“Il Tesoro non dica solo di no, per quello bastano i ragionieri. Il reclutamento nella scuola deve andare avanti, impossibile rinunciarvi”
Intervista al sottosegretario all’istruzione Roberto Reggi di Daniela De Crescenzo – Il Mattino…

«I pensionamenti nella scuola? Servono a far entrare 4000 giovani nella scuola. Tocca al ministero per l’economia risolvere i problemi finanziari»: il sottosegretario all’istruzione Roberto Reggi, a Napoli per visitare la Fava-Gioia, una delle scuole interessate dai lavori avviati grazie ai finanziamenti del progetto «Scuole Belle», spiega il punto di vista del suo ministero sulle divisioni all’interno del governo sul provvedimento che coinvolgerebbe migliaia di aspiranti pensionati.

Il governo si era impegnato a sbloccare i pensionamenti bloccati nel 2012 dalla legge Fornero. Ma ieri ha fatto marcia indietro. Una battuta d’arresto importante?

«L’aspetto più significativo per quel che riguarda il ministero della pubblica istruzione era quello di poter contare sul reclutamento di 4000 nuovi giovani nella scuola: ce ne è bisogno come il pane. È necessario rinnovare il corpo docente che ha l’ età media più alta d’Europa. Nello stesso tempo il provvedimento dava risposta a un’ingiustizia palese che c’è stata negli anni scorsi. Quindi era una bella opportunità. Adesso non sappiamo ancora come andrà a finire la vicenda».

Un problema, questa volta, interno al governo?

«C’è un evidente conflitto tra una parte che ha il dovere di tenere in ordine i conti, il ministero dell’economia, e chi invece legittimamente chiede a livello politico di risolvere un problema che ormai è sotto gli occhi di tutti. Vediamo come andrà a finire. Io mi auguro che finisca bene, che si possano assumere 4000 nuovi giovani nella scuola. Io faccio sommessamente presente al Mef che dovrebbero essere loro a risolvere il problema e non gli altri. Non devono limitarsi a dire di no, per quello bastano nemmeno i ragionieri, basta un programma di un computer: si mette un numero viene fuori verde o rosso e si decide. Io ho fatto il sindaco per dieci anni: in questi casi chiedevo al ragioniere di trovami la soluzione, visto che l’indirizzo politico è quello. E normalmente questa si trovava».

Anche questa volta ci sono state un mare di contestazioni per le ammissioni ai tirocini formativi. Adesso che succede?

«Su numeri tanto elevati è ammissibile e statisticamente possibile anche qualche problema che riguarda qualche centinaio di casi».

Ma ci sono state ancora una volta domande sbagliate

«Su quante domande ci sono stati errori? Si tratta di dare il peso relativo. È chiaro che si può sempre far meglio. Sono convinto che riusciremo a risolvere il problema in tempi brevi».

I soldi spesi per il progetto scuole belle sono stati investiti bene?

«Il provvedimento interessa la metà dei plessi della provincia di Napoli, stiamo parlando di 37 milioni di euro destinati a Napoli che su 150 milioni di euro rappresentano il 25 per cento. Per la città è una grande opportunità per rimettere a nuovo le proprie scuole. Io mi auguro che non venga sprecata. Nel 2015 arriveranno fondi altrettanto consistenti e questo, insieme ad altri provvedimenti che fanno sempre riferimento all’edilizia scolastica, consentirà a metà delle scuole del Paese di essere messa in sicurezza e di ripristinare il decoro e la funzionalità degli impianti».

L’operazione ha permesso di recuperare molti Lsu che rischiavano di perdere il posto. Ma sarà utile?

«Questo è un altro aspetto importante. Grazie a questa operazione si sono salvati 13 mila posti di lavoro reimpiegando persone che prima facevano solo pulizie e oggi fanno pulizie e piccola manutenzione. Quindi è un investimento anche sulla professionalità di questi lavoratori».

Non tutti i presidi sono soddisfatti del recupero degli Lsu che, a loro parere, non sempre in passato hanno lavorato bene. Osservazioni giuste?

«Sta anche ai capi d’istituto trovare il modo di far funzionare meglio le cose. Abbiamo fatto una bella operazione: bisognerà essere pazienti, venirsi incontro e tutti dovranno fare la propria parte. L’alternativa quale era? La cassa integrazione che sarebbe comunque finita dopo pochi mesi e queste persone avrebbero perduto il posto di lavoro. Certo, i dipendenti per primi devono essere responsabili e mettersi a disposizione per fare il lavoro che gli è richiesto».

Le nomine per le direzioni scolastiche regionali sono bloccate in un momento in cui ci sarebbe molto lavoro da svolgere. Che succederà? «Non mi risulta che le nomine sono bloccate. Ci saranno a brevissimo».

Anche sulle ammissioni a medicina ci sono stati tanti ricorsi e il governo ha detto no al numero chiuso. Mai presidi di facoltà sono contrari alla proposta. Che fare?

«Si tratta di capire quale è la soluzione migliore per il futuro. È chiaro che i test d’ingresso oggi creano una barriera selettiva molto forte. Le famiglie per prime chiedono maggiore libertà di accesso alla facoltà di medicina: bisogna sempre mettere insieme quello che è un desiderio con il fabbisogno di medici che abbiamo».

Oggi molti vanno a studiare all’estero.

«Appunto. Bisogna evitare che ci siano percorsi inutilmente dannosi e dispendiosi per i nostri cittadini. Quindi, a mio parere, dovremo trovare una soluzione che pur mantenendo una limitazione all’accesso, consenta di dare una valutazione che non sia un test. Questo sistema non sempre è coerente con quella che dovrebbe essere la cultura generale di un aspirante medico. Siamo in una fase di discussione. Giustamente le università chiedono di essere messe in condizione di organizzare i corsi perché altrimenti avremo migliaia di iscritti che non sapremo dove mettere nemmeno nelle aule. Bisogna fare una scelta insieme alle università».

Napoli è la capitale dell’evasione scolastica. Qual è il vostro progetto per batterla?

«Noi abbiamo un progetto di sistema che parte dalla realizzazione degli asili nido ovunque perché questo è lo strumento più potente contro la dispersione scolastica e contemporaneamente può mettere in circolo un po’ di lavoro, soprattutto femminile. È in discussione proprio in questi giorni alla settima commissione del Senato una nuova legge peri servizi dell’infanzia che vorrebbe trasformare un servizio a domanda individuale oggi prevalentemente al Nord in un diritto dei bambini e delle bambine presente ovunque».