Sostiene ancora Granato: “Auspico che Veneto e Lombardia riflettano bene sulle conseguenze che questa competenza comporterebbe per loro, innanzitutto per la gestione di un organico in parte statale e in parte regionale, per cui sarebbe anche difficile la gestione della mobilità e dei contenziosi, poi per la burocrazia elefantiaca che si creerebbe per il doppio passaggio MIUR-Regione su svariate materie a partire dal sistema di valutazione. Un pasticcio in cui nessun buon governatore regionale si vorrebbe trovare”.

[Bugiardino. 1) si tratta di SCIPPO !! altro che Regionalizzazione, uno SCIPPO legoista; 2) Lega pro domo sua e i Cinque Stelle stanno a guardare; 3 Regionalizzazione Scuola è una Grande Opera: serve uno studio come quello del prof. Marco Ponti sulla TAV; 4) fra Lombardia e Veneto 5 mln di elettori hanno votato sì ai referendum del 22 ottobre 2017. v.p.]

 

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Regionalizzazione: intesa impossibile per Granato (M5S). I “Partigiani” aderiscono allo sciopero

 

La  notizia della firma dell’intesa fra MEF e Regione Veneto in materia di regionalizzazione sta creando non poco disorientamento soprattutto dopo che nelle ultime ore si erano diffuse voci che la procedura si sarebbe fermata.

Granato (M5S): bisogna prima definire i LEP

Secondo Bianca Laura Granato, senatrice del M5S di cui abbiamo raccolto alcune dichiarazioni, “se manca la determinazione dei LEP, sulla regionalizzazione non si apre neanche la discussione”.
“E non sarà certo questione di ore o di giorni – aggiunge Granato – anche perché sull’istruzione ci sono tante di quelle criticità che si riverserebbero sulle regioni che chiedono l’autonomia (anche economiche) che renderebbero ingestibile il servizio”.
Sostiene ancora Granato: “Auspico che Veneto e Lombardia riflettano bene sulle conseguenze che questa competenza comporterebbe per loro, innanzitutto per la gestione di un organico in parte statale e in parte regionale, per cui sarebbe anche difficile la gestione della mobilità e dei contenziosi, poi per la burocrazia elefantiaca che si creerebbe per il doppio passaggio MIUR-Regione su svariate materie a partire dal sistema di valutazione. Un pasticcio in cui nessun buon governatore regionale si vorrebbe trovare”.

Le regioni non riusciranno a gestire il sistema scolastico

“Questi governatori – aggiunge la senatrice del M5S – non hanno idea di cosa significhi gestire un servizio come la scuola, con una mole di utenti di quelle dimensioni, il personale più numericamente cospicuo e insoddisfatto di qualsiasi altra pubblicaamministrazione, le sigle sindacali, le famiglie, i rapporti con il territorio e con il MIUR . Tutto un mondo che pretende risposte e non si accontenta di una pacca sulla spalla”.

“Al netto di queste riflessioni – conclude Bianca Laura Granato – non credo che lo stesso servizio con gli aggravi burocratici che ne deriverebbero, potrebbe essere gestito a saldi invariati . Saranno le regioni a dover sborsare il resto, non credo che al netto della campagna elettorale che la Lega sta facendo su questo, ai cittadini ne deriverà un gran vantaggio”.

Partigiani scuola pubblica:  aderiamo allo sciopero

Sul tema va segnalato anche un duro commento dei Partigiani della scuola pubblica:“Quella che è stata definita la ‘secessione dei ricchi’ procede nell’imbarazzo e nella contraddizione di un governo sotto palese ricatto della forza di minoranza leghista che in cambio del reddito di cittadinanza ha messo sul piatto l’autonomia differenziata. Non vi sono giustificazioni né attenuanti. È una manovra iniqua ed inaccettabile che divide il Paese fra formazione di serie A e di serie B!”
Anche secondo i PSP, l’intesa potrebbe essere illegittima: “I LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) – scrivono infatti – vengono solo citati, non definiti. Senza questa importante prerogativa non si può firmare alcun accordo! Perché è contro la Costituzione e contro il concetto stesso di Nazione”.
Ed è per questo che i Partigiani annunciano che aderiranno allo sciopero indetto dall’Unicobas e dall’ANIEF per il prossimo 27 febbraio; al tempo stesso sollecitano una forte presa di posizione anche da parte degli altri sindacati per dare vita ad una protesta ampia e unitaria.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/regionalizzazione-intesa-impossibile-per-granato-m5s-i-partigiani-aderiscono-allo-sciopero

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Autonomia differenziata, Lombardia e Veneto puntano al modello trentino

Come potrebbero stare i docenti con l’autonomia differenziata? Lombardia e Veneto guardano esplicitamente alla vicina provincia autonoma di Trento.

di Anna Maria Bellesia,  il Sussidiario, 13.2.2019

 

Si assiste in questo periodo a continui attacchi contro la “regionalizzazione” della scuola. Ma cos’è la regionalizzazione della scuola? E quali conseguenze potrebbe comportare?

Per farsi un’idea, bisogna partire dal quadro generale. L’istruzione è una delle materie che le Regioni a statuto ordinario possono chiedere come “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, seguendo uno specifico procedimento, allo scopo di rendere il servizio più efficiente e corrispondente ai bisogni del territorio, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza (art.118). 

Questa norma è inserita nel Titolo V della Costituzione, come riformato nel 2001 e approvato con successivo referendum, che ha visto il 64% di favorevoli. Ma già l’articolo 5, scritto dai padri costituenti, indica l’autonomia locale e il decentramento amministrativo come principio fondamentale e costitutivo della Repubblica una e indivisibile. Va detto, inoltre, che l’unitarietà del sistema istruzione non è a rischio, perché è competenza esclusiva dello Stato dettare le “norme generali” nel rispetto dell’autonomia scolastica (Costituzione, art. 117).

Procedura disciplinata dalla Costituzione – L’iter di approvazione consiste in vari passaggi come previsto dal testo costituzionale: la richiesta della Regione, il negoziato col Governo, l’intesa, il disegno di legge che recepisce l’intesa, e infine l’approvazione della legge a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. 

Le prime due Regioni che hanno intrapreso la strada dell’autonomia differenziata, prevista dall’articolo 116 della Costituzione, sono state Veneto e Lombardia, supportate da un referendum popolare che ha visto rispettivamente il 98% e il 95% a favore del sì. A queste due Regioni si è poi aggiunta l’Emilia-Romagna. Le trattative col governo, allora rappresentato da Gentiloni, erano arrivate a buon punto, tanto da sottoscrivere gli accordi preliminari.

Sono 15 le Regioni interessate all’autonomia differenziata – Successivamente, l’idea dell’autonomia differenziata ha cominciato ad interessare anche altre Regioni, seppure con intensità e modalità diverse. Come leggiamo nel dossier pubblicato dal Senato, 7 Regioni hanno già formalmente avviato la procedura per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, altre 3 Regioni hanno assunto le iniziative preliminari. Di fatto sono coinvolte 13 Regioni a statuto ordinario su 15.  

Il regionalismo differenziato oggi è considerato un’opportunità, soprattutto per le sue potenzialità in termini di efficienza nella fornitura di servizi e di volano allo sviluppo del territorio. D’altra parte, il centralismo statale non ha mai funzionato in tutto l’arco temporale della storia d’Italia. Pertanto è utile e legittimo cercare soluzioni che vadano nella direzione dell’efficienza e dello sviluppo, nelle forme e nei modi previsti dagli articoli 116 e 119 della Costituzione.

Il nodo delle risorse – Sta di fatto però che gli accordi preliminari sottoscritti con le Regioni Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, che prevedono comunque una “verifica” dopo 10 anni, si sono al momento arenati sul punto fondamentale del trasferimento delle risorse. Se una determinata funzione, prima esercitata dallo Stato, passa alla Regione, quei finanziamenti devono essere attribuiti alla Regione, senza che ci siano maggiori spese.

Ma le Regioni del Sud, già in difficoltà, temono di veder calare le risorse trasferite dallo Stato. A frenare, in questo momento, è soprattutto il Movimento 5 Stelle, che si trova diviso al proprio interno, perché da un lato ha il principale bacino di voti nelle Regioni del Sud, dall’altro ha cercato in tutti i modi di accreditarsi anche presso le categorie produttive del Nord.

Come procedere è una questione fondamentale per il governo. Non si può dire di no alle richieste di Regioni che esprimono le esigenze di milioni di cittadini, ma bisogna negoziare e trovare una soluzione, seguendo il dettato costituzionale. L’articolo 119, nella previsione che l’autonomia differenziata possa comportare degli squilibri tra le Regioni, stabilisce anche le misure da adottare per compensare e mitigare le diseguaglianze.

Come potrebbero stare i docenti con l’autonomia differenziata? – Lombardia e Veneto guardano esplicitamente alla vicina provincia autonoma di Trento. Ogni anno il Trentino eccelle nei test Invalsi in italiano, matematica e inglese al livello delle migliori esperienze europee. Da anni il Trentino è avviato verso il trilinguismo e ha costruito un canale forte e complementare nell’istruzione e formazione professionale. I risultati eccellenti sono frutto dell’attenzione nei confronti della scuola, gestita a livello regionale, i cui operatori sono gratificati nell’impegno richiesto per conseguire questi obiettivi e risultati. 

Facciamo un esempio: nel 2018 i docenti italiani si sono dovuti accontentare degli 85 euro di aumento di stipendio. Gli 8mila docenti trentini (assunti con concorso regionale) hanno ricevuto ovviamente lo stesso aumento derivato dal rinnovo del contratto nazionale. In più, il contratto regionale ha riconosciuto altri 4,8 milioni di euro come flessibilità (= 1.000 euro all’anno per ogni docente, compresi i supplenti annuali), e una cifra di 7,2 milioni di euro a titolo di “una tantum” per l’impegno in obiettivi particolari, quali il trilinguismo, l’alternanza scuola-lavoro, l’inclusione.

La via della negoziazione – È evidente, in conclusione, che sull’autonomia differenziata non si possono piazzare dei “no” pregiudiziali. Le richieste presentate delle Regioni sono infatti del tutto legittime, perché previste dalla Costituzione, e motivate dall’aspirazione a migliorare determinati servizi, guardando agli esempi già in essere che funzionano. 

L’unica strada percorribile è la negoziazione, che tenga conto delle legittime aspirazioni di maggiore autonomia da un lato, e delle esigenze di coesione e solidarietà sociale dall’altro.

§ https://www.gildavenezia.it/autonomia-differenziata-lombardia-e-veneto-puntano-al-modello-trentino/

§ https://www.ilsussidiario.net/news/educazione/2019/2/13/scuola-autonomia-differenziata-lombardia-e-veneto-puntano-al-modello-trentino/1847207/

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da Moratti a Bussetti i ministri della Scuola sono stati quasi tutti del Nord ed ora il Nord vuole la “regionalizzazione” …. 

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i privilegi del Trentino riguardano solo 500.000 abitanti, pari allo 0,9% della popolazione italiana; i privilegi del Lombardo-Veneto riguarderebbero 15.000.000 abitanti pari a 1/4 della popolazione italiana ….

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I privilegi della regione Trentino-AltoAdige
http://www.digidata.it/trentino-altoadige.html

Regioni a statuto speciale, che fortuna nascere a Trento e Bolzano
Gli altoatesini e i trentini godono di una serie di privilegi che i vicini veneti (e gli altri italiani) si sognano. In barba all’uguaglianza
https://www.panorama.it/…/regioni-statuto-speciale…/

Trentino Abitanti 540 084 (31-8-2018)

Lombardia Abitanti 10 049 103](30-9-2018)

Veneto Abitanti 4 905 200 (30-9-2018)

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Regione Lombardia

22 ottobre 2017 – Referendum per l’Autonomia

Risultati Referendum: (Voting Machine scrutinate: 100%)

Percentuale dei votanti: 38,34%   – voti 2.875.573 
SI’ : 95,29%
NO : 3,95%
Schede Bianche: 0,77%

votanti: 3.017.707

§ http://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/istituzione/autonomia-della-lombardia/referendum-autonomia/referendum-affluenza-risultati

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Referendum autonomia Veneto 22 ottobre 2017, i risultati

I risultati 

Il sì ha prevalso con il 98,1%. E’ il dato definitivo diffuso sul sito del Consiglio Regionale. I no sono stati l’1,9%, ovvero 43.938. Ad andare ai seggi sono stati 2.328.949 elettori, pari al 57,2%. I voti validi sono stati 2.317.923 (sì 2.273.882), le schede bianche 5.165 pari allo 0,2%, le schede nulle 5.865 pari allo 0,3% e quelle contestate 9.

In provincia di Belluno sono andati a votare 107.710 elettori, pari al 51,4%. Il sì ha prevalso con il 97.4%. In provincia di Padova alle urne in 450.369, pari al 59,7%, e il sì ha raggiunto il 98%. Identica percentuale anche in provincia di Rovigo, dove a recarsi ai seggi sono stati 101.027, pari al 49,9%. Ancor più alta la percentuale dei sì nel Trevigiano, pari al 98,1%. A votare in 443.751, pari al 58,1%. Toccato il 98% dei consensi anche in provincia di Venezia, dove hanno votato in 375.296, pari al 53,7%. Nel Veronese la percentuale dei sì tocca il 98,3% con 399.863 voti (55,5%). Percentuale analoga di sì in provincia di Vicenza con il record regionale dei votanti, 450.933, pari al 62,7%.

§ http://www.veneziatoday.it/politica/risultati-referendum-autonomia-veneto-2017.html

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