*“LA REPUBBLICA” E LE SCUOLE Lucia Lo Cicero, dirigente scolastico della scuola seconda- ria “Ignazio Florio” ha scritto: Egregio Presidente dell’ASASI, voglio segnalare, perché possiate darmi delucidazioni, l’azione denigratoria che il giornalista Intravaia di Repubblica esercita da Febbraio nei confronti della scuola Ignazio Florio, che da quest’anno mi trovo a dirigere…(da Asasi)



Io, infatti, trovo alquanto difficile capire le ragioni per cui questo giornalista, senza esperienza diretta, visto che l’accadimento pubblicato nel giornale domenica 27 c.m. era noto a me e alla responsabile del plesso Borgese, debba descrive la scuola come un covo di delinquenti. Forse perché gli studenti provengono dallo Zen e per episodi che sono molto consueti tra gli adolescenti in ogni scuola del territorio? Il giornalista a Febbraio aveva ritenuto giusto contattarmi telefonicamente per chiedere spiegazioni su quello che considerava una inusuale punizione, e aveva fatto intendere di avere avuto sufficienti chiarimenti giustificativi, salvo poi ad utilizzare le mie precisazioni per argomentare la sua tesi denigratoria. Quest’ultima volta non ha ritenuto utile rispettare il principio della pluralità delle fonti, e ha fornito deduzioni che mi hanno fatto pensare ad una connivenza con chi ha riferito i fatti, e a svantaggio di chi come noi li ha subito. In breve il fatto: un alunno di prima classe della Borgese, in bagno è stato fatto oggetto di un’azione definita erroneamente di bullismo, ma per questo non meno grave, di aggressione da parte di un alunno della nostra scuola. La professoressa, pertanto, come soluzione tamponante mi chiedeva di utilizzare i bagni in orari differenti, ed io pur non condividendo, perché a mio avviso, i problemi si affrontano e non si eludono, ritenendo educativo affrontare anziché evitare le situazioni, ho dato il mio assenso. Si capisce che da subito è iniziata l’indagine per individuare le persone coinvolte nei fatti e formulare gli interventi educativi adeguati, che il giornalista non sembra condividere dal momento che da professore preferisce quelli punitivi, che addossano la responsabilità all’alunno anziché su un’azione di autoanalisi delle modalità di insegnamento e della capacità di prevenzione e risoluzione dei conflitti. Ma ognuno è libero di scegliere le modalità correttive che ritiene più opportune secondo le teorie psicologiche e pedagogiche che assume come riferimento teorico della sua azione educativa. Non si capisce perché il giornalista, prediliga descrivere la nostra scuola negativamente deformando la realtà, una scuola che riesce a coniugare equità ed eccellenza, che si sforza di garantire a tutti pari opportunità, promuovendo e valorizzando i meriti individuali, che mette al centro del sistema scolastico l’alunno quale protagonista delle proprie scelte e partecipe della sua crescita culturale, educativa e formativa.

Lucia Lo Cicero, dirigente scolastico

della scuola secondaria “Ignazio Florio”

 

Come associazione di scuole confermiamo il taglio superficiale e denigratorio che a volte riscontriamo nella cronaca siciliana di questo giornale, che pur dovrebbe essere l’espressione del capitalismo illuminato italiano. Articoli improntati alla difesa degli studenti occupanti, dei centri sociali, dei Cobas, degli estremismi più nichilisti. Non dimentichiamo l’articolo “I presidi hanno vinto un concorso truccato” con cui si denigravano 426 presidi che avevano vinto un concorso facendo semplicemente il proprio dovere. I presidi che tentano di riportare la disciplina nelle scuole etichettati come “Presidi sceriffi”, gli studenti che occupano e che si oppongono alla polizia fotografati come eroi. Noi pensiamo che un giornale contro le istituzioni non sia un buon giornale. Naturalmente c’è libertà di stampa e ci guardiamo bene dal chiedere censure. Ma questo giornalista è anche un docente e dovrebbe rispettare il codice deontologico dei pubblici impiegati che vieta di denigrare la propria amministrazione. Alla collega preside diciamo però che, quando serve, anche le punizioni devono essere considerate educative.

Il presidente dell’ASASi