Su una cosa siamo tutti d’accordo: che la scuola è, o dovrebbe nelle buone intenzioni essere, un’istituzione educativa. Che duetta, o dovrebbe duettare, con l’altra madre di tutte le istituzioni educative: la famiglia, quella che Hegel definiva la cellula della società, uno Stato in piccolo…(di Silvana La Porta, da Vivere, inserto de La Sicilia del 26 agosto 2010)


Eppure quante volte scuola e famiglia si pongono in conflitto, se non in esplicita antitesi? Quante volte nella mente degli insegnanti passa un maligno pensiero del tipo: “Ma qui non bisogna educare i ragazzi, bisogna educare i genitori!”

Già, perchè la prima educazione si impartisce nei primi anni di vita, dopo il danno è già fatto e irreversibile. Vi figurate dunque la responsabilità della scuola materna? Bisogna stare molto attenti a dare ai bimbi indicazioni coerenti con le pratiche di vita quotidiana casalinghe, col rischio di sentirsi frequentemente dire: “Ma a casa la mamma me lo fa fare!”. Insomma è una vera tragedia dosare gli interventi, evitare le durezze, ma non essere nemmeno troppo accondiscendente. Fino a quando non succedono gli episodi inaspettati, quelli che ti mettono con le spalle al muro e  ti gettano in crisi profonda.

Primo giorno di refezione: siamo in una scuola materna statale ed è l’ora della pappa. Bambini, si mangia! Le maestre sistemano i piccoli con i loro zainetti, distribuiscono i contenitori col cibo , quando all’improvviso vedono un bimbo che, rivolto a tutti seduti attorno al tavolo, fa un gesto strano. La maestra gli va vicino e, un po’ allarmata, gli chiede cosa significa. Il bimbo, con la massima naturalezza, solleva nuovamente il palmo della mano e, serafico, dice,: “Alzatevi tutti, se no non mangio.” Come non mangi? Eh, sì. Perché, spiega il piccolo, a casa mia tutti mangiano…in piedi. Papà, mamma e fratellini maggiori. Mi fanno contento, così io mi squaglio la pappa.

A questo punto le maestre entrano nel panico: e adesso come glielo facciamo capire che si mangia seduti? Quale manuale di pedagogia ci verrà in aiuto? Situazione di impasse. Resta il nuovo motto educativo nelle scuole dell’infanzia che recita pressappoco così: ”Stand up… and eat!”

Su una cosa siamo tutti d’accordo: che la scuola è, o dovrebbe nelle buone intenzioni essere, un’istituzione educativa. Che duetta, o dovrebbe duettare, con l’altra madre di tutte le istituzioni educative: la famiglia, quella che Hegel definiva la cellula della società, uno Stato in piccolo.

Eppure quante volte scuola e famiglia si pongono in conflitto, se non in esplicita antitesi? Quante volte nella mente degli insegnanti passa un maligno pensiero del tipo: “Ma qui non bisogna educare i ragazzi, bisogna educare i genitori!”

Già, perchè la prima educazione si impartisce nei primi anni di vita, dopo il danno è già fatto e irreversibile. Vi figurate dunque la responsabilità della scuola materna? Bisogna stare molto attenti a dare ai bimbi indicazioni coerenti con le pratiche di vita quotidiana casalinghe, col rischio di sentirsi frequentemente dire: “Ma a casa la mamma me lo fa fare!”. Insomma è una vera tragedia, dosare gli interventi, evitare le durezze, ma non essere nemmeno troppo accondiscendente. Fino a quando non succedono gli episodi inaspettati, quelli che ti mettono con le spalle al muro e  ti gettano in crisi profonda.

Primo giorno di refezione: siamo in una scuola materna statale ed è l’ora della pappa. Bambini, si mangia! Le maestre sistemano i piccoli con i loro zainetti, distribuiscono i contenitori col cibo , quando all’improvviso vedono un bimbo che, rivolto a tutti seduti attorno al tavolo, fa un gesto strano. La maestra gli va vicino e, un po’ allarmata, gli chiede cosa significa. Il bimbo, con la massima naturalezza, solleva nuovamente il palmo della mano e, serafico, dice,: “Alzatevi tutti, se no non mangio.” Come non mangi? Eh, sì. Perché, spiega il piccolo, a casa mia tutti mangiano…in piedi. Papà, mamma e fratellini maggiori. Mi fanno contento, così io mi squaglio la pappa.

A questo punto le maestre entrano nel panico: e adesso come glielo facciamo capire che si mangia seduti? Quale manuale di pedagogia ci verrà in aiuto? Situazione di impasse. Resta il nuovo motto educativo nelle scuole dell’infanzia che recita pressappoco così: ”Stand up… and eat!”