Si solleva da più parti il dibattito sugli esami di maturità. Hanno ancora un senso?…di Silvana La Porta

 


 


E’ possibile bocciare tenendo conto che, per essere ammessi,  è ormai necessaria la sufficienza in tutte le materie? E, se è illegale bocciare, che senso ha allora spendere, per lo Stato,  una cifra astronomica per il noioso e puramente formale svolgimento di tre prove scritte e una orale? Sottoporre gli alunni a uno stress considerevole, a spese notevoli le famiglie per la loro preparazione, quando poi i risultati, bene o male, son quelli e i commissari tendono a rispettare la media di ammissione degli alunni?

A questo punto si possono fare due discorsi uno teorico e uno più legato, direbbe il buon  Machiavelli, alla “realtà effettuale” della cosa. Teoricamente, pur essendo stato ammesso con tutte sufficienze (sulla loro autenticità non discutiamo, l’argomento meriterebbe un capitolo a parte)  un alunno può essere bocciato all’esame di Stato. Perché no? L’esame verifica la maturità globale del candidato, non solo le sue conoscenze nelle singole discipline. E maturità globale vuol dire studiare i nutriti programmi delle varie discipline, saperle organizzare in un quadro coerente, e studiarle con metodo, reggere l’impatto con le prove scritte, sapere organizzare il lavoro di preparazione all’orale, reggere il confronto con gli esaminatori per un’ora intera.

Certo che teoricamente un alunno potrebbe essere bocciato, perché, pur conoscendo a sufficienza (?!) le varie materie, potrebbe non possedere una maturità globale, che si estrinseca in più forme. La Commissione può non ritenerlo, appunto, maturo.

Ma,se guardiamo alla realtà effettuale della cosa, l’esame di stato si rivela una vera parata di ipocrisie varie. Gli alunni vengono ammessi e parecchi di loro non lo meriterebbero; studiano poco e male e fidano negli aiuti “esterni” per i quali sono disposti anche a sborsare soldini; le prove orali si riducono alla ripetizione di quattro nozioni raffazzonate, ripetute in un italiano pessimo, tranne rari casi.

Bene. Se questa è la “realtà effettuale” della cosa, sarebbe meglio eliminare questi inutili esami, come ha ben detto il preside Giorgio Cremaschi nel libro “Malascuola”  citato da Vincenzo Pascuzzi: “«In realtà gli esami di Stato in Italia non verificano proprio nulla. In compenso i costi reali sono molto, molto più alti: comprendono il lavoro del ministero, degli uffici scolastici provinciali; e persino il costo dei carabinieri, impegnati a conservare le prove d’esame e a consegnarle alle scuole la mattina delle prove… messinscena anacronistica che sopravvive negli anni, sfiorando il ridicolo.» E poi ancora: «Possiamo allora stimare in un miliardo e mezzo di euro il costo degli esami nella scuola italiana. Il 3,5 per cento dell’intero bilancio. È un costo enorme, ed è uno spreco inaccettabile che le scuole siano bloccate per un mese a causa dello svolgimento degli esami, e più della metà dei docenti sia retribuita e inutilizzata. Ma il problema degli esami non è solo quanto costano, ma soprattutto a che cosa servono.»

In modo siffatto questi esami non servono a nulla. Non premiano, non bocciano. Fanno perdere tempo a tutti.

Oh, se la maturità fosse una cosa seria.!Se fosse. Ma c’è ancora una cosa seria nella scuola italiana?Intanto teniamoci questi esami, very well, troppo very well…

Silvana La Porta