Attenzione, attenzione. Il momento tanto atteso è finalmente arrivato. Nella scuola italiana, dopo tante discussioni sulla meritocrazia, è la volta del merito. Lo ha detto il ministro della pubblica istruzione, affermando che si apre una nuova era per circa 150mila insegnanti…(da Vivere, inserto de La Sicilia del 29 aprile 2010)

Cioè per gli insegnanti bravi, che guadagneranno in più all’anno ben 5000 euro. Ma chi sono questi insegnanti bravi? Chi deciderà chi è il docente di serie A e quello di serie B?
Dunque quando un insegnante è bravo? Quando piace agli alunni, si leva una voce. Eh no, vogliamo credere ai giovani? Magari è bello, ben vestito e affascinante, e dunque piace, questo benedetto insegnante. Oppure è amico di tutti, lavora poco, non spiega niente e i ragazzi se la spassano. E gli dicono bravo e lo promuovono.
No, no, no. Meglio che giudichi una commissione di docenti. Pares cum paribus. Indagine sulle conoscenze, tipo esame da concorso. Bravo, bravissimo. Conosce la sua materia, questo insegnante. Ma no, no, no. I docenti non possono giudicare un collega, non sta bene, non si fa.
Beh, allora il preside, un diretto superiore. Lui sì che sa come deve essere un bravo docente. Ma magari il preside, che vede la scuola da un’ottica più generale, premierà o i professori a lui più vicini o quelli che gli creano pochi problemi. Nemmeno lui, dunque, può essere super partes.
Insomma che deciderà e in base a quali criteri che quel docente si merita i 5000 euro promessi dalla Gelmini? Boh. Nella scuola non si può dire chi è bravo, non si sa, non si può capire, troppe sono le variabili. Finirà che una fantomatica commissione esterna sceglierà per cumulo di titoli ottenuti con progetti, corsi di aggiornamento, di perfezionamento, master e roba varia. Mentre uno spauracchio si profila all’orizzonte: introdotto il “merito”, finiranno i miseri scatti stipendiali con i quali finora si faceva carriera in base agli anni di servizio. Ahi, ahi, ahi. Poveri professori base. Rimarranno sempre a 1200 euro al mese, per l’eternità. Lo stato premia pochi e risparmia sulla gran massa dei prof, naturalmente tutti di serie B. Attenzione, attenzione. La grande fregatura si avvicina. Il merito avanza, luminoso e splendente, fate largo.
Silvana La Porta (da Vivere, inserto de La Sicilia del 29 aprile 2010)