Esce purtroppo postumo l’ultimo libro di Alda Merini. La poetessa aveva corretto le bozze che era già malata, e ci teneva molto a vederlo stampato, ma purtroppo non ne ha avuto il tempo…a cura di Maria Allo

 

Il libro, curato da Ambrogio Borsani, mette insieme il meglio della sua produzione poetica religiosa con una selezione delle sue poesie d’amore più recenti. Un’abbinata che piaceva molto alla Merini perché univa le due vene principali della sua poesia, quasi indistinguibili l’una dall’altra.

Una specie di testamento poetico, in cui annunciava la sua prossima scomparsa fin dai versi della poesia di copertina: «Le mie quattro radici / quattro figli perfetti / tengono in vita un tronco / che sta per morire». Si potrebbe dire: poesie religiose, ovvero poesie d’amore. E viceversa. Infatti, anche se il libro è diviso in due sezioni ben definite, le diverse fonti ispiratrici partecipano di una medesima accensione. Anche quando evocano i desideri più profani, i versi di Alda Merini sono attraversati nell’intimo da un senso di perdizione assoluta e di ritrovamento improvviso, di morte e rinascita, di trascendenza irredimibile e di miracolosa congiunzione salvifica. Reciprocamente i versi che ripercorrono le figure salienti della cristianità e le grandi narrazioni evangeliche insinuano nel discorso spirituale una corporeità fortissima, che si confronta con la più elevata tradizione mistica, aggiungendo quel tocco di devianza e di pensiero paradossale che è da sempre la cifra esemplare della poesia di questa autrice. Un libro che raccoglie il meglio della più recente produzione di Alda Merini, confermando un’immaginazione poetica assai articolata, sempre vitalissima. A dire che gli inediti potrebbero essere più di 100 è stata, per prma, Marina Bignotti, per anni responsabile della casa editrice Scheiwiller che ha pubblicato una buona parte delle opere, e dal 1983 amica e confidente dell’artista. “Alda era molto prodiga riguardo la sua produzione. Chiunque andasse a trovarla – racconta Bignotti -, usciva con in mano una sua poesia. Quindi gli inediti dovrebbero essere tantissimi. Ho pensato spesso ben prima di questi giorni di poter arrivare a pubblicare l’opera omnia di Alda, ma allo stato attuale proprio per le ragioni dette sembra un’impresa piuttosto difficile”.Bignotti – definita in un verso della Merini “La terra del suo canto” – presume che solo il 30 per cento del vasto corpo di inediti della poetessa “sia materiale di sostanza. Ma nessuno può essere certo finché non avrà tutta la produzione. Cosa, ripeto, piuttosto difficile”.

“Del resto era la stessa poetessa ad affidare ad altri i suoi scritti: sia per motivi economici – spiega ancora – sia perché lei stessa era consapevole della sua impossibilità di poter custodire il materiale, vista la vita disordinata. In un certo senso affidava agli altri il compito di preservare il suo lavoro, di salvarlo. Negli anni ’50 e ’60 questa è stata pratica comune”. Bignotti deve ancora decidere se pubblicare o meno il materiale in suo possesso della poetessa: “ho molti inediti, ma in questo momento non ci voglio pensare. In 26 anni di amicizia Alda mi ha dato molti suoi scritti, sia in prosa sia in poesia. Ora però é un momento di dolore”.

Due poesie dal nuovo libro:

Prendimi la pelle di un tempo

divino amore

quella scorticata e precisa

che hanno dato le mie labbra.

Le mie labbra sono ombre furenti,

rendi i miei baci amore

prendimi la polvere delle ali

perché possa volarti sul cammino

io fantasma gioioso

degli specchi.

È così diseguale la mia vita

da quello che vorrei sapere.

Eppure al di là di ogni immondizia

e sutura, c’è la grande speranza

che il tempo redima i folli

e l’amore spazzi via ogni cosa

e lasci inaspettatamente viva

una rima baciata.