http://ilcarattere.files.wordpress.com/2009/07/info_estate.jpgE nuovo concorso fu. E’ di qualche giorno fa la notizia che Guido Di Stefano, direttore dell’Usr Sicilia, ha proceduto, in esecuzione della decisione di annullamento del Cga, alla nomina di una nuova commissione per la rinnovazione del fatidico concorso a preside, le cui prove si svolsero nei lontani 25 e 26 gennaio 2006…(da Vivere, inserto de La Sicilia del 14 gennaio 2010)


 

 

 

Si riparte, come previsto, da capo. E son dolori per i 426 presidi già assunti in base alla graduatoria di merito negli scorsi anni, che sono costretti a lasciare il loro posto per ripetere gli esami. Presidi che stanno organizzando, naturalmente, ma forse con un po’ di ritardo, la contromossa. I vincitori, infatti, intendono contestare le decisioni assunte dal Cga e ottenere l’annullamento delle sentenze a loro sfavorevoli: come mai, infatti – obiettano – subiscono le decisioni di una sentenza senza essere stati interpellati, senza aver potuto, in qualche modo, sulla base del principio del contraddittorio, influire sul convincimento del giudice?
I vincitori si sentono, in sintesi, vittime sacrificali, capri espiatori di una questione dove, tra due litiganti, l’amministrazione e i ricorrenti, il terzo perde il posto.
Nel frattempo è gioia per la parte avversa, che ha la possibilità di ritentare le prove con migliori speranze di riuscita. E infine le ultime polemiche: qualcuno sostiene che devono ripetere il concorso tutti. Tutti significa tutti coloro che parteciparono alla preselezione, anche quelli che, non avendo i titoli allora per accedere, si fermarono, in base al principio dell’onestà. Mentre altri, titoli o non titoli, ci provarono lo stesso, furono ammessi con riserva e la spuntarono. In Italia bisogna badare poco alle leggi, a meno che non si abbia il cosiddetto piacere dell’onestà: beh, allora ben venga e si resti fuori dalla partita.
Insomma, in una mezza bagarre, si riparte da zero. Ancora si sentiranno i colpi delle carte bollate. E da più parti si levano anche voci maligne. Ma perché si è proceduto alla nomina di una commissione “locale”? Stavolta da lontano dovevano venire, questi benedetti commissari, queste figure investite di un difficile e delicato compito: da plaghe remote, dalla Valle d’Aosta, dalle alte vette alpine. Magari con un accento un po’ francese che fa tanto chic…


(da Vivere, inserto de La Sicilia del 14 gennaio 2010)