C’erano una volta le graduatorie ad esaurimento. Eh, già. Perché in Italia, come diceva il buon padre Dante, non giunge a metà novembre quello che viene stabilito a ottobre. ..(di Silvana La Porta, da Vivere, inserto de La Sicilia del 6 maggio 2011)

 

Dunque nel lontano 2007 tanti docenti precari fecero la scelta (ahiloro) di una provincia da scalare per giungere al desiderato ruolo. Le graduatorie, infatti, vennero definite, mai termine fu più sfortunato, ad esaurimento. Cioè non si sarebbero riaperte fino a quando non fossero appunto esaurite. Insomma le graduatorie erano congelate.

Bene. Ma siamo in Italia. Che ti va a succedere? Che nel 2009 le graduatorie, a sorpresa, et voilà, si riaprono… permettendo però un inserimento in coda in altre tre province, oltre quella di appartenenza. In coda, non col proprio punteggio. Un papocchio. Naturalmente ne vengono fuori una marea di ricorsi, perché se mi sposto di provincia, voglio entrarci con il mio punteggio, non in coda a quelli che ne hanno meno di me. Così, tra interessi di parte vari, per la gioia di avvocati e associazioni sindacali varie, è giunta qualche mese fa la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato, naturalmente, illegittimo l’inserimento in coda.

Risultato: adesso si riaggiorneranno le graduatorie ad esaurimento, ma le province non saranno più una più altre tre, bensì , probabilmente, una e una sola con inserimento a pettine. Dunque vengono annullate la graduatorie di coda, che erano state inaugurate qualche anno fa.  Il che significherà una rivoluzione in tutta Italia con patema d’animo dei precari, che non sapranno quale provincia scegliere e che ne sarà di loro. Gente che a Catania, ad esempio, era quasi giunta all’immissione in ruolo, in un attimo potrà vedersela sfumare perché altri professori supplenti la scavalcheranno. Insegnanti che avevano fatto una scelta ben precisa, magari trasferendosi al nord, rimarranno a bocca asciutta, dopo anni di sacrifici.

Poveri precari, e chi ci capisce più niente? Rassegnatevi, siamo in Italia, dove “ ‘a mezzo novembre  non giugne quel che  d’ottobre fili…”


Silvana La Porta (da Vivere, inserto de La Sicilia del 6 maggio 2011)