Se gli insegnanti italiani c’è qualcosa che non sanno fare, se c’è proprio una cosa che non gli riesce, questa  è bocciare…di Silvana La Porta (da Vivere, inserto de La Sicilia del 17 giugno 2011)


 


Sarà perché hanno ormai definitivamente introiettato l’idea che la scuola deve essere inclusiva e non perdere nessuno dei suoi figli, sarà perché temono che bocciare gli alunni significhi bocciare loro stessi, sarà perché denunce, avvocati e sentenze sono in agguato,  sarà per un buonismo di maniera ampiamente diffuso, non ce la fanno proprio a fermare gli alunni che non meritano la promozione.

E a nulla, a quanto pare, è servita la nuova normativa sull’ammissione agli esami di stato, quella che sembrava la panacea a tutti i mali: anche con una solo insufficienza non si viene ammessi. Bisogna avere tutti sei, mica la media del sei. A sentire questa perentoria affermazione, ti passa pure un brivido lungo la schiena. Ma, vai a capire i meccanismi di quel guazzabuglio che è il cuore umano, succede una cosa strana: che i voti, come un bel panetto da pizza, stranamente lievitano, lievitano, si gonfiano all’inverosimile. Ma sì è 4, ma in fondo qualcosa l’ha detta, facciamo 5. Beh, da 5 il passo a 6 è un attimo. Ben, tutto ok. 6 in tutte le materie.

E poi, ancora per quello strano guazzabuglio che è il cuore umano, c’è il caso degli alunni bravi. Innanzitutto, chissà perché, i voti si fermano all’8, 9 e 10 manco esistono, mica gli alunni sono bravi come gli insegnanti. E dunque, arrivati ai ragazzi che si sono impegnati tutto l’anno, che hanno studiato sera per sera, che quando li hai chiamati sono stati sempre pronti, beh, qui no. Qui la bontà finisce: da 8 a 9 no. Rigore, severità, inflessibilità. Lasciamo 8, 9 in italiano presupporrebbe un novello Gabriele D’Annunzio, quella dalla prosa perfetta, che scriveva senza sbavature.

E’ così: i docenti non riescono, chissà perché, a fare niente, né a bocciare meritatamente, né a premiare meritatamente. Da 4 a 6 sì. Da 8 a 9, a 10 no. La scuola italiana è severa, che vi credete?

Silvana La Porta (da Vivere, inserto de La Sicilia del 17 giungo 2011)