Saper leggere. E’ una delle quattro fondamentali abilità che tanti e tanti libri di didattica hanno propinato per anni ai docenti e sulle quali si batte e si ribatte nella scuola primaria, per evitare che le nuove generazioni, quando leggono, non abbiano a che fare con una serie articolata di suoni…ma disarticolata di concetti!…di Silvana La Porta (da Vivere, inserto de La Sicilia del 17 febbraio 2011)


Ma non sempre questa meritoria occupazione della scuola dà buoni risultati e così, mentre paradossalmente nella scuola italiana si insegnano l’arabo e il cinese,  si assiste a parecchi guai nell’uso della lingua italiana, di cui può essere un esempio l’aneddoto seguente.
Dunque Giovanni Pascoli è una colonna della poesia italiana a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ma al di là di questo, Giovannino è legato per tutti noi al ricordo delle prime poesie imparate alla scuola elementare, quelle che raccontano della triste e improvvisa morte del padre, ucciso da ignoti mentre ritornava a casa in un assolato giorno di agosto. Ucciso perché? Da chi? Domande che sono rimaste senza risposta per gli studiosi, ma alle quali invece qualcuno prova a offrire spiegazioni. E chi può essere questo qualcuno se non un volenteroso alunno interrogato da un altrettanto volenteroso insegnante? 
Ad un certo punto, mentre parla della travagliata vita dell’autore, infatti, il ragazzo, con aria trionfante, esclama: “Il padre di Pascoli morì perché fumava troppe sigarette.” Dinanzi a tale convinta e apodittica affermazione, pronunciata con la massima sicurezza, il professore dapprima resta basito; poi chiede spiegazioni. Ma chi te l’ha detto? Nessuno lo sa il motivo della morte di Ruggero Pascoli e tu sì? Ma dove l’hai letto?
Sul libro, prof, non ci crede? Sul libro c’era scritto proprio così. Così come? Sul libro c’era scritta la seguente frase: “Il padre di Pascoli morì il 10 agosto 1867…per mano di…sicari.”
Sigari, prof., ha capito? Sigarette insomma. Non sicari, assassini, ma il micidiale fumo ha ucciso il padre di Pascoli. Noi sappiamo leggere, prof., che si crede?

Silvana La Porta (da Vivere, inserto de La Sicilia del 17 febbraio 2011)