E’ notizia di qualche giorno fa: i ragazzi di oggi hanno un lessico povero, poverissimo, parlano male, scrivono peggio e tutto per colpa di sms e un altro problemino: l’oralità, cioè la preminenza del parlato, passa attraverso uno strano chiacchiericcio in diretta…che si esprime però in forma scritta. Si tratta delle chat…(da “Vivere” inserto de La Sicilia del 21 gennaio 2010)

 


Tra un rigo di versione di latino e il passaggio di un’equazione matematica, si chatta. I nostri alunni chattano a tutto spiano, cioè parlano con sconosciuti…scrivendo, digitando sulla tastiera lettere e pensieri.
Beh, qual è il problema? Bello, no? Si sta in contatto col mondo attraverso il computer. Si comunica. In forma scritta, ma come se si parlasse. E qui c’è qualcosa che non va: perché, ci hanno sempre insegnato, non si può scrivere come si parla. E se no che scrittura è? La scrittura necessita di controllo, attenzione, dominio del concetto e della parola.
E invece i nostri alunni chattano. E così imparano a scrivere. Bene, benissimo. Oggi alla lavagna un ragazzo traduceva dal latino e riportava la traduzione in italiano. E scrive “fu” con l’accento: fù. Sì, fù. E qui giù io: “No, no, quante volte ve lo debbo dire? I monosillabi non si accentano, tranne…”
Nel bel mezzo di questa predica linguistica, l’alunno mi guardava con un mezzo sorrisetto. Poi soggiunge: “Lo so, professoressa. Lo so. Ma nella chat tutti scrivono così.” La chaaaat? E che ce ne frega a noi della chat? Ma quale chat? Perdo qualunque apertura alla modernità, urlo quasi: “ Non importa, cosa scrivono gli altri, tu correggili, fai capire che “fu” si scrive senza accento!”.
E qui l’alunno assume un atteggiamento quasi rassegnato, mite, mite, poi timidamente aggiunge, ma proprio con un filo di voce: “Sì, vaglielo a fare capire, loro sono così orgogliosi di scrivere così, sono ignoranti, ma dettano legge.”
Cosaaaaa? I sostenitori del “fù” mettono in minoranza i pochi rimasti a scrivere correttamente? La dittatura delle chat crea una nuova lingua italiana, con accenti al posto sbagliato e senza grammatica? E’ la chat il nuovo nemico invisibile contro il quale lottiamo vanamente a scuola?
E inutile, possiamo rassegnarci. La lingua italiana fu. Recitiamole un bel de profundis. Anzi, pardon, la lingua italiana fù. Fù, fù, fù.

Silvana La Porta