nella quale saranno annotati i dati relativi alla proprietà, verrà rilasciata dal ministero delle Infrastrutture a cui è conferita anche la vigilanza e il controllo dell’attività svolta dal pubblico registro automobilistico. Al Mit, inoltre, è concessa una deroga al blocco del turnover, con cui potrà assumere 150 lavoratori di cui almeno l’80% con profilo tecnico ingegneristico.

I tre pilastri della riforma

Promettono guerra i sindacati. “Noi pretendiamo che, a fronte dei 400mila posti persi in 10 anni, 100mila possano entrare”: così il leader della Fp-Cgil, Rossana Dettori, ha aperto la presentazione della proposta dei sindacati del pubblico impiego, che chiedono un “confronto vero” sulla riforma e non “un ennesimo spot”. Domani, infatti, il ministro Marianna Madia ha convocato i rappresentanti dei lavoratori (insieme a una dozzina di associazioni di categoria) in vista del Consiglio dei Ministri di venerdì, durante il quale dovrebbe essere approvata la riforma della Pubblica amministrazione. “Fare la staffetta con 5mila giovani è una risposta ridicola”, aggiunge durante la presentazione Giovanni Faverin della Cisl-Fp, insieme a Giovanni Torluccio (Uil Fpl) e Benedetto Attili (Uil Pa).

Centomila nuove assunzioni di giovani nel pubblico impiego attraverso il blocco del turn over dei dirigenti e il pensionamento di dipendenti, quali infermieri o insegnanti, che svolgono mansioni usuranti è dunque la controproposta unitaria, più incisiva, che i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, UilFpl e Uil Pa presenteranno al governo domani.

I sindacati arrivano all’incontro fortemente scettici sulla validità della convocazione, in quanto reclamano “l’avvio di un confronto vero sulla riforma” e contrappongono alla “staffetta generazionale” del governo di 5 mila nuove assunzioni che reputano “ridicola”, questa loro proposta, confidando anche sul fatto che “un neo assunto costa circa la metà rispetto a un impiegato a fine carriera, ancora di più rispetto a un dirigente”, hanno spiegato i segretari. “Occorre fare il blocco del turnover dei dirigenti, in modo che per ogni dirigente si possono ipotizzare 10 nuove assunzioni”, hanno osservato aggiungendo che il numero di 100mila si dovrebbe declinare nell’arco di un triennio o quinquennio e che va visto, secondo i sindacati, rispetto alle 400mila uscite degli ultimi 10 anni.

“Dopodomani avremo un decreto legge”, hanno lamentato oggi i sindacati, “che parla di dirigenti, di riduzione dei dirigenti, di licenziamenti dei dirigenti e di tagli dei permessi sindacali. Mi sembra davvero che di riforma ci sia ben poco”, ha detto Dettori. Motivo per cui da parte dei lavoratori sono previste “forme di mobilitazione, anche importanti”.

da LaRepubblica