Il teatro Massimo Bellini ha proposto ieri sera una serata di musica d’eccezione con una vera e propria maratona dedicata a uno dei più grandi compositori di tutti i tempi: Sergej Rachmaninov. In programma i celeberrimi quattro Concerti per pianoforte e orchestra e la Rapsodia su un tema di Paganini, diretti con la solita maestria dal nostro Epifanio Comis e con al pianoforte cinque grandi promesse giovanissime, che hanno dimostrato di essere davvero all’altezza dell’arduo compito loro affidato…

Suonare Rachmaninov infatti per il pianista, si sa, non è mai facile. Forse perché lo stesso musicista era un uomo che concepì i suoi concerti per la sua stazza di omone di 1,95 con mani enormi, condendoli con grandi virtuosismi della tastiera. Un tardoromantico in pieno Novecento, che strizzò sempre l’occhio al suo maestro Tchaikovsky e che amava sottoporre il pianista a delle difficolta’ tecniche notevoli, quasi a volerlo sfidare a dimostrare tutto il suo valore.

E la sfida del Bellini è stata proprio vinta da Riccardo Alma (concerto n.1), Lorenzo Pascucci (concerto n.2), Dmitrij Shihkin (concerto n.3), Daniele Rametta (concerto n.4) e Viviana Lasaracina (Rapsodia su un tema di Paganini). Giovanissimi certo, ma già con una significativa carriera alle spalle, pur con le loro specificità nell’esecuzione, sono stati davvero bravi tutti, anche nelle acrobazie dei tasti più incredibili. Particolarmente convincente l’unica donna del quintetto, una pianista dal tocco preciso e convincente, dotata di un fermo carattere.

Una menzione particolare merita poi il russo Dmitrij Shihkin, fosse solo per il fatto che ha eseguito il celeberrimo Rach 3, il famoso concerto di Horowitz, interpretandolo con piglio inequivocabile e maturità inattesa in un imberbe esecutore. Davvero si è ben districato tra i due temi portanti, il primo nervoso e drammatico, l’altro più languido ed elegiaco, in una cascata di note, che è culminata in numerosi orgasmi musicali, sottolineate dalle trombe e da tutta l’orchestra del Bellini, anch’essa all’altezza del compito, col suo poderoso e compatto muro di suono.

Il tutto condito dalla standing ovation finale per gratificare a lungo queste verdi promesse della scena pianistica, glielo auguriamo, internazionale…

Silvana La Porta