Nuove materie, quadri orari e organizzazione didattica.La riforma della secondaria superiore, ci piaccia o meno, è in dirittura di arrivo. L’obiettivo fondamentale, ormai è sotto gli occhi di tutti, è tagliare, di certo non migliorare la scuola italiana. E possiamo definire una mezza buffonata anche questa storia dei pareri delle varie commissioni alla Camera e al Senato…di Silvana La Porta

Inutilmente, infatti, si è sperato che da qualcuno venisse un segnale, uno stop, un tentativo di seria revisione di questa folle “riforma”. Cioè tanti, tutti ci hanno provato, ma con scarsi risultati. Il governo procede come un treno e si avvia alla conclusione un iter scontato, dove l’avrebbero vinta loro. Basta leggere il parere della Commissione cultura del Senato, un documento ambiguo, dove il linguaggio è usato con intento mistificante e mistificatorio. Signori miei, cerchiamo di sapere leggere bene: qui ci stanno prendendo in giro. Cioè la riforma passerà e andranno a farsi benedire tutti gli avvertimenti e tutti i consigli sbandierati di qua e di là.

Infatti la VII Commissione scrive che “giudica favorevolmente il riordino, volto a rendere operativo il percorso di riforma da tempo avviato, anche a seguito delle intervenute modifiche costituzionali, concentrando le risorse più sulla qualità che sulla quantità.”

Cioè si sta facendo una riforma centrata su un risparmio forsennato e alla cieca, senza criterio, ma, come usavano i buoni Romani, quando facevano il deserto e lo chiamavano pace, si spaccia tutto ciò per una rivalutazione della qualità.

Ma il bello è a sentirli parlare della riduzione delle ore di lezione: la chiamano “riduzione dei carichi orari al fine di consentire tempi più distesi agli alunni”. Un altro bel discorsetto per non dire che si vogliono eliminare, non in un’ottica pedagogica e didattica in base a criteri epistemologici fondati, ma solo in una miserabile ottica economica, materie per, naturalmente, eliminare insegnanti. Mettete quelli di diritto, di economia, di geografia: in base a quale criterio non si ritiene utile lo studio di queste discipline? Boh, non esiste criterio, ma solo vaghi discorsi. Sentiamo ancora la Commissione al Senato sui licei: “Condivide la scelta di rinunciare ad alcune discipline che erano state introdotte negli ordinamenti con talune sperimentazioni, come ad esempio diritto ed economia. Pur nella consapevolezza che si tratta di materie di grande importanza, soprattutto per l’educazione alla legalità e per il contrasto di fenomeni di devianza, ritiene infatti che l’istruzione liceale debba tendere all’acquisizione di una formazione critica i cui contenuti saranno approfonditi nel successivo percorso universitario.”

E che significa? Dunque lo studio del diritto non serve al liceo, macchè, conoscere diritti e doveri mica serve, tagliamo il diritto, così eliminiamo gli insegnanti e se ne tornano, se trovano posto, a fare gli avvocati.E questo vale per tutte le discipline perchè, che sia italiano o matematica, in tutti gli istituti viene lodata “la riduzione oraria e disciplinare, che consente di ritrovare il giusto equilibrio tra quantità e qualità, fortemente alterato nel tempo per ragioni meramente occupazionali.”

Poi nel parere della Commissione è tutto un susseguirsi di “si invita”, “si raccomanda” “si suggerisce”, frasi che sembrano quelle che i genitori dicono ai figli prima che escano la sera, parole che subito si dimenticano, varcata la soglia, e delle quali ci si fa poi una bella risata. La più bella frase è la seguente: “Si raccomanda di prevedere il riposizionamento del personale che sarà definito soprannumerario o non inseribile nei nuovi percorsi formativi.”

Come dire prendete una persona laureata e trovatele una posizione, una collocazione, un buco dove infilarsi dopo questo taglia taglia. Filosofi, grafici, geografi e tanti altri hanno altissime probabilità di trovarsi in situazioni di soprannumerarietà. E scatta l’obbligo di riconversione professionale su altre classi di concorso o sul sostegno. Cioè inventati, reinventati, plasmati, vecchio docente. La scuola italiana è flessibile, flessibilissima.

Ora sicuramente è vecchia e pletorica, ma, in soldoni, che cosa si sarebbe dovuto fare? Chiedersi, nel 2010, quali competenze e quali conoscenze e quali abilità devono avere i giovani per inserirsi nella società odierna, non in quella di 50 anni fa. Bisognava ridefinire i saperi, in base a questo ridefinire i programmi e poi, dico poi, strutturare la riforma della secondaria superiore.

Qui invece c’è solo una furia devastatrice, tagliare a più non posso, senza sapere quale scuola vogliamo ed è necessaria.

Ma tutto si avvia alla sua ineluttabile conclusione. Dopo i pareri espressi dalle commissioni cultura, in successione Camera e Senato, che hanno fatto seguito a quelli di Cnpi, Conferenza unificata Stato-Regioni e Consiglio di Stato, i tre schemi di regolamento torneranno al Consiglio dei Ministri per l’ok in seconda lettura.

Sarà la seduta del Consiglio dei ministri di venerdì 5 febbraio, a dare l’ok a “nuovi” licei, tecnici e professionali? O il burbero Mef, lo farà rimandare alla successiva del 12 febbraio?

La Riforma avanza e nessuno potrà fermarla. E le materie diminuiranno e le loro ore si ridurranno.

Ma sì, leviamole tutte le materie, cancelliamo lo scibile umano, a scuola non resti più niente (e nessuno). Tanto già è un fantasma, lacera, schiava, battuta da tutti, offesa da una riforma che la ridurrà simile a una larva. Poveri quelli che (pochi) resteranno (fortunati o sfortunati chi lo sa) a insegnare.Un’altra materia.


Silvana La Porta