altNon credo sia sbagliato far sapere che qualcosa si muove anche se si è in qualche modo coinvolti, far sapere che nascono nuove cose che promettono di avere un futuro e che “entrano nel merito”. Nel merito di che? Di un problema cruciale del nostro tempo, quello dell’educazione, nel senso più ampio e coinvolgente del termine. La rivista si chiama “Gli asini”



18 luglio 2010

Qualcuno guarda al futuro

di Goffredo Fofi

Quella che segue è una via di mezzo tra una nota informativa e un invito alla lettura su un’iniziativa – una rivista – nella cui ideazione sono stato coinvolto anch’io. Non credo sia sbagliato far sapere che qualcosa si muove anche se si è in qualche modo coinvolti, far sapere che nascono nuove cose che promettono di avere un futuro e che “entrano nel merito”. Nel merito di che? Di un problema cruciale del nostro tempo, quello dell’educazione, nel senso più ampio e coinvolgente del termine. La rivista si chiama “Gli asini” e la pubblicano, guarda caso, le Edizioni dell’Asino (www.gli asini.it e, per corrispondere, rivista@gliasini.it); non la troverete in libreria, verrà venduta per via militante da quelli che la fanno (se qualche libraio la vuole, deve pagarne le copie, scontate, in anticipo) ma se vi interessa potete abbonarvi: sei numeri 50 euro (per informazioni:

Parla dei problemi della scuola e dei problemi dei vari tipi di educatori che ci sono in Italia, regolari e irregolari, professionali e volontari, a vasto raggio, ma poiché i suoi collaboratori sono convinti che il problema dell’educazione non sia settoriale e non riguardi soltanto gli “educatori autorizzati” ma tutti gli adulti cittadini questa nazione informe e scomposta che è diventata l’Italia, vi si tratta di educazione nel senso di crescere aiutando i piccoli e anche i grandi a trovare e sviluppare le proprie potenzialità positive, ragionando insieme sullo stato presente delle cose, verificando i modi possibili di reagire, nella giusta affermazione di un proprio ruolo, del proprio contributo alla vita di una comunità e di una società. Tutto questo contempla evidentemente anche le battaglie contro i diseducatori, dovunque essi si collochino.

Il direttore Luigi Monti, modenese sui trentacinque coinvolto in molte iniziative pedagogiche concrete, per esempio quelle del gruppo Mammut a Scampia, e instancabile esploratore di realtà in movimento in ogni parte della penisola, parla nel suo editoriale di un luogo di inchiesta e riflessione, ma anche di un laboratorio di azione, di “movimento”, in cui l’analisi e la teoria si mantengano costantemente in rapporto con le pratiche e le situazioni.

Si tratta in definitiva di un gruppo aperto e variegato di collaboratori che raccontano esperienze e difficoltà e risultati, che discutono il particolare e il generale, che vedono le azioni nella loro collocazione sociale, nel loro contesto storico. Che, di fronte alla crisi evidente, vistosa della politica e della democrazia, sono convinti che si debba e possa ripartire con pazienza e impazienza dal culturale e dal morale, rivalutando la nobile scienza della pedagogia così importante in passato, strappandola ad accademie stanche e sterili, comprese quelle di sinistra responsabili di riforme che hanno contribuito al disastro della scuola pubblica. E, dunque, di tutto. Occorre ridar dignità alla disciplina che studia le teorie, i metodi e i problemi che concernono l’educazione dei bambini, dei giovani, ma anche degli adulti, dando all’educazione il suo significato più ampio e radicale, e allargandola, riportandola, dalla scuola alla società.

Nel numero uno di “Gli asini” si trovano editoriali di carattere generale e specifico (tra questi ultimi, di Grazia Fresco, grande educatrice montessoriana della prima infanzia, e un appassionante Una madre giudica la scuola). Resoconti di pratiche (il citato Mammut, il lavoro della comunità delle Piagge a Firenze, don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco, Maria Stefani sui problemi degli assistenti sociali, una utilissima corrispondenza sulla riforma della pubblica istruzione negli Usa al tempo di Obama, eccetera) e polemiche, recensioni, notizie ma anche, nelle pagine centrali i bellissimi disegni di un giovane illustratore, Andrea Petrucci, sulla “tragedia dell’infanzia” e nelle pagine finali un fumetto di Giacomo Monti, che definirei di attualissima fantascienza, Il virus.

E infine un dossier chiamato “Film”, affidato ai collaboratori più giovani, su “giovani normali” dell’Italia di oggi, chi sono e cosa pensano, con assaggi o carotaggi di Fabio Piccoli, Nicola Villa, Nicola Lagioia, di due grandi fumettisti come Gipi e Andrea Bruno e di un super-giovane come l’amato e amaro Mario Monicelli. Nei prossimi numeri ci saranno il e la giovane delinquente, il e la giovane disabile, il e la giovane militare, i giovani genitori eccetera. La grafica, semplice e perfetta, è di orecchio acerbo. Il titolo complessivo di questo primo numero è tutto un programma: “individui o servi”.

Io che qui scrivo ho contribuito mettendo a disposizione dei redattori (in parte provenienti dall’area di “Lo straniero”) una certa competenza nel far riviste. E questa è una delle più belle riviste a cui sono felice di aver dato una mano e un pezzo di cuore.

http://www.unita.it/news/goffredo_fofi/101351/qualcuno_guarda_al_futuro