Finalmente l’abbiamo vista muoversi.  Questa gioventù apolitica, rassegnata, qualunquista, almeno così dicunt, è scesa in piazza. Lo ha fatto nei giorni scorsi in tutta Italia contro una riforma dell’Università che, se tenta di risolvere, almeno nelle dichiarate intenzioni, il vecchio problema del baronaggio, dall’altra parte apre la strada a una pericolosa privatizzazione del sistema universitario…(di Silvana La Porta, da Vivere, inserto de La Sicilia del 2 dicembre 2010)


E dunque ci hanno fatto riflettere le immagini di quella marea di giovani ondeggiante per piazze, strade e stazioni, con in bocca una sola parola. “Non rubateci il futuro.” E’ da anni, ormai, che il futuro gliel’hanno rubato. Finalmente l’hanno capito. Con quel diluvio di corsi universitari dai nomi più bizzarri, creati solo per  favorire, nella bella Italia del clientelismo sfrenato, questo o quel docente bisognoso di una bella cattedra; con i baroni inamovibili che, agli esami, li guardano dall’alto in basso e poi esclamano, guardando con disprezzo i loro abiti informali: “Lei  si presenterà così in tribunale quando sarà avvocato?” E il povero figlio di nessuno se ne va, da questa università “pubblica”, a testa bassa, mentre i figli dei magistrati, dei medici e degli ingegneri, bravi o non bravi, trovano la via spianata verso la laurea.

I giovani di oggi, considerati forse un po’ troppo frettolosamente superficiali, l’hanno capito ormai. Ci vogliono riforme serie, ponderate, volte a scardinare, e non sarà facile, sistemi inossidabili di antica data. Ed è stato costruttivo, in questi giorni, nelle classi dei nostri istituti superiori, sentire passare il vento dell’indignazione, la forza di volontà, il coraggio delle idee.

La presa di coscienza è avvenuta. L’importante è uscire dall’apatia e dalla rassegnazione. E non ripetere più, come diceva in un suo famoso dramma il grande Eduardo De Filippo, che tutto è “cosa ‘e niente”. Perché, a furia di sottovalutare i problemi e di star sempre zitti, siamo diventati, negli anni, anche noi e la nostra misera istruzione una povera “cosa ‘e niente”.


Silvana La Porta, da Vivere, inserto de La Sicilia del 2 dicembre 2010