altQuello che è certo, se mai, è che la Gelmini e il MIUR fino ad ora hanno fatto ben poco per l’Invalsi, lasciandolo con pochissimi fondi e risorse. Se l’Invalsi ne avesse ricevuti di più, probabilmente anche i problemi tecnici che si sono verificati quest’anno avrebbero potuto essere evitati.

 

 

 

 

 

 

“Gelmini, l’Invalsi e le bucce di banana” – La risposta del prof. Andrea Ichino

Da: andrea.ichino@unibo.it
Data: 27/06/2011 9.19
A: “V.P.”
Ogg: Re: Gelmini, l’Invalsi e le bucce di banana

Gentile prof. Pascuzzi

Grazie per i suoi commenti interessanti, anche se critici, al mio articolo sul Sole24ore del 25 giugno 2011. Non so dove il suo articolo di risposta sia uscito, ma la prego di voler affiancare al suo articolo la mia risposta che riporto qui sotto.

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Qualunque scienziato sa che ogni “strumento di misura” non è identico a se stesso in istanti diversi: anche il termometro. Il problema è disporre di strumenti che minimizzino gli errori e le distorsioni sistematiche dovute al tempo e allo spazio, e mettano in piena luce le grandezze che invece ci interessano. E per valutare la bontà di questi strumenti, l’unico metro rilevante sono le alternative disponibili.

Vincenzo Pascuzzi dice che i test Invalsi sono “non tarati e non riproducibili” e, a differenza del termometro, non sono vincolati da criteri precisi per la loro costruzione e taratura. Queste affermazioni non corrispondono al vero: esiste una letteratura scientifica internazionale sconfinata su come costruire questi test e l’Invalsi li produce anche sulla base di un’esperienza pluriennale di altri paesi, volta proprio ad assicurare la taratura che consente la confrontabilità nel tempo e nello spazio. Non è facile ma è esattamente quello che l’Invalsi sta cercando di fare. Tanto è vero che in prospettiva i test verranno utilizzati per calcolare il valore aggiunto negli apprendimenti (ossia la differenza tra i risultati in test successivi nel tempo) e non solo per confrontare i livelli in uno stesso anno. Pascuzzi, inoltre evita di ammettere (come mai?) che almeno all’interno di uno stesso anno i test invalsi consentono una comparazione tra studenti diversi, che i voti tradizionali impediscono.

Ovviamente, come nel caso del termometro, rimangono distorsioni in funzione del tempo e del luogo in cui la misurazione avviene. Ma la scienza statistica ha disegnato modi proprio per epurare i dati da queste distorsioni. Pensiamo ad esempio a come valutare la capacità della scuola Italiana di integrare gli stranieri, problema a cui facevo riferimento nel mio articolo sul Sole24ore (e su cui Pascuzzi trascura di commentare). Supponiamo che i test di prima e terza media abbiano ciascuno il suo elemento di distorsione. Sotto l’ipotesi che la distorsione sia identica in ciascun anno tra nativi e immigrati, ipotesi standard in questo tipo di studi statistici, l’effetto della distorsione si cancella nella differenza tra le performance dei due gruppi. E quindi possiamo usare questa differenza per valutare se l’integrazione è migliorata o peggiorata tra prima e terza media. Chiedo a Vincenzo Pascuzzi di spiegarmi come potrebbe ottenere un’informazione ugualmente attendibile usando i voti e le valutazioni fatte dai singoli insegnanti sulla base di prove diverse e valutate con metri diversi.

Quindi la critica di Pascuzzi, riguardante la prima buccia di banana, non tiene. I test invalsi non sono la perfezione, ma sono certamente studiati da persone competenti e scientificamente aggiornate ai migliori standard internazionali. Lo strumento di misura che ci offrono, per quanto imperfetto, è meglio delle alternative disponibili.

Ma anche la critica riguardante la seconda buccia non tiene. Sarei più che felice di essere smentito da Vincenzo Pascuzzi, ma io in internet non ho trovato un metodo alternativo ugualmente convincente. Se me lo vuole indicare gli sarò grato. E questo non perché debba essere lui a risolvere il problema mio o del Miur. Gli usi possibili dei risultati dei test sono molteplici, ma tutti di interesse generale e comune: sono una infrastruttura di cui il Paese ha bisogno, che poi può essere usata in modo diverso così come un’autostrada ha due sensi di marcia. Opporsi alla costruzione di un autostrada solo perché qualcuno la può usare in direzione opposta a quella in cui dobbiamo andare noi è miope!

Ad esempio il problema della integrazione degli stranieri è un problema di tutti, così come quello della valutazione degli studenti per l’ammissione all’università o la valutazione delle scuole e degli insegnanti. E se gli insegnanti si oppongono ai test invalsi perché potrebbero anche essere usati per la valutazione delle scuole, e quindi per questo invitano gli studenti a copiare … beh allora c’è davvero da chiedersi se sia il caso di affidare loro i nostri figli.

Da ultimo fa tristezza l’uso di tutta questa storia in chiave Anti Gelmini. Fa tristezza perché in questo paese non è possibile fare una discussione di natura tecnica senza che immediatamente diventi una questione politica su cui discutere con i paraocchi dell’ideologia.
L’Invalsi esiste da ben prima della Gelmini e ha ricevuto grande impulso proprio dal Ministro Fioroni se non vado errato. Test standardizzati di questo tipo esistono in moltissimi paesi avanzati e non, e vengono spesso usati anche e proprio per valutare i risultati delle riforme governative. Come dicevo nel mio articolo, Pascuzzi potrebbe usarli appunto per dimostrare quanto male ha fatto la Gelmini alla scuola italiana (se male ha fatto).

Quello che è certo, se mai, è che la Gelmini e il MIUR fino ad ora hanno fatto ben poco per l’Invalsi, lasciandolo con pochissimi fondi e risorse. Se l’Invalsi ne avesse ricevuti di più, probabilmente anche i problemi tecnici che si sono verificati quest’anno avrebbero potuto essere evitati.

Andrea Ichino
26 giugno 2011
andrea.ichino@unibo.it