C’è un libro, appena uscito per la Rubbettino, che tutti i docenti leggeranno con piacere e un pizzico di nostalgia: si intitola Feudo del mare e l’autrice è una donna nota alla politica e agli ambienti letterari e culturali siciliani, la professoressa Marinella Fiume. E’ un romanzo che si beve d’un fiato, che pagina dopo pagina ti conduce in un’avventura che è intellettuale e politica insieme…(di Silvana La Porta, da Vivere inserto de La Sicilia del 17 giugno 2010)

C’è un libro, appena uscito per la Rubbettino, che tutti i docenti leggeranno con piacere e un pizzico di nostalgia: si intitola Feudo del mare e l’autrice è una donna nota alla politica e agli ambienti letterari e culturali siciliani, la professoressa Marinella Fiume. E’ un romanzo che si beve d’un fiato, che pagina dopo pagina ti conduce in un’avventura che è intellettuale e politica insieme: quella di Costanza, l’indimenticabile protagonista, che si professa un’insegnante prestata alla politica,  quella politica che è solo uno sporco patteggiamento tra lobby e corporazioni, dominata da una folle comunicazione multimediale a colpi di slogan. La protagonista, alter ego della scrittrice, ci prova a cambiare le cose come in classe così nella sua attività di sindaca. Ci prova senza remore e senza paura, anche quando è costretta a camminare scortata, anche quando una bambola minacciosa, una Barbie dai capelli rossi, grondante di smalto metaforicamente rosso, le ricorda che potrebbe lasciarci la pelle.

Emerge così un ritratto a tinte forti  di un paese siciliano, dove, prima della sindaca tanto amata e odiata, esisteva un apparato burocratico borbonico, arruolato con criteri clientelari; un ritratto non senza un pizzico di ironia bonaria, come nell’episodio di un palo della luce, divenuto improvviso casus belli.

Se Costanza non è tout court Marinella Fiume, donna politica e docente, c’è tanto di lei in queste pagine, dense di vita  e passione. Quanto basta per credere ancora in quell’antico sogno, il quale ancora tutti noi, dalla cattedra, segretamente coltiviamo:  coniugare saggiamente pedagogia e politica, il cui eskaton è tutto nella cura dedicata al più fragile, all’emarginato, all’ultimo. Come l’alunno che Costanza salva dalla ghettizzazione culturale…facendogli disegnare fumetti horror. E’ il modo più bello di trasmettere, far sì, come ci insegna Marinella in questo romanzo, che ogni ragazzo possa esprimere veramente sé stesso e non diventare mai un suddito omologato e passivo. Perché credere nell’unitas multiplex, ci dice con una strizzata d’occhio l’autrice, è la legge di una società che davvero si rispetti.