Ormai i concorsi pubblici, nel mondo della scuola, sono passati di moda. Vi ricordate i famosi concorsi a cattedra ordinari, quelli con quei programmi mostruosi, terribili, che al solo pensiero di parteciparvi vi prendevano i brividi? Cose superate, passate, andate. Ci sono nuove proposte adesso… (di Silvana La Porta, da Vivere, inserto de La Sicilia del 6 gennaio 2010)



Ogni tanto si sente dire, infatti, che a scegliere gli insegnanti dovrebbero essere i presidi. Chiamata diretta, signori miei, così è tutto a posto, i dirigenti si fanno la scuola che vogliono, con le persone che vogliono. Poco importa quale sarà il criterio della scelta. Simpatia, amicizia, interessi speciali, bravura del professore, stima degli alunni e dei genitori, e chi più ne ha ne metta. L’importante è che i sistemi di assunzione cambino.

Ormai i concorsi pubblici, nel mondo della scuola, sono passati di moda. E non solo per gli insegnanti. Meglio non farne più nemmeno per i presidi. Mentre si attende con ansia il bando per il nuovo reclutamento dirigenti, 2800 posti, mica uno scherzo, e migliaia di partecipanti previsti, qualcuno fa un’altra inquietante proposta: e se i presidi venissero scelti dal collegio docenti? Invece di quei brutti concorsi dove poi succedono i pasticci,  vedi l’ultimo in Sicilia, meglio un’elezione diretta, dei governati che scelgono chi governa. Insomma qua il favore viene ricambiato: se il preside sceglie il docente, il docente può scegliere il preside. E non si tratta di una proposta allucinante. Già in altri paesi europei, vedi la Spagna, questa è una realtà.

Insomma i docenti eleggono il dirigente, che, a sua volta, assume i docenti. Il dirigente è espressione della volontà collettiva, a maggioranza, dei docenti. Ma se pensiamo alla politica, ci vengono subito i brividi: voto di scambio e clientelismo, mamma mia, ci sarebbe anche a scuola, il dirigente assume l’amico dell’amico, il docente vota per l’amico dell’amico! Dittatura della maggioranza: mamma mia, decidono molti, ma chissà se bene!

Chissà, forse rimpiangeremo, con tutte le loro magagne, i vecchi, obsoleti concorsi pubblici. E la sana ansia del giorno delle prove scritte…

 

Silvana La Porta, da Vivere, inserto de La Sicilia del 6 gennaio 2010