Lo raccomandiamo sempre ai nostri alunni: scrivete in modo non prolisso, evitate il periodare lungo, usate più spesso la punteggiatura, insomma fate dei periodi… concisi…(di Silvana La Porta, da Vivere, inserto de La Sicilia del 7 ottobre 2010)

E glielo ripetiamo spesso, anche a proposito dello stile degli autori che spieghiamo, guardate che questo scrittore usa uno stile breve e…conciso.

Poi, siccome in classe noi insegnanti, almeno così mi pare, parliamo in continuazione e diciamo di tutto e di più, e ci affanniamo sempre a chiarire e a spiegare, può capitare che parliamo degli Ebrei: vuoi mettere, chi non affronta almeno una volta l’Olocausto, i campi di sterminio, la sventura del popolo eletto da Dio? E, parlando degli Ebrei, parliamo di una pratica antichissima, che nei secoli ha assunto svariati significati sociali e religiosi. In alcune religioni è addirittura prevista dal codice di comportamento. Ma nell’immaginario collettivo europeo è di frequente ricollegata alla cultura ebraica. Se ne parla anche nella Bibbia: Gesù stesso, secondo quanto riportato, ne fu interessato.

Insomma gli ebrei, cari ragazzi, usano la circoncisione, e sono dunque circoncisi… Ok. Anzi l’argomento interessa tanto gli alunni, ne vengono fuori domande su questa strana pratica, addirittura qualcuno il giorno dopo porta una bella ricerca con tutti i chiarimenti del caso, che sucitano non poca curiosità. Che bello, non è facile oggi riuscire ad interessare i ragazzi. Ma basta scegliere l’argomento giusto e il gioco è fatto.

Almeno così credevate. E invece mai, dico mai, fornire troppe nozioni. Può capitare anche che l’eccesso di informazioni generi mostri. Perché tra stile degli autori e pratiche religiose e sociali avviene un mirabile miscuglio: così nella mente dei giovani è bell’e pronto un frullato frullatino, che alla fine si risolve nella seguente affermazione. “ L’autore usa uno stile breve e nervoso, creando periodi…circoncisi.”

Circoncisi, i periodi. Non gli ebrei. Cioè le frasi private di una loro parte, frasi mutilate. Mutilazione dello stile. E la prossima volta zitti, insegnanti. Niente sovrabbondanza. Muti e mutilati anche voi.